Cass. n. 15554/2019

L’esame della disciplina collettiva dettata dall’Accordo Nazionale Agenti in tema di scioglimento del contratto e relative conseguenze attinenti alle indennità spettanti all’agente, induce ad escludere ogni rilevanza, al di fuori della ipotesi del recesso, alla esistenza di una “giusta causa” tale da giustificare, ove tempestivamente conosciuta, il recesso dal contratto dell’impresa. In particolare è da escludere che il riferimento alla “giusta causa” possa utilizzato quale criterio di determinazione delle indennità in concreto spettanti all’Agente come ritenuto, invece, dalla Corte di merito.

Tale assunto, infatti, oltre ad essere del tutto privo di base testuale, non appare conforme alla volontà delle parti collettive le quali, nel dettare un regolamento analitico delle ipotesi di scioglimento del contratto, differenziando in relazione alle stesse il complesso delle indennità spettanti all’agente, hanno dimostrato di non voler conferire alla esistenza di una giusta causa alcun rilievo ulteriore rispetto alla configurazione della stessa quale fatto legittimante il recesso dal contratto di assicurazione, con le conseguenze specificamente delineate dall’art. 18 dell’Accordo citato.


Cass. n. 10732/2019

L’istituto del recesso per giusta causa, previsto dall’art. 2119 co. 1 cc in relazione al contratto di lavoro subordinato, è applicabile anche al contratto di agenzia, dovendosi tuttavia tenere conto, per la valutazione della gravità della condotta, che in quest’ultimo ambito il rapporto di fiducia – in corrispondenza della maggiore autonomia di gestione dell’attività per luoghi, tempi, modalità e mezzi, in funzione del conseguimento delle finalità aziendali – assume maggiore intensità rispetto al rapporto di lavoro subordinato, con la conseguenza che, ai fini della legittimità del recesso, è sufficiente un fatto di minore consistenza, secondo una valutazione rimessa al giudice di merito insindacabile in sede di legittimità se adeguatamente e correttamente motivata (cfr. Cass. 26.5.2014 n. 11728; Cass. 4.6.2008 n. 14771).

Orbene, l’oggetto dell’incarico affidato all’agente con il contratto di agenzia (che a norma dell’art. 1742 cc è il contratto con cui una parte (agente) assume stabilmente, verso retribuzione, l’incarico di promuovere per conto dell’altra (preponente) la conclusione di contratti in una zona determinata) è l’attività di “promozione diretta” di contratti nell’interesse del preponente: attività che implica una serie di incombenze di contenuto vario e non predeterminato, che si sostanziano in vari diritti ed obblighi a carico di entrambe le parti.

In particolare la legge, con gli artt. 1748 e 1749 cod. civ., oltre a disciplinare con la norma di cui all’art. 1746 cod. civ. gli obblighi dell’agente, regola in modo particolare i diritti di questi e i corrispondenti obblighi cui è tenuto il preponente.

Con particolare riguardo a tale soggetto, la disposizione esige prima di tutto un comportamento improntato a lealtà e buona fede, che giuridicamente può qualificarsi come “obblighi di protezione”, cioè come concretizzazione della regola di correttezza quale clausola generale dei rapporti obbligatori intesi secondo la concezione moderna; prevede, poi, una serie di attività specifiche che possono individuarsi, invece, nella categoria degli “obblighi di prestazione”, che attengono più specificamente all’azione di adempimento, mentre i primi, naturalmente, possono essere solo violati.

Si è già detto, che la giurisprudenza costante e consolidata di legittimità ha affermato (Cass. n. 12 del 1977; Cass. n. 3942 del 1979; Cass. n. 6857 del 1982) che il recesso per giusta causa ex art. 2119 cc si applica anche ai contratti di agenzia; quanto alla nozione di giusta causa, la Cassazione (in termini Cass. n. 5072 del 1977) ha precisato che costituisce giusta causa di recesso del contratto di agenzia qualunque fatto che sia tal e da incidere sul rapporto di fiducia proprio del contratto di agenzia e tale da arrecare comunque danno, diretto o indiretto, agli interessi delle parti.

La previsione dell’obbligo di comportarsi secondo lealtà e buona fede (espressamente contemplato nella direttiva CEE 653/86), che costituisce la prima statuizione dell’art. 1749 cc, ha assunto un significato più profondo in relazione alla legislazione di fonte comunitaria -rispetto al generale obbligo di cui agli artt. 1175 e 1337 cod. civ.- perché consente al giudice di avere a disposizione un duttile strumento di valutazione del comportamento dei contraenti nella specifica tipologia contrattuale.

