Sentenze del Giorno

Le più rilevanti sentenze emesse dalla Sezione Lavoro della Corte di Cassazione

Raccolta di Giurisprudenza di Diritto del Lavoro e Sindacale
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SENTENZA DEL GIORNO

Cass. n. 19846/2020 – Procedimento disciplinare – Rapporto tra difese scritte e audizione disciplinare

La specifica garanzia dell'audizione orale, una volta che l'espressa richiesta sia stata formulata dal lavoratore, costituisce indefettibile presupposto procedurale che legittima l'adozione della sanzione disciplinare; ciò anche nell'ipotesi in cui il lavoratore, contestualmente alla richiesta di audizione a difesa, abbia comunicato al datore di lavoro giustificazioni scritte; le quali, per il solo fatto che si accompagnino alla richiesta di audizione, sono ritenute dal lavoratore stesso non esaustive e destinate ad integrarsi con le giustificazioni che il lavoratore stesso eventualmente aggiunga o precisi in sede di audizione. In assenza di elementi di segno contrario desumibili dal dato testuale dell'art. 7, legge n. 300 del 1970 cit. ed in particolare dai commi 2 e 5, la soluzione della res controversa deve essere coerente con la specifica finalità di tutela alla quale è preordinata la garanzia procedimentale; in ragione di tale finalità, al lavoratore deve essere riconosciuta la possibilità di piena esplicazione del diritto di difesa e, quindi, anche la possibilità, dopo avere presentato giustificazioni scritte senza formulare alcuna richiesta di audizione orale, di maturare "un ripensamento" circa la maggiore adeguatezza difensiva della rappresentazione (anche) orale degli elementi di discolpa. Al datore di lavoro è precluso ogni sindacato, anche sotto il profilo della conformità e correttezza a buona fede, della condotta del dipendente con riferimento alla necessità o opportunità della richiesta integrazione difensiva essendo la relativa valutazione rimessa in via esclusiva al lavoratore.

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LE ULTIME SENTENZE DEL GIORNO

Cass. n. 19618/2020 – Rimozione del crocefisso dall’aula – Responsabilità disciplinare del docente – La parola alle Sezioni Unite

L'esibizione di un simbolo religioso può integrare una discriminazione indiretta qualora determini «un particolare svantaggio per le persone che aderiscono ad una determinata religione o ideologia» rispetto ai lavoratori che a detta religione o ideologia non aderiscono. In tal caso, affinché possa dirsi giustificata una restrizione della libertà religiosa, è necessario che ricorra una finalità legittima e che i mezzi impiegati per il perseguimento di detta finalità siano appropriati e necessari. Dalla astratta configurabilità di una discriminazione indiretta, sulla cui ricorrenza la Corte territoriale non si è interrogata, discende l'ulteriore questione della valutazione sulla sussistenza o meno di una finalità legittima che giustifichi la compressione del diritto di libertà religiosa del docente, questione che nella fattispecie si ricollega a quella indicata in premessa, perché porta ad interrogarsi sulla possibilità di comprimere il diritto dell'insegnante valorizzando la volontà manifestata dall'assemblea di classe e, quindi, dando prevalenza al rispetto della coscienza degli alunni, espressamente tutelata dall'art. 2 del d.lgs. n. 297/1994. D'altro canto, e l'interrogativo rileva anche ai fini dell'indagine che il diritto antidiscriminatorio richiede sull'appropriatezza del mezzo utilizzato rispetto alla finalità perseguita, ci si può chiedere se, a fronte della volontà manifestata dalla maggioranza degli alunni e dell'opposta esigenza resa esplicita dal docente, l'esposizione del simbolo fosse comunque necessaria o se non si potesse realizzare una mediazione fra le libertà in conflitto, consentendo, in nome del pluralismo, proprio quella condotta di rimozione momentanea del simbolo della cui legittimità qui si discute, posta in essere dal ricorrente sull'assunto che la stessa costituisse un legittimo esercizio del potere di autotutela.

