Cass. n. 33145/2019

Anche nell’ambito del pubblico impiego privatizzato, il contrasto fra contratti collettivi di diverso ambito territoriale (nazionale, regionale, provinciale, aziendale) deve essere risolto non già in base al criterio della gerarchia (che comporterebbe la prevalenza della disciplna di livello superiore) né in base al criterio temporale (che comporterebbe sempre la prevalenza del contratto più recente e che invece è determinante solo nell’ipotesi di successione di contratti collettivi con identità di soggetti stipulanti, ossia dei medesimo livello), ma secondo il principio di autonomia (e, reciprocamente, di competenza), alla stregua dei collegamento funzionale che le associazioni sindacali (nell’esercizio, appunto, della loro autonomia) pongono, mediante statuti o altri idonei atti di limitazione, fra i vari gradi o livelli della struttura organizzativa e della corrispondente attività.

Il suddetto enunciato costituisce applicazione del principio, consolidato nella giurisprudenza di legittimità, in materia di regolamentazione del contrasto tra contrattazione collettiva relativa a rapporti di lavoro privatistici, risolto, in conformità alla valorizzazione dell’autonomia negoziale, “non in base a principi di gerarchia e di specialità proprie delle fonti legislative, ma sulla base della effettiva volontà delle parti sociali, da desumersi attraverso il coordinamento delle varie disposizioni della contrattazione collettiva, aventi tutte pari dignità e figrza vincolante, sicché anche i contratti territoriali possono, in v rte dei principio dell’autonomia negoziale di cui all’art. 1322, cod. civ., prorogare l’efficacia dei contratti nazionali e derogarli, anche “in pejus” senza ch.1! osti il disposto di cui all’art. 2077 cod. civ., fatta salva solamente la salvaguardia dei diritti già definitivamente acquisiti nel patrimonio dei lavoratori, che non possono ricevere un trattamento deteriore in ragione della posteriore normativa di eguale o diverso livello (citate Cass., n. 356 del 2016, n. 8892 del 2017).


Cass. n. 4609/2019

Il rapporto fra contratti collettivi (come è da qualificare anche il contratto integrativo aziendale che è pur sempre un atto di autonomia sindacale riguardante una pluralità di lavoratori collettivamente considerati: cfr., tra le tante, Cass. 9 dicembre 1988, n. 6695; Cass. 26 luglio 1984, n. 423; Cass. 26 gennaio 1983, n. 718) di diverso livello deve essere definito non già in base ai criteri di gerarchia e specialità ma in base all’effettiva volontà delle parti, desunta attraverso il coordinamento delle varie disposizioni della contrattazione collettiva (v. Cass. 15 settembre 2014, n. 19396; Cass. 26 maggio 2008, n. 13544, Cass. 18 settembre 2007, n. 19351; Cass. 19 aprile 2006, n. 9052).


Cass. n. 355/2016

Anche nell’ambito del pubblico impiego privatizzato il contrasto fra contratti collettivi di diverso ambito territoriale (nazionale, regionale, provinciale, aziendale) deve essere risolto non già in base al criterio della gerarchia (che comporterebbe la prevalenza della disciplina di livello superiore) né in base al criterio temporale (che comporterebbe sempre la prevalenza del contratto più recente e che invece è determinante solo nell’ipotesi di successione di contratti collettivi con identità di soggetti stipulanti, ossia del medesimo livello), ma secondo il principio di autonomia (e, reciprocamente, di competenza), alla stregua dei collegamento funzionale che le associazioni sindacali (nell’esercizio, appunto, della foro autonomia) pongono, mediante statuti o altri idonei atti di limitazione, fra i vari gradi o livelli della struttura organizzativa e della corrispondente attività” (Conf. Cass. n. 13544/2008).

I contratti territoriali possono, in virtù del principio dell’autonomia negoziale di cui all’art. 1322 cod. civ., prorogare l’efficacia dei contratti nazionali e derogarli, anche “in pejus” senza che osti il disposto di cui all’art. 2077 cod. civ., fatta salva solamente la salvaguardia dei diritti già definitivamente acquisiti nel patrimonio dei lavoratori, che non possono ricevere un trattamento deteriore in ragione della posteriore normativa di eguale o diverso livello” (Conf. Cass. n. 12098/2010).


Cass. n. 1843/2016

Il contratto aziendale che prevede un trattamento complessivamente più favorevole si sostituisce alle previsioni del  contratto collettivo nazionale, sicché va escluso il diritto ad una applicazione cumulativa dei benefici rispettivamente previsti.


Cass. n. 12098/2010

Il contrasto fra contratti collettivi di diverso ambito territoriale  va risolto non in base a principi di gerarchia e di specialità proprie delle fonti legislative, ma sulla base della effettiva volontà delle parti sociali, da desumersi attraverso il coordinamento delle varie disposizioni della contrattazione collettiva, aventi tutte pari dignità e forza vincolante, sicché anche i contratti territoriali o aziendali possono, in virtù del principio dell’autonomia negoziale di cui all’art. 1322 c.c., prorogare l’efficacia dei contratti nazionali e derogarli, anche in peiussenza che osti il disposto di cui all’art. 2077 c.c., fatta salva solamente la salvaguardia dei diritti già definitivamente acquisiti nel patrimonio dei lavoratori, che non possono ricevere un trattamento deteriore in ragione della posteriore normativa di eguale o diverso livello.