Cass. n. 12191/2020

Il credito dal lavoro è sempre quello risultante al lordo, salva la trattenuta fiscale che il datore di lavoro è tenuto ad operare al momento del pagamento quale sostituto d’imposta, di guisa che il calcolo delle singole voci retributive per effetto della maggiorazione della base di calcolo deve obbedire al raffronto tra elementi omogenei e quindi tra il dovuto al lordo ed il corrisposto al lordo.

Secondo Cass. n. 21010 del 13/09/2013, l’accertamento e la liquidazione dei crediti pecuniari del lavoratore per differenze retributive debbono essere effettuati al lordo delle ritenute fiscali, atteso che il meccanismo di queste ultime si pone in relazione al distinto rapporto d’imposta, sul quale il giudice chiamato all’accertamento ed alla liquidazione delle spettanze retributive -come pure all’assegnazione delle relative somme in sede di esecuzione forzata- non ha il potere d’interferire, restando le dette somme assoggettate a tassazione, secondo il criterio c.d. di cassa e non di competenza, soltanto una volta che saranno dal lavoratore effettivamente percepite.

Cfr. pure Cass. lav. n. 25956 del 31/10/2017: secondo cui in tema di contributi previdenziali, posto che, in applicazione dell’art. 23 della I. n. 218 del 1952, il datore di lavoro che non abbia provveduto tempestivamente ad eseguire i versamenti dovuti resta obbligato in via esclusiva al loro pagamento anche per la quota a carico del lavoratore, il credito retributivo di quest’ultimo deve essere calcolato al lordo della quota contributiva originariamente a suo carico, che, divenuta parte della retribuzione dovuta, non deve essere detratta dal danno subito dal lavoratore per il mancato tempestivo adempimento del datore di lavoro.

Analogamente, ancora, secondo Cass. III civ. n. 19790 del 28/09/2011, l’accertamento e la liquidazione del credito spettante al lavoratore per differenze retributive devono essere effettuati al lordo sia delle ritenute fiscali, sia di quella parte delle ritenute previdenziali gravanti sul lavoratore.

Ed infatti, quanto a queste ultime, al datore di lavoro è consentito procedere alle ritenute previdenziali a carico del lavoratore solo nel caso di tempestivo pagamento del relativo contributo ai sensi dell’art. 19 della legge 4 aprile 1952, n. 218.

Nello stesso senso, nelle more della pubblicazione di questa decisione, v. anche quanto precisato da Cass. lav. con ordinanza n. 18897 del 5/6 – 15/07/2019, secondo cui in tema di contributi previdenziali, quando il datore di lavoro corrisponde tempestivamente i crediti retributivi può legittimamente operare la trattenuta dei contributi da versare all’ente previdenziale, non può farlo, invece, in caso di intempestività, da valutarsi con riferimento al momento di maturazione dei crediti e non a quello di accertamento giudiziale degli stessi, sicché in detta ipotesi il credito retributivo del lavoratore si estende automaticamente alla quota contributiva a suo carico.


Cass. n. 9795/2020

Le ritenute fiscali non possono essere detratte dal debito per differenze retributive, giacché la determinazione di esse attiene non al rapporto civilistico tra datore e lavoratore, ma a quello tributario tra contribuente ed Erario, e dovranno essere pagate dal lavoratore soltanto dopo che questi abbia effettivamente percepito delle differenze retributive dovutegli (Cass. n. 19790 del 2011; Cass. n. 3525 del 2013; Cass. n. 21010 del 2013; Cass. n. 18044 del 2015). Solo in tale momento, infatti, il lavoratore le vedrà assoggettate a tassazione, secondo il criterio cd. di cassa e non di competenza, facultato oltretutto a scegliere modalità di applicazione più favorevoli in rapporto al carattere eccezionale della fonte di reddito nel caso concreto (Cass. n. 21010 del 2013).

Ne consegue che corretta è la valutazione operata dal giudice di merito, secondo la quale l’obbligazione tributaria non intercorre tra lavoratore e datore di lavoro, ma tra questi e l’Erario: il lavoratore può dunque agire nei confronti del datore di lavoro per l’adempimento dell’obbligo che questi si sia eventualmente assunto di tenere indenne il dipendente dai pesi fiscali (come la Corte di merito ha ritenuto nel caso in essere stato pattuito), solo dopo che vi sia stata da parte dell’erario o nella sede tributaria competente la precisa determinazione del dovuto.


