Cass. n. 31378/2019

In attuazione della delega conferita dalla Legge 15 marzo 1997, n. 59, art. 11, comma 4, il D.Lgs. 4 novembre 1997, n. 396, all’articolo 1, ha sostituito il testo dell’articolo 45 del D.Lgs 29/1993 stabilendo che: «Per le figure professionali che, in posizione di elevata responsabilita’, svolgono compiti di direzione o che comportano iscrizione ad albi oppure tecnico scientifici e di ricerca, sono stabilite discipline distinte nell’ambito dei contratti collettivi di comparto».

La previsione è stata successivamente recepita nel D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 40, comma 2, ultimo periodo.

L’art. 14, comma 2 della legge 29 luglio 2003, n. 229 ha disposto la sostituzione alla parola «oppure» con le seguenti: «e per gli archeologi e gli storici dell’arte aventi il requisito di cui all’articolo 1, comma 3, della legge 7 luglio 1988, n. 254, nonche’ per gli archivisti di Stato, i bibliotecari e gli esperti di cui all’articolo 2, comma 1, della medesima legge, che, in posizione di elevata responsabilità, svolgono compiti».

Da ultimo l’articolo 54 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150 ha così sostituito il testo in considerazione: «Nell’ambito dei comparti di contrattazione possono essere costituite apposite sezioni contrattuali per specifiche professionalità».

La disciplina sopra indicata è rimasta inattuata.

Invero, il CCNL comparto Ministeri 1998-2001, pur prevedendo una «separata area» dei dipendenti professionisti e tecnico-scientifici (art. 13, c.1, e dichiarazione congiunta n.4), ne rimandava la definizione ad apposita contrattazione integrativa, previa individuazione delle figure professionali destinatarie da parte di una Commissione paritetica ARAN- sindacati, che avrebbe dovuto terminare i lavori entro il 30 aprile 1999 (articolo 37) ma che non ha raggiunto un accordo.

Il CCNL del comparto ministeri per il quadriennio 2002-2005, non ha attuato l’area professionale, ma ne ha, all’art. 10, rinviato l’attuazione al successivo contratto 2006-2009.

Nemmeno tale contratto ha attuato la disciplina, prevedendo che si sarebbe tenuta un’ ulteriore sessione contrattuale.

Alla luce delle previsioni, di legge e di contratto, sopra indicate, appare evidente che alcun diritto alla applicazione di una «disciplina separata» poteva sorgere in favore dei dipendenti del comparto Ministeri, per mancata determinazione dei relativi contenuti.

Non può, invece, configurarsi una responsabilità della pubblica amministrazione nei confronti dei dipendenti per la mancata introduzione della «disciplina separata», come si sostiene con il primo motivo di ricorso e ciò a prescindere dalla questione, oggetto del secondo motivo di ricorso, della individuazione o meno da parte della normativa sul pubblico impiego delle figure professionali specifiche beneficiarie della «disciplina separata».

La vicenda è analoga, contrariamente a quanto assumono ricorrenti, alla prevista e non attuata istituzione dell’area della vice- dirigenza, ai sensi dell’articolo 17 bis del D.Lvo 165/2001 (inserito dall’articolo 7, comma 3, della legge 15 luglio 2002, n. 145 e poi abrogato dall’articolo 5, comma 13, del D.L. 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135).

Per la vice-dirigenza era prevista la istituzione di un’ «area» della contrattazione— al pari della dirigenza— sicchè la attuazione dell’articolo 17 bis richiedeva in limine la definizione dell’ area attraverso un accordo-quadro, per quanto disposto dall’articolo 40, comma due, D.L.vo 165/2001 e secondo le procedure ivi indicate.

Per le figure professionali qui in considerazione non si è disposta la costituzione di un’ «area» della contrattazione ma semplicemente la adozione di una «disciplina distinta» nell’ambito del contratto collettivo di comparto sicchè non era necessario un preventivo accordo-quadro (di istituzione di un’area di contrattazione).

Tanto chiarito, deve affermarsi la autonomia della contrattazione collettiva nella individuazione della «distinta disciplina» delle figure professionali in questione, come già osservato dalle Sezioni Unite, nella sentenza 05/07/2011 14656 sopra citata, in riferimento all’ «area» della vice-dirigenza.

Del resto questa Corte nell’esaminare la «distinta disciplina» che è stata stabilita dalla contrattazione collettiva del diverso comparto ENTI PUBBLICI NON ECONOMICI ha già affermato che sulla base del quadro normativo di fonte legale la contrattazione collettiva era libera di recepire una nozione più o meno ampia di «professionisti» ( Cass. sez. lav. 19.11.2008 nr. 29828) e che la norma sulla «distinta disciplina», nella sua genericità, costituisce una delega molto ampia alle parti collettive, che non predetermina in maniera dettagliata i limiti della specialità della disciplina contrattuale e neanche, in particolare, richiede moduli classificatori del tutto distinti da quelli del restante personale (Cass. sez. lav. 01.03.2005 nr. 4253) .

Tale autonomia presuppone necessariamente, a monte, la possibilità che le parti della contrattazione non raggiungano un accordo, come nella specie avvenuto.

Non conduce a diverse conclusioni il potere di indirizzo che le pubbliche amministrazioni hanno nei confronti dell’ARAN ai sensi dell’art. 41 D.Lgs 165/2001.

Come osservato dalle Sezioni Unite nell’arresto nr. 14656 del 2011 più volte citato, tale potere si inserisce in un rapporto di mandato tra le pubbliche amministrazioni e l’ARAN al quale sono estranei non solo le associazioni sindacali dei dipendenti, quali controparti contrattuali ma anche i dipendenti stessi.

Se quindi l’atto di indirizzo vale a regolare i rapporti tra rappresentato (le pubbliche amministrazioni) e rappresentante (l’ARAN), i dipendenti pubblici, che costituiscono la controparte contrattuale rappresentata dalle associazioni sindacali dei lavoratori, estranei al rapporto di mandato della parte pubblica, non hanno alcuna situazione tutelata per orientare l’attività di indirizzo in un senso piuttosto che in un altro.

Ciò non toglie che situazioni soggettive tutelate possano sorgere già prima della stipulazione del contratto collettivo vuoi per responsabilità precontrattuale, vuoi per condotta antisindacale o discriminatoria; ma esse atterrebbero alle relazioni intersoggettive tra le parti in sede di trattative contrattuali.

Per le considerazioni sopra svolte neppure è configurabile una posizione soggettiva dei dipendenti tutelata a livello di interesse legittimo, come già ritenuto da questa Corte in riferimento alla mancata istituzione dell’area della vice-dirigenza ( Cass. sezione lavoro 06/02/2018, n.2829; 06/11/2018 nr. 28247).