Cass. n. 15381/2019

Il rapporto a termine, al di fuori del recesso per giusta causa, può risolversi anticipatamente solo in presenza di una delle ipotesi di risoluzione previste dalla disciplina generale dei contratti dettata dagli artt. 1453 e seguenti cod. civ., sicché le mutate esigenze organizzative del datore di lavoro rilevano solo se ed in quanto le stesse determinino una sopravvenuta impossibilità di ricevere la prestazione lavorativa, da valutarsi obiettivamente avendo riguardo alle caratteristiche, anche dimensionali, dell’azienda o dell’ufficio ed alla natura delle mansioni affidate all’assunto a tempo determinato, mentre non rileva l’imprevedibilità del fatto sopravvenuto, che può essere causa di risoluzione anche se prevedibile, purché l’evento non fosse evitabile da parte del datore (Cass. n. 14871/2004 e Cass. n. 16414/2013 che del principio ha fatto applicazione in tema di rapporto di impiego pubblico contrattualizzato).

E’ da escludere che il decesso del lavoratore sostituito (dal contrattata a termine) possa legittimare la risoluzione del rapporto, qualora simile evenienza non sia espressamente prevista nel contratto individuale, quale causa di cessazione anticipata dell’incarico, che trovava la sua giustificazione nella necessità di assicurare lo svolgimento delle mansioni di competenza della dipendente sostituita.

L’evento stesso, inoltre nel caso concreto non appariva tale da determinare l’impossibilità sopravvenuta della prestazione, perché, al contrario, lasciava immutate le esigenze apprezzate dal datore di lavoro pubblico al momento della sottoscrizione del contratto.