Cass. n. 17427/2021

In tema di contratto di lavoro a tempo determinato, il D.Igs. n. 368 del 2001, art. 2, comma 1-bis, fa riferimento esclusivamente alla tipologia di imprese presso cui avviene l’assunzione – quelle concessionarie di servizi e settori delle poste – e non anche alle mansioni del lavoratore assunto, in coerenza con la ratio della disposizione, ritenuta legittima dalla Corte costituzionale con sentenza n. 214 del 2009, individuata nella possibilità di assicurare al meglio lo svolgimento del c.d. servizio universale postale, ai sensi del D.Igs. n. 261 del 1999, art. 1, comma 1, di attuazione della direttiva 1997/67/CE, mediante il riconoscimento di una certa flessibilità nel ricorso allo strumento del contratto a tempo determinato, pur sempre nel rispetto delle condizioni inderogabilmente fissate dal legislatore. Ne consegue che, al fine di fissare la legittimità del termine apposto alla prestazione di lavoro, si deve tenere conto unicamente dei profili temporali, percentuali (sull’organico aziendale) e di comunicazione previsti dal D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 2, comma 1-bis», trattandosi, appunto, di ambito nel quale la valutazione della sussistenza della giustificazione è stata operata ex ante direttamente dal legislatore (v. Cass., S.U., n. 11374/2016).


2019

Cass. n. 15001/2019

Gravi sul datore di lavoro l’onere di deduzione e prova del rispetto della percentuale contrattualmente stabilita a livello collettivo del personale da assumere a tempo determinato rispetto a quello assunto con contratto a tempo indeterminato (cfr. tra le molte, Cass. n. 2912/2012).


Cass. n. 10227/2019

Il limite percentuale non superiore al 15%, individuato dall’art. 2, comma 1-bis, del D.Igs. 368/2001 è da calcolare sull’intero organico aziendale, con riferimento, quindi all’intera impresa, anziché soltanto al settore postale oggetto della concessione; e ciò, in considerazione «degli elementi di natura sistematica e ricostruttiva e della finalità della norma antiabusiva del 2005 che ha stabilito il limite percentuale del 15%» (cfr., ex multis, Cass. nn. 753/2018; 6765/2017, cit.; 3031/2014).


Cass. n. 8217/2019

L’art. 2, comma 1-bis, del d.lgs. n. 368 del 2001, nel prevedere che il numero dei lavoratori assunti a termine dalle imprese concessionarie di servizi nei settori delle poste non può superare il limite percentuale del quindici per cento dell’organico aziendale, si riferisce al numero complessivo dei lavoratori assunti, in base ad un criterio quantitativo “per teste”, dovendosi escludere il computo dei contratti a tempo determinato “part- time” fino alla concorrenza dell’orario pieno, ossia secondo il criterio cd. “full time equivalent”, previsto dall’art. 6, comma 1, del d.lgs. n. 61 del 2000 al fine di facilitare il calcolo dell’organico in sede di recepimento della direttiva 1997/81/CE e in vista della prevedibile estensione del lavoro a tempo parziale, ma non anche ai fini della disciplina dei limiti di utilizzo del contratto a tempo determinato, che ha una specifica “ratio”, riconducibile alla finalità antiabusiva della direttiva 1999/70/CE.


Cass. n. 7463/2019

In tema di contratto di lavoro a tempo determinato, il D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 2, comma 1-bis, fa riferimento esclusivamente alla tipologia di imprese presso cui avviene l’assunzione – quelle concessionarie di servizi e settori delle poste – e non anche alle mansioni del lavoratore assunto, in coerenza con la ratio della disposizione, ritenuta legittima dalla Corte costituzionale con sentenza n. 214 del 2009, individuata nella possibilità di assicurare al meglio lo svolgimento del c.d. servizio universale postale, ai sensi del D.Lgs. n. 261 del 1999, art. 1, comma 1, di attuazione della Direttiva 1997/67/CE, mediante il riconoscimento di una certa flessibilità nel ricorso allo strumento del contratto a tempo determinato, pur sempre nel rispetto delle condizioni inderogabilmente fissate dal legislatore.