22 Settembre 2020|

Cass. n. 19680/2020 – Sulla notifica diretta della cartella esattoriale – Formalità e perfezionamento

La cartella esattoriale può essere notificata, ai sensi dell'art. 26 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, anche direttamente da parte del Concessionario mediante raccomandata con avviso di ricevimento. Qualora nell'avviso di ricevimento manchino le generalità della persona cui l'atto è stato consegnato, adempimento non previsto da alcuna norma, e la relativa sottoscrizione sia addotta come inintelligibile, l'atto è pur tuttavia valido, poiché la relazione tra la persona cui esso è destinato e quella cui è stato consegnato costituisce oggetto di un preliminare accertamento di competenza dell'ufficiale postale, assistito dall'efficacia probatoria di cui all'art. 2700 cod. civ. ed eventualmente solo in tal modo impugnabile, stante la natura di atto pubblico dell'avviso di ricevimento della raccomandata La consegna del piego raccomandato a mani di familiare dichiaratosi convivente con il destinatario determina, quindi, la presunzione che l'atto sia giunto a conoscenza dello stesso, mentre il problema dell'identificazione del luogo ove è stata eseguita la notificazione rimane assorbito dalla dichiarazione di convivenza resa dal consegnatario dell'atto, con conseguente onere della prova contraria a carico del destinatario.

22 Settembre 2020|

Cass. n. 19617/2020 – Dirigenza pubblica e titolo di studio presupposto per l’accesso

L'esame delle disposizioni di fonte legale primaria e secondaria, da leggersi in conformità all'art.1 della Direttiva la direttiva 89/48/CEE del Consiglio del 21 dicembre 1988, conduce ad affermare che l'unico titolo universitario conosciuto dall'ordinamento prima della riforma attuata con la I. n. 127 del 1997 e con le successive disposizioni attuative di fonte secondaria (il D.M. n. 599 del 1999 e, successivamente il D.M. n. 270 del 2004), costituito dal diploma di laurea (D.L.), è stato sostituito dalla laurea (L. di cui ai D.M. innanzi citati) che si consegue al termine del corso di studi di durata triennale. Tanto comporta che il legislatore con le disposizioni di legge che disciplinano l'accesso alla dirigenza, i criteri di selezione dei dirigenti, i meccanismi degli incarichi dirigenziali, ma più in generale i criteri ed i meccanismi di reclutamento, di selezione, dì progressione e riqualificazione professionale dei dipendenti pubblici, laddove non ha inteso richiedere in modo espresso un titolo di studi ulteriore e specializzante, ma ha fatto riferimento alla laurea o al diploma di laurea ha inteso richiedere il possesso dell'unica "laurea" oggi riconosciuta in quanto tale che è quella cd. triennale, ossia quella conseguita all'esito di un corso di studi universitari di durata triennale.

21 Settembre 2020|

Cass. n. 19610/2020 – Diritto allo studio – Modalità di fruizione e contenuto del CCNL

Il diritto allo studio deve essere inteso nel senso che quel diritto spetta a tutti i lavoratori che intendono dedicarsi allo studio per conseguire la possibilità di affrontare, senza remore di carattere economico, gli esami, per ottenere titoli riconosciuti dall'ordinamento giuridico statale, senza che la categoria dei soggetti legittimati possa essere limitata ai soli studenti iscritti e frequentanti corsi regolari di studio in scuole statali, pareggiate o comunque abilitate al rilascio di titoli di studio legali La norma contrattuale, che prevede la possibilità per il lavoratore di usufruire di permessi studio (salvo diversa espressa previsione) va interpretata nel senso che i permessi straordinari retribuiti possono essere concessi soltanto per frequentare i corsi indicati dalla clausola in orari coincidenti con quelli di servizio, non per le necessità connesse all'esigenza di preparazione degli esami, ovvero per altre attività complementari come, ad esempio, i colloqui con i docenti o il disbrigo di pratiche di segreteria.

21 Settembre 2020|

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La Rassegna si pone l’obiettivo di essere un riferimento per reperire, con cadenza giornaliera, le pronunce pubblicate dalla Suprema Corte, in materia di Diritto del Lavoro e Diritto Sindacale.

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