a) Nel settore privato

Cass. n. 1/2020

E’ stato precisato (cfr. Cass. n. 5209/10 cit; Cass. n. 13240/09), che non devono confondersi i requisiti di cui alla L. n. 300 del 1970, art. 19, per la costituzione di rappresentanze sindacali, titolari dei diritti di cui al titolo 3, con la legittimazione prevista ai fini dell’art. 28 della stessa legge. Mentre l’art. 19 richiede la sottoscrizione di contratti collettivi nazionali (o anche provinciali o aziendali, purché applicati in azienda), oppure, a seguito dell’intervento additivo della Corte Costituzionale con sentenza n. 231/13, la partecipazione del sindacato alla negoziazione relativa agli stessi contratti, quali rappresentanti del lavoratori, l’art. 28 richiede, invece, solo che l’associazione sia nazionale.

Anche il requisito della nazionalità è stato oggetto di numerose pronunce di questa Corte che, pur statuendo che esso non può desumersi da dati meramente formali e da una dimensione statica, puramente organizzativa e strutturale, dell’associazione, essendo necessaria anche un’azione diffusa a livello nazionale, nondimeno hanno puntualizzato che non necessariamente essa deve coincidere con la stipula di contratti collettivi di livello nazionale

Ciò che rileva è la diffusione del sindacato sul territorio nazionale, a tal fine essendo necessario e sufficiente lo svolgimento di un’effettiva azione sindacale non su tutto, ma su gran parte del territorio nazionale, senza che in proposito sia indispensabile che l’associazione faccia parte di una confederazione, né che sia maggiormente rappresentativa (così Cass. S.U. 21.12.2005 n. 28269).

Le S.U. di questa Corte hanno ribadito che, in presenza di tale requisito, devono intendersi legittimate anche le associazioni sindacali intercategoriali per le quali, peraltro, i limiti minimi di presenza sul territorio nazionale devono ritenersi più elevati di quelli di una associazione di categoria.


Cass. n. 13862/2019

Ai fini della proposizione dell’azione di cui all’art. 28, L. n. 300/1970, sussiste la legittimazione attiva di organismi locali di sindacati non maggiormente rappresentativi sul piano nazionale, nè intercategoriali o aderenti a confederazioni, essendo invece determinante il requisito della diffusione del sindacato (anche monocategoriale) sul territorio nazionale, dovendosi però intendere tale diffusione nel senso che basta lo svolgimento di effettiva azione sindacale (non su tutto ma) su gran parte del detto territorio ((v., fra le altre, Cass. n. 15262 del 2002; Cass. SS.UU. n. 28269 del 2005; Cass. n. 16383 del 2006; Cass. n. 13240 del 2009; Cass. 5321 del 2017; Cass. n. 2375 del 2015; Cass. n. 6322 del 2018).

In particolare, questa Corte (Cass. n. 6322 del 2018; Cass. 5209 del 2010; Cass. n. 13240 del 2009) ha anche precisato che non devono confondersi i requisiti di cui all’art. 19 della legge n. 300 del 1970, n. 300, per la costituzione di rappresentanze sindacali, titolari dei diritti di cui al titolo III, con la legittimazione prevista ai fini dell’art. 28 stessa legge: in quanto l’art. 19 richiede la sottoscrizione di contratti collettivi nazionali (o anche provinciali o aziendali, purchè applicati in azienda), oppure, a seguito dell’intervento additivo della Corte Costituzionale con sentenza n. 231/13, la partecipazione del sindacato alla negoziazione relativa agli stessi contratti, quali rappresentanti dei lavoratori, mentre l’art. 28 richiede, invece, solo che l’associazione sia nazionale.


Cass. n. 13857/2019

“In tema di repressione della condotta antisindacale, la legittimazione a promuovere l’azione prevista dall’art. 28 St. lav. deve riconoscersi agli organismi locali delle “associazioni sindacali nazionali”, per la cui identificazione è necessario e sufficiente lo svolgimento di un’effettiva azione sindacale non su tutto, ma su gran parte del territorio nazionale, senza che sia indispensabile che l’associazione faccia parte di una confederazione, né che sia maggiormente rappresentativa” (v., tra le altre, Cass. 2.3.2017 n. 5321; Cass. 9.2.2015, n. 2375, negli stessi termini Cass. 4.3.2010 n. 5209).

