Cass. n. 15922/2020

Il contratto d’appalto non è soggetto a rigore di forme, né ad substantiam, né ad probationem (Cass. Il civ. n. 4911 del 16/7/1983).

V. ancora, parimenti, Cass. Il civ. n. 3841 del 4/8/1978, secondo cui nei contratti non soggetti all’obbligo della forma scritta -nella specie ivi esaminata contratto di appalto- un documento privo di sottoscrizione, quale una minuta, può essere utilizzato dal giudice del merito come fonte di elementi presuntivi, da valutarsi in relazione ad ogni altra circostanza, al fine di dedurne l’esistenza di un accordo verbale corrispondente al contenuto del documento stesso.

Ed anche secondo Cass. II civ. n. 1125 del 21/02/1979, il contratto di appalto, che non richiede per la stipulazione la forma scritta né ad substantiam, né ad probationem, può essere concluso con la sottoscrizione del solo elenco dei lavori da eseguirsi, con i relativi prezzi, non essendo necessario che sia sottoscritto anche il successivo documento che fissa il prezzo globale forfettario).

D’altro canto, indipendentemente dal nomen juris utilizzato nel caso di specie, va per completezza ricordato -cfr. Cass. II civ. n. 12519 del 21/05/2010- che il contratto d’appalto ed il contratto d’opera si differenziano per il fatto che nel primo l’esecuzione dell’opera commissionata avviene mediante una organizzazione di media o grande impresa cui l’obbligato è preposto, mentre nel secondo con il prevalente lavoro di quest’ultimo, pur se coadiuvato da componenti della sua famiglia o da qualche collaboratore, secondo il modulo organizzativo della piccola impresa – conforme Cass. n. 7307 del 29/05/2001.