L’obbligo ex lege, quindi, non solo integra la prestazione principale ma si articola, oltre che in obblighi strumentali accessori e funzionali alla soddisfazione dell’interesse del creditore, anche in obblighi autonomi e reciproci rivolti a proteggere la sfera giuridica della controparte.

Nella valutazione della giusta causa di recesso sopra richiamata, pertanto, l’accertamento del giudice non può essere limitato alla verifica delle violazioni delle norme contrattuali regolanti il solo rapporto agenziale ma, in virtù dell’obbligo sancito dall’art. 1749 cc, deve considerare ogni invasione comunque lesiva, che viola i principi di lealtà e di buona fede, degli interessi delle parti.

In questa ottica, pertanto, assumono rilievo non solo i comportamenti che si riflettono in modo diretto ed immediato sul sinallagma del contratto di agenzia, ma anche quelli i cui effetti si concretizzano in maniera mediata ed indiretta sui rapporti tra le parti, purché idonei ad incidere sul rapporto fiduciario, particolarmente pregnante per tale forma di contratto, recando pregiudizio alle situazioni giuridiche soggettive dei contraenti.


Cass. n. 27219/2018

Le dimissioni per giusta causa, rassegnate dall’agente presuppongono un inadempimento colpevole e di non scarsa importanza del preponente che leda in misura considerevole l’interesse dell’agente medesimo (Cass. 10.10.2005 n. 19678, Cass.14.2.2011 n. 3595, Cass. 17.2.2011 n. 3869 e, da ultimo, Cass. 19.1.2018 n. 1376, con riferimento alla valutazione della diversa capacità di resistenza che le parti del rapporto di agenzia possono avere nell’economia complessiva dello stesso).


Cass. n. 23331/2018

L’istituto del recesso per giusta causa, previsto dall’art. 2119, primo comma, cod. civ. in relazione al contratto di lavoro subordinato, è applicabile anche al contratto di agenzia, dovendosi tuttavia tener conto, per la valutazione della gravità della condotta, che in quest’ultimo ambito il rapporto di fiducia – in corrispondenza della maggiore autonomia di gestione dell’attività per luoghi, tempi, modalità e mezzi, in funzione del conseguimento delle finalità aziendali – assume maggiore intensità rispetto al rapporto di lavoro subordinato. Ne consegue che, ai fini della legittimità del recesso, è sufficiente un fatto di minore consistenza, secondo una valutazione rimessa al giudice di merito insindacabile in sede di legittimità, se adeguatamente e correttamente motivata (conf. Cass. n. 14771 del 2008; Cass. lav. n. 11728 del 26/05/2014).


Cass. n. 20821/2018

Qualora nella vigenza del periodo di preavviso, successivo al recesso dal rapporto di lavoro da parte dell’agente, il preponente contesti il non corretto adempimento dell’attività, non è possibile procedere alla trattenuta dell’indennità dovuta in costanza di preavviso.

Nel caso di specie, essendo in atto il rapporto d’agenzia, ancorché per l’arco temporale di durata del preavviso dato dall’agente, la società, parte non recedente, avrebbe potuto porre fine al rapporto soltanto recedendo a sua volta per giusta causa, ove esistente un grave inadempimento dell’agente che non consentisse la prosecuzione del rapporto, neanche temporaneamente, durante il periodo di preavviso.

La società, non avendo ritenuto di comunicare  il recesso per giusta causa, nonostante la deduzione del calo di fatturato verificatosi per la sostenuta mancata attività di visita ai clienti da parte dell’agente, non poteva formulare una domanda diretta all’ottenimento dell’indennità sostitutiva del preavviso, istituto finalizzato ad uno scopo diverso.

A fronte dell’inadempimento di una delle parti, ritenuto grave e tale da rompere il rapporto fiduciario, la parte adempiente non può che comunicare il recesso immediato per porre fine al rapporto, così legittimandosi, in caso di accertamento della giusta causa del recesso intimato, il diritto all’indennità sostitutiva del preavviso, oltre che ad eventuale altro risarcimento danni.

Nel caso in esame la preponente, non essendo receduta con formale comunicazione scritta, ha di fatto accettato la prestazione così come resa, anche se non rispettosa degli obblighi contrattuali.


Cass. n. 14525/2018

Il principio qui jure suo utitur neminem laedit, pur non avendo valenza assoluta, è confacente al caso di specie, poiché l’esercizio di un diritto, quale la facoltà contrattuale del preponente di recedere ad nutum da rapporti di gestione portafoglio con investitori, non sempre è ars boni et equi, ma può provocare talvolta una lesione o compressione legittima degli interessi altrui, come una cattiva luce all’immagine professionale dell’agente, purché non si contravvenga allo scopo per il quale il diritto medesimo è stato riconosciuto.