In particolare, è stato evidenziato come, in tema di repressione della condotta antisindacale, ai fini del riconoscimento del carattere “nazionale” dell’associazione sindacale legittimata all’azione ex art. 28 Stat. lav., non assume decisivo rilievo il mero dato formale dello statuto dell’associazione (che affermi il carattere nazionale del sindacato), quanto piuttosto la capacità di contrarre con la parte datoriale accordi o contratti collettivi, anche gestionali, che trovino applicazione in tutto il territorio nazionale in riferimento al settore produttivo al quale appartiene l’azienda nei confronti della quale il sindacato intenda promuovere il procedimento, e attestino un generale e diffuso collegamento del sindacato con il contesto socio- economico dell’intero paese, di cui la concreta ed effettiva organizzazione territoriale si configura quale elemento di riscontro del suo carattere nazionale piuttosto che come elemento condizionante (cfr., in tali termini Cass. 5209/2010 cit.).


Cass. n. 9027/2019

Ai fini della legittimazione a promuovere l’azione prevista dall’art. 28 Stat. lav., per “associazioni sindacali nazionali” devono intendersi quelle che abbiano una struttura organizzativa articolata a livello nazionale e che svolgano attività sindacale su tutto o su ampia parte del territorio nazionale, mentre non è necessaria la sottoscrizione dei contratti collettivi nazionali, che rimane un indice tipico, ma non l’unico, rilevante ai fini della “nazionalità” (v., in particolare, Cass. n. 6206 del 2012, Cass. n. 5321 del 2017, Cass. n.17915 del 2017).

Questa Corte ha inoltre affermato che tale requisito non può desumersi da dati meramente formali o da una dimensione statica, puramente organizzativa e strutturale, dell’associazione, come sembra ritenere la ricorrente, essendo piuttosto necessaria un’azione diffusa a livello nazionale (cfr., Cass. n.19272 del 2017, Cass. n. 16637 del 2014; Cass. n. 29257 del 2008; cfr., in fattispecie riguardanti la legittimazione ex art. 28 dello SLAI COBAS, Cass. n. 21931 del 2014, Cass. n. 6206 del 2012 e Cass. n. 2314 del 1012; cfr., ancora, Cass. n. 16787 del 2011; Cass. n. 16383 del 2006).

Ciò che rileva è la diffusione ed una effettiva azione del sindacato su tutto o gran parte del territorio nazionale, non essendo indispensabile che l’associazione faccia parte di una confederazione, né che sia maggiormente rappresentativa (così Cass. S.U. n. 28269/05).


Cass. n. 12551/2018

Ai fini della legittimazione a promuovere l’azione prevista dall’art. 28 st.lav., per “associazioni sindacali nazionali” devono intendersi quelle che abbiano una struttura organizzativa articolata a livello nazionale e che svolgano attività sindacale su tutto o su ampia parte del territorio nazionale, mentre non è necessaria la sottoscrizione dei contratti collettivi nazionali, che rimane un indice tipico, ma non l’unico, rilevante ai fini della “nazionalità”.

Questa Corte ha inoltre affermato che tale requisito non può desumersi da dati meramente formali o da una dimensione statica, puramente organizzativa e strutturale, dell’associazione, essendo piuttosto necessaria un’azione diffusa a livello nazionale (cfr., ex allls, Cass. n. 19272\17, Cass. n. 16637/14; Cass. n. 29257/08; cfr., in fattispecie riguardanti la legittimazione ex art. 28 dello SLAI COBAS, Cass. n. 21931/14, Cass. n. 6206/12 e Cass. n. 2314/12; cfr., ancora, Cass. n. 16787/11; Cass. n. 16383/06).

In breve, ciò che rileva è la diffusione ed una effettiva azione del sindacato su tutto o gran parte del territorio nazionale, non essendo indispensabile che l’associazione faccia parte di una confederazione né che sia maggiormente rappresentativa (così Cass. S.U. n. 28269/05) (conf. Cass. n. 6206/2012 – Cass. n. 5321\17 –  Cass. n.17915\17).


Cass. n. 6322/2018

Va osservato che l’art. 28 Stat. riconosce la legittimazione ad agire per la repressione della condotta antisindacale non già a tutte le associazioni sindacali, ma solo agli “organismi locali delle associazioni sindacali nazionali che vi abbiano interesse”.