Ne consegue che, al fine di fissare la legittimità del termine apposto alla prestazione di lavoro, si deve tenere conto unicamente dei profili temporali e percentuali (sull’organico aziendale) previsti dal D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 2, comma 1-bis» (cfr., pure, Cass. n. 13221/2012).

Per quanto riguarda, poi, più specificamente, i criteri di calcolo della percentuale di assunzioni a termine ai sensi dell’art. 2, comma 1-bis, del D.Lgs. n. 368 del 2001, la Corte territoriale, con un iter motivazionale scevro da vizi logico-giuridici, ha dimostrato di condividere il ragionamento svolto dal giudice di prima istanza in ordine alla attendibilità della prova offerta da Poste Italiane S.p.A. circa il rispetto del profilo percentuale del 15 % dell’organico aziendale, ed ha correttamente sottolineato che il limite percentuale non superiore al 15%, individuato dall’art. 2, comma 1-bis, del citato D.Lgs., sia da calcolare sull’intero organico aziendale, con riferimento, quindi all’intera impresa, anziché soltanto al settore postale oggetto della concessione; e ciò, in considerazione «degli elementi di natura sistematica e ricostruttiva e della finalità della norma antiabusiva del 2005 che ha stabilito il limite percentuale del 15%>> (cfr., ex multis, Cass. nn. 753/2018; 6765/2017; 3031/2014).


Cass. n. 7462/2019

Le assunzioni a tempo determinato, effettuate da imprese concessionarie di servizi nel settore delle poste, che presentino i requisiti specificati dal comma 1-bis dell’art. 2 del Digs. n. 368 del 2001 (per Poste italiane S.p.A. ex lege), non necessitano anche dell’indicazione delle ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo ai sensi del comma 1 dell’art. 1 del medesimo D.Lgs., trattandosi di ambito nel quale la valutazione sulla sussistenza della giustificazione è stata operata “ex ante”direttamente dal legislatore (Cass., SU., n. 11374/2016; v., pure, tra le molte, Cass. nn. 3059/2017; 13359/2016).


2018

Cass. n. 27116/2018

Va qui ribadito quanto già affermato da questa Corte (cfr. Cass. 15/01/2018 n. 753), esaminando la medesima questione oggi controversa, che nel tenere conto di elementi di natura sistematica e ricostruttiva e della finalità della norma antiabusiva che ha stabilito il limite percentuale del 15%, ha osservato “che l’art. 6 del d.lgs. n. 61/2000, attuativa della Direttiva 97/81/CEE, stabilisce che “in tutte le ipotesi in cui, per disposizione di legge o di contratto collettivo, si renda necessario l’accertamento della consistenza dell’organico, i lavoratori a tempo parziale sono computati nel numero complessivo dei dipendenti in proporzione all’orario svolto, rapportato al tempo pieno così come definito ai sensi dell’articolo 1, con arrotondamento all’unità della frazione di orario superiore alla metà di quello pieno” ha natura generale e si è resa necessaria dalla ricezione delle norme sovranazionali in materia di contratti part-time, certamente riguarda finalità molto ampie nelle quali rileva la determinazione dell’organico ma non può applicarsi anche in situazioni che hanno una specifica ratio ed un contesto particolare.

La sentenza impugnata ha stabilito la necessità di procedere ad un confronto tra dati non omogenei, sulla base del criterio del full time equivalente per quanto riguarda l’organico da prendere a parametro e del criterio per teste per il computo dei contratti a termine. In tal modo ha erroneamente ricostruito la disciplina da applicare e la fattispecie concreta.

Ha ritenuto superato il limite percentuale applicando erroneamente la regole che qui si intende ribadire in base alla quale “l’art. 2, comma 1-bis, del d.lgs. n. 368 del 2001, nel prevedere che il numero dei lavoratori assunti a termine dalle imprese concessionarie di servizi nei settori delle poste non può superare il limite percentuale del quindici per cento dell’organico aziendale, si riferisce al numero complessivo dei lavoratori assunti, in base ad un criterio quantitativo “per teste”, dovendosi escludere il computo dei contratti a tempo determinato”part-time” fino alla concorrenza dell’orario pieno, ossia secondo il criterio cd. “full time equivalent”, previsto dall’art. 6, comma 1, del d.lgs. n. 61 del 2000 al fine di facilitare il calcolo dell’organico in sede di recepimento della direttiva 1997/81/CE e in vista della prevedibile estensione del lavoro a tempo parziale, ma non anche ai fini della disciplina dei limiti di utilizzo del contratto a tempo determinato, cheha una specifica “ratio”, riconducibile alla finalità antiabusiva della direttiva 1999/70/CE.”.