A differenza del rapporto di lavoro subordinato, la relazione fiduciaria con l’agente non è assistita da un obbligo datoriale di protezione della professionalità del lavoratore dipendente la cui tutela sia prevalente rispetto all’esigenze organizzative dello stesso datore di lavoro (sul punto, fra le altre, Cass. 29 settembre 2015, n. 19300; Cass. 12 marzo 2004, n. 5161), talché essa non condiziona, al pari della libertà di contrarre del preponente, le scelte in ordine alla conservazione o meno dei contratti a lui procurati e non ingenera nell’agente motivate certezze di continuare a conseguire risultati economici per l’attività da egli compiuta.


Cass. n. 13250/2018

In caso di recesso del preponente nel contratto di agenzia, senza preavviso, la relativa indennità sostitutiva deve essere calcolata con riferimento a tutti gli affari conclusi dall’agente nel corso dell’anno precedente la risoluzione del rapporto e che abbiano avuto regolare esecuzione, anche se il credito per le provvigioni non sia stato soddisfatto nell’anno stesso (Conf. Cass. n. 590/1984; Cass.  n. 1165/1976).


Cass. n. 1754/2018

Ai fini della legittimità del recesso nel rapporto di agenzia, il preponente non deve fare riferimento, fin dal momento della comunicazione del medesimo, a fatti specifici, essendo, al contrario sufficiente che di essi l’agente sia a conoscenza alituide o che essi siano, in caso di controversia, dedotti e correlativamente accertati dal giudice (cfr., tra le molte, Cass. n. 3084/2000).


Cass. n. 1376/2018

La regola dettata dall’art. 2119 cod. civ. in relazione al rapporto di lavoro deve essere applicata, nell’ambito del rapporto di agenzia, tenendo conto della diversa natura dei rapporti e della diversa capacità di resistenza che le parti possono avere nell’economia complessiva dello specifico rapporto.

L’apprezzamento circa la sussistenza nel caso concreto di una giusta causa – cioè di un evento che non consenta la prosecuzione “anche provvisoria” del rapporto – deve essere compiuto dal giudice di merito tenendo conto delle complessive dimensioni economiche del rapporto e dell’incidenza del medesimo inadempimento sull’equilibrio contrattuale costituito dalle parti.

Se nel rapporto di lavoro l’inadempimento dell’obbligazione retributiva da parte del datore di lavoro può assumere di per sé, ove non del tutto accidentale o di breve durata, una gravità sufficiente a giustificare le dimissioni per giusta causa del lavoratore, nel rapporto di agenzia a giustificare un recesso senza preavviso dell’agente, è richiesto un inadempimento colpevole e di non scarsa importanza che leda in misura considerevole l’interesse dell’agente medesimo (cfr. Cass. 01/02/1999 n. 845, in generale sulla nozione di giusta causa nel rapporto di agenzia v. Cass. 14/02/2011 n. 3595 e 17/02/2011 n. 3869 e più recentemente Cass. 29/09/2015 n. 19300 in motivazione ed ivi richiami di giurisprudenza).

Nel rapporto di agenzia l’esonero dalla prestazione di attività durante il periodo di preavviso è incompatibile con una reazione ingiustificatamente ritardata all’inadempimento o agli inadempimenti del preponente.

La tempestività della reazione alla condotta che si assume essere irrimediabilmente lesiva del vincolo fiduciario, tanto da non consentire una prosecuzione neppure provvisoria e limitata al periodo di preavviso del rapporto, seppure da intendersi in termini relativi e con una ragionevole tolleranza, è tuttavia connaturata alla nozione di giusta causa di recesso di tal che una prolungata tolleranza di una situazione di fatto ne esclude la ricorrenza.


Cass. n. 3854/2017

La giusta causa del recesso deve avere una valenza oggettiva e non può essere apprezzata in ragione della percezione soggettiva e della sensibilità del recedente.

Tale valenza oggettiva non sussiste nell’ipotesi in cui il fatto rilevante consiste nella mera proposta dell’agente di ridurre l’importo delle provvigioni di subagenzia, proposta che per diventare giuridicamente efficace richiedeva l’accettazione del subagente.


Cass. n. 7567/2014

Qualora l’atteggiamento della società preponente abbia determinato la drastica riduzione degli affari dell’agente e della sua zona di competenza, si configura un’ipotesi di giusta causa di recesso da parte dell’agente.