La giurisprudenza di questa Corte Suprema ha ripetutamente affermato (ex plurimis Cass. 5321/2017,1307/06) che con tale disposizione il legislatore ha dettato una disciplina differenziata, operando una distinzione tra associazioni sindacali che hanno accesso anche a questo strumento processuale di tutela rafforzata dell’attività sindacale e altre associazioni sindacali che hanno accesso solo alla tutela ordinaria attivabile ex artt. 414 e ss. c.p.c..

La Corte Costituzionale con la sentenza n. 89 del 1995 ha riconosciuto la legittimità di questa scelta, evidenziando che il procedimento di repressione della condotta antisindacale si aggiunge alle tutele già assicurate alle associazioni sindacali e rappresenta un mezzo ulteriore per garantire in modo particolarmente rapido ed efficace i diritti del sindacato.

La stessa Corte Costituzionale ha affermato, inoltre, che l’opzione di un livello rappresentativo nazionale, oltre a corrispondere al ruolo tradizionalmente svolto dal movimento sindacale italiano, si uniforma al principio solidaristico, nel quale va inserito anche l’art. 39 Cost. 14. Gli interessi che la procedura dell’art. 28 cit. intende proteggere, quindi, trascendono sia quelli soggettivi dei singoli lavoratori sia quelli localistici e coincidono con gli interessi di un’associazione sindacale che si proponga di operare e operi realmente a livello nazionale a tutela di una o più categorie di lavoratori (Cass. 5209/10).

Questa Corte (Cass. 5209/10, 13240/09) ha anche precisato che non devono confondersi i requisiti di cui all’art. 19 I. n. 300/70 per la costituzione di rappresentanze sindacali, titolari dei diritti di cui al titolo III, con la legittimazione prevista ai fini dell’art. 28 stessa legge.

Mentre l’art. 19 richiede la sottoscrizione di contratti collettivi nazionali (o anche provinciali o aziendali, purché applicati in azienda), oppure, a seguito dell’intervento additivo della Corte Costituzionale con sentenza n. 231/13, la partecipazione del sindacato alla negoziazione relativa agli stessi contratti, quali rappresentanti dei lavoratori, l’art. 28 richiede, invece, solo che l’associazione sia nazionale.

In breve, ciò che rileva ai sensi dell’art. 28 della L. n. 300 del 1970 è la diffusione del sindacato sul territorio nazionale, a tal fine essendo necessario e sufficiente lo svolgimento di un’effettiva azione sindacale non su tutto, ma su gran parte di esso, senza che in proposito sia indispensabile cha l’associazione faccia parte di una confederazione né che sia maggiormente rappresentativa (Cass. SSUU 28269/05; Cass. 5321/2017, 2375/15).

In presenza di tale requisito devono, quindi, ritenersi legittimate anche le associazioni sindacali intercategoriali per le quali, peraltro, i limiti minimi di presenza sul territorio nazionale devono ritenersi più elevati di quelli di una associazione di categoria.


Cass. n. 1392/2018  

Come già affermato da questa Corte, occorre distinguere il requisito della ‘nazionalità’ (di cui all’art. 28 Stat.lav.) dal requisito dell’effettività dell’azione sindacale su tutto il territorio nazionale (di cui all’art. 19 Stat. Lav.) (Cass. n. 19272\17  Cass. S.U. n. 28269\05,  secondo cui deve intendersi che sia sufficiente lo svolgimento di una effettiva azione sindacale non su tutto ma su gran parte del territorio nazionale, senza esigere che l’associazione faccia parte di una confederazione né che sia maggiormente rappresentativa, né la sottoscrizione dei contratti collettivi nazionali; Cass. n. 2375\15 ; Cass. n. 5321\17; Cass. n. 16787\11).

Ai fini della legittimazione a promuovere l’azione prevista dall’art. 28 dello Statuto dei lavoratori, per “associazioni sindacali nazionali” devono intendersi le associazioni che abbiano una struttura organizzativa articolata a livello nazionale e che svolgano attività sindacale su tutto o su ampia parte del territorio nazionale, mentre non è necessaria la sottoscrizione di contratti collettivi nazionali (v., Cass. n. 12855/2014; Cass. n. 21941/2012; Cass. n. 6206/2012; Cass. n. 16787/2011; Cass. n. 13240/2009; Cass. S.U. n. 28269 del 2005) che rimane, comunque, un indice tipico – ma non unico – rilevante ai fini della individuazione del requisito della “nazionalità”).