Cass. n. 27030/2018

Fermo perciò l’onere della Società di dimostrare l’avvenuto rispetto delle soglie percentuali, questa Corte ha poi ritenuto che costituisce elemento probatorio liberamente valutabile il documento prodotto dall’ente e sottoscritto da un dirigente nominativamente indicato, attestante i numeri dei dipendenti assunti e dei contratti a tempo determinato stipulati nel periodo di riferimento, senza la necessità di una conferma testimoniale ovvero di una diversa verifica (cfr. Cass. 23/05/2018 n. 12801 oltre alla già citata Cass. n. 753 del 2018).


Cass. n. 24115/2018

“In tema di contratto di lavoro a tempo determinato, l’art. 2, comma 1-bis, del d.lgs. n. 368 del 2001, nel prevedere che il numero dei lavoratori assunti a termine dalle imprese concessionarie di servizi nei settori delle poste non può superare il limite percentuale del quindici per cento dell’organico aziendale, si riferisce al numero complessivo dei lavoratori assunti, in base ad un criterio quantitativo “per teste”, dovendosi escludere il computo dei contratti a tempo determinato “part-time” fino alla concorrenza dell’orario pieno, ossia secondo il criterio cd. “full time equivalent”, previsto dall’art. 6, comma 1, del d.lgs. n. 61 del 2000 al fine di facilitare il calcolo dell’organico in sede di recepimento della direttiva 1997/81/CE e in vista della prevedibile estensione del lavoro a tempo parziale, ma non anche ai fini della disciplina dei limiti di utilizzo del contratto a tempo determinato, che ha una specifica “ratio”, riconducibile alla finalità antiabusiva della direttiva 1999/70/CE ” (Cass. n. 753/2018).


Cass. n. 21616/2018

In tema di contratto di lavoro a tempo determinato, l’art. 2, comma 1-bis, del d.lgs. n. 368 del 2001, nel prevedere che il numero dei lavoratori assunti a termine dalle imprese concessionarie di servizi nei settori delle poste non può superare il limite percentuale del quindici per cento dell’organico aziendale, si riferisce al numero complessivo dei lavoratori assunti, in base ad un criterio quantitativo per teste, dovendosi escludere il computo dei contratti a tempo determinato part-time fino alla concorrenza dell’orario pieno, ossia secondo il criterio c.d. “full time equivalent”, previsto dall’art. 6, comma 1, del d.lgs. n. 61 del 2000 al fine dì facilitare il calcolo dell’organico in sede di recepimento della direttiva 1997/81/CE e in vista della prevedibile estensione del lavoro a tempo parziale, ma non anche ai fini della disciplina dei limiti di utilizzo del contratto a tempo determinato, che ha una specifica ratio, riconducibile alla finalità anti abusiva della direttiva 1999/70/CE (Cass. lav. n. 753 del 15/01/2018).


Cass. n. 20499/2018

La percentuale del 15% è riferita all’intero organico aziendale (ex multis Cass. 2 luglio 2015 n. 13609).

La norma fa, infatti, esclusivo riferimento alla tipologia di imprese presso cui avviene l’assunzione – quelle concessionarie di servizi nei settori delle poste – e non anche alle mansioni del lavoratore assunto, in coerenza con la ratio della disposizione, ritenuta legittima dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 214/2009, individuata nella possibilità di assicurare al meglio lo svolgimento del cd. ‘servizio universale’ postale, ai sensi dell’art. 1, co. 1, del d.lgs. n. 261/1999 di attuazione della direttiva 1997/67/CE, mediante il riconoscimento di una certa flessibilità nel ricorso allo strumento del contratto a tempo determinato, pur sempre nel rispetto delle condizioni inderogabilmente fissate dal legislatore (profili temporali, percentuali e di comunicazione alle oo.ss.).