Non deve confondersi, anche a seguito della sentenza n. 231 del 2013 della Corte Costituzionale, la legittimazione ai fini dell’art. 28, con i requisiti richiesti dall’art. 19 della medesima legge per la costituzione di rappresentanze sindacali titolari dei diritti di cui al titolo terzo: l’art. 19, a questo specifico fine, richiede la sottoscrizione di contratti collettivi nazionali (o anche provinciali o aziendali, purché applicati in azienda); l’art. 28 non prevede analogo requisito, implicante il consenso della controparte datoriale, ma richiede esclusivamente che l’associazione sia nazionale (Cass. n. 16787/2011; Cass. n. 5209/2010; Cass. n. 13240/2009; Cass. n. 29257/2008). L’accertamento di fatto relativo al requisito di rappresentatività necessario per l’accesso alla tutela prevista dall’art. 28 dello Statuto costituisce indagine demandata al giudice di merito e, pertanto, è incensurabile, in sede di legittimità, ove assistita da sufficiente motivazione (Cass. n. 21941/2012; Cass. n. 3545/2012; Cass. n. 3544/2012; Cass. n. 16787/2011; Cass. n. 15262/2002).


Cass. n. 17915/2017 

Per “associazioni sindacali nazionali” devono intendersi quelle che abbiano una struttura organizzativa articolata a livello nazionale e che svolgano attività sindacale su tutto o su ampia parte del territorio nazionale, mentre non è necessaria la sottoscrizione dei contratti collettivi nazionali, che rimane un indice tipico, ma non l’unico, rilevante ai fini della “nazionalità”; sono, viceversa, diversi i requisiti previsti per la legittimazione a costituire le rappresentanze sindacali titolari dei diritti di cui al titolo terzo della legge citata, posto che l’art. 19, a questo specifico scopo, richiede la sottoscrizione di contratti collettivi nazionali, o anche provinciali o aziendali, purché applicati in azienda.


Cass. n. 19272/2017 

Il requisito (di associazione sindacale di carattere nazionale) non può desumersi da dati meramente formali o da una dimensione statica, puramente organizzativa e strutturale, dell’associazione, essendo piuttosto necessaria un’azione diffusa a livello nazionale  (Cass. n. 16637/14 – Cass. n. 29257/08  – Cass. n. 21931/14 –  Cass. n. 6206/12 –  Cass. n. 2314/12 – Cass. n. 16787/11 – Cass. n. 16383/06).


Cass. n. 5321/2017  

In tema di repressione della condotta antisindacale, la legittimazione a promuovere l’azione prevista dall’art. 28 st.lav. va riconosciuta agli organismi locali delle ‹‹associazioni sindacali nazionali››, per la cui identificazione è necessario e sufficiente lo svolgimento di un’effettiva azione sindacale non su tutto, ma su gran parte del territorio nazionale. Non è, invece, indispensabile che l’associazione faccia parte di una confederazione o sia maggiormente rappresentativa (conf. Cass. n. 5209/2010).


Cass. n. 3837/2016

Resta  escluso che la stipulazione di un contratto collettivo nazionale costituisca, nonostante l’indubbia rilevanza sintomatica della rappresentatività che ne discende, l’unico elemento a tal fine significativo, ovvero che lo svolgimento di effettiva attività sindacale possa essere ravvisato solo nella stipulazione di un contratto collettivo esteso all’intero ambito nazionale, trattandosi di affermazione che si pone in contrasto, nella sua assolutezza, con il suddetto principio, incentrato sull’effettività dello svolgimento dell’attività sindacale e sulla sua diffusione, a carattere contenutistico e non meramente formale, su gran parte del territorio nazionale.


Cass. S.U. n. 28269/2005

Ai fini della legittimazione a proporre l’azione di cui all’art. 28, St. Lav. è necessario che l’organismo sindacale locale sia effettivamente un’articolazione di associazione nazionale. Affinché si possa ritenere sussistente, al di là dei variabili moduli organizzativi, un rapporto di tale genere, l’associazione nazionale deve svolgere effettivamente un’azione sindacale per la promozione degli interessi dei lavoratori in favore dei quali si dirige, sul piano locale, l’azione dei singoli organismi territoriali. In altre parole, non può rilevare qualunque associazione tra organismi sindacali meramente locali, ancorché in qualche modo funzionale al perseguimento dei fini sindacali dei singoli gruppi, perché in questo caso sarebbe chiaramente eluso il requisito dell’esistenza di un’associazione sindacale adeguatamente rappresentativa in quanto nazionale, e non si verificherebbero i presupposti per quella selezione degli interessi garantita da un’organizzazione non meramente locale.


C. Cost.  n. 89/1995

La scelta degli organismi e del livello di rappresentatività risulta ragionevole, perché volta a privilegiare «organizzazioni responsabili che abbiano un’effettiva rappresentatività» (misurata sulla dimensione nazionale), le quali «possano operare consapevolmente delle scelte concrete valutando – in vista di interessi di categorie lavorative e non limitandosi a casi isolati e alla protezione di interessi soggettivi di singoli – l’opportunità di ricorrere alla speciale procedura» (v. anche C. Cost. n. 54/1974, n. 334/1988).


C. Cost. n. 334/1988

L’art. 28 è espressione della garanzia del libero sviluppo di “una normale dialettica sindacale” perché il suo impiego presuppone una dimensione organizzativa – quella nazionale – che, per non essere legata ad una aggregazione a livello confederale intercategoriale, né alla stipulazione di contratti collettivi, consente concreti spazi di operatività anche alle organizzazioni che dissentono dalle politiche sindacali maggioritarie.


b) Nel pubblico impiego:

Cass. n. 14402/2018  

In tema di repressione della condotta antisindacale, ai fini del riconoscimento del carattere “nazionale” dell’associazione sindacale legittimata all’azione ex art. 28 Stat. Lav., non assume decisivo rilievo il mero dato formale dello statuto dell’associazione, quanto piuttosto la capacità di contrarre con la parte datoriale accordi o contratti collettivi che trovino applicazione in tutto il territorio nazionale in riferimento al settore produttivo al quale appartiene l’azienda nei confronti della quale il sindacato intenda promuovere il procedimento, e attestino un generale e diffuso collegamento del sindacato con il contesto socio-economico dell’intero paese, di cui la concreta ed effettiva organizzazione territoriale si configura quale elemento di riscontro del suo carattere nazionale piuttosto che come elemento condizionante (Cass. n. 5209 del 2010)

L’applicazione di tale principio al pubblico impiego contrattualizzato comporta che la partecipazione alla contrattazione di comparto, ossia a contratti che trovano applicazione in tutto il territorio nazionale con riferimento al comparto interessato, implica l’avvenuto riconoscimento della diffusione del sindacato a livello nazionale.

Ricevere la convocazione da parte dell’ARAN implica il riconoscimento della rappresentatività a livello nazionale di cui all’art. 43, primo comma, d.lgs. n. 165 del 2001. Secondo tale norma, l’Aran ammette alla contrattazione collettiva nazionale le oo.ss. che abbiano nel comparto o nell’area una rappresentatività non inferiore al cinque per cento.

Considerando a tal fine la media tra dato associativo e dato elettorale; il dato associativo è espresso dalla percentuale delle deleghe per il versamento dei contributi sindacali rispetto al totale delle deleghe rilasciate nell’ambito considerato; il dato elettorale è espresso dalla percentuale dei voti ottenuti nelle elezioni delle rappresentanze unitarie del personale, rispetto al totale dei voti espressi nell’ambito considerato.

E’ l’ARAN che verifica i dati sulla cui base viene determinata la rappresentatività nel comparto a livello nazionale.

Difatti, il comma 7 dello stesso articolo prevede che la raccolta dei dati sui voti e sulle deleghe è assicurata dall’ARAN.

Va dunque enunciato il seguente principio di diritto: “Nel pubblico impiego contrattualizzato, il carattere “nazionale” dell’associazione sindacale legittimata all’azione ex art. 28 Stat. Lav. non può essere escluso per quelle organizzazioni sindacali cui l’Aran abbia riconosciuto la rappresentatività a livello nazionale ex art. 43, primo comma, d.lgs. n. 165 del 2001″ .