Cass. n. 31837/2019

L’accertamento e la liquidazione dei crediti pecuniari del lavoratore per differenze retributive, in continuità con l’orientamento costante di questa Corte, debbono essere effettuati al lordo delle ritenute fiscali, atteso che il meccanismo di queste ultime si pone in relazione al distinto rapporto d’imposta, sul quale il giudice chiamato all’accertamento e alla liquidazione delle spettanze retributive (come pure all’assegnazione delle relative somme in sede di esecuzione forzata) non ha il potere d’interferire, restando le dette somme assoggettate a tassazione, secondo il criterio cd. di cassa e non di competenza, soltanto una volta che siano dal lavoratore effettivamente percepite (v., fra le tante, Cass. n. 21010 del 2013; Cass. n. 18044 del 2015 e, da ultimo , in relazione a fattispecie analoga, Cass. n. 28446 del 5/11/2019).


Cass. n. 28446/2019

L’accertamento e la liquidazione dei crediti pecuniari del lavoratore per differenze retributive debbono essere effettuati al lordo delle ritenute fiscali, atteso che il meccanismo di queste ultime si pone in relazione al distinto rapporto d’imposta, sul quale il giudice chiamato all’accertamento e alla liquidazione delle spettanze retributive (come pure all’assegnazione delle relative somme in sede di esecuzione forzata) non ha il potere d’interferire, restando le dette somme assoggettate a tassazione, secondo il criterio cd. di cassa e non di competenza, soltanto una volta che saranno dal lavoratore effettivamente percepite (v., fra le tante, Cass. n. 21010 del 2013; Cass. n. 18044 del 2015 e successive conformi).


Cass. n. 190/2019

“L’accertamento e la liquidazione del credito spettante al lavoratore per differenze retributive devono essere effettuati al lordo sia delle ritenute fiscali, sia di quella parte delle ritenute previdenziali gravanti sul lavoratore, atteso che la determinazione delle prime attiene non al rapporto civilistico tra datore e lavoratore, ma a quello tributario tra contribuente ed erario, e devono essere pagate dal lavoratore soltanto dopo che il lavoratore abbia effettivamente percepito il pagamento delle differenze retributive dovutegli, mentre, quanto alle seconde, il datore di lavoro, ai sensi dell’art. 19 della L. n. 218 del 1952, può procedere alle ritenute previdenziali a carico del lavoratore solo nel caso di tempestivo pagamento del relativo contributo” (cfr. Cass. 14.9.2015 n. 18044, Cass. 13.9.2013 n. 21010, Cass. 11.2.2011 n. 3775, Cass. 7.7.2008 n. 18584)” (conf. Cass. 8017/2019).


Cass. 30257/2018

L’accertamento e la liquidazione dei crediti pecuniari del lavoratore per differenze retributive debbono essere effettuati al lordo delle ritenute fiscali e contributive (cfr. Cass.SU n.3105/1985; Cass n.9198/2000; Cass. n.6337/2003, Cass. n.1844/2015 ), mentre i problemi connessi alla detrazione di somme relative a trattenute previdenziali o fiscali riguardano il diverso e successivo momento del pagamento dei crediti medesimi, atteso che la determinazione delle ritenute fiscali non attiene al rapporto civilistico tra datore e lavoratore, mentre, quanto alle ritenute previdenziali , il datore di lavoro, ai sensi dell’art. 19 della I. n. 218/ 1952, può procedere alle ritenute previdenziali a carico del lavoratore solo nel caso di tempestivo pagamento del relativo contributo

Costituisce “credito di lavoro”, nella sua ampia accezione, con conseguente applicabilità dell’art. 429 c.p.c. in tema di rivalutazione monetaria ed interessi, non solo quello strettamente retributivo, ma ogni credito che sia in diretta relazione causale con il rapporto di lavoro e, quindi, anche il credito per il risarcimento dei danni cagionati al lavoratore dall’inadempimento della società datrice di lavoro(cfr. ex plurimis Cass. SU n. 3561/1991; Cass.n.11354/2004), fra i quali deve essere ricompreso anche quello derivante dalla violazione degli obblighi di cui all’art. 2103 c.c. ( cfr in termini Cass. n.8893/2010).


In via di premessa va rimarcato come, con orientamento privo di contrasti, questa Corte abbia avuto modo di affermare il principio in base al quale l’accertamento e la liquidazione del credito spettante al lavoratore per differenze retributive devono essere effettuati al lordo sia delle ritenute fiscali, sia di quella parte delle ritenute previdenziali gravanti sul lavoratore.

In particolare, quanto alle ritenute fiscali, oggetto di scrutinio nella presente sede, deve ribadirsi che il meccanismo di queste inerisce ad un momento successivo a quello dell’accertamento e della liquidazione delle spettanze retributive e si pone in relazione al distinto rapporto d’imposta, sul quale il giudice chiamato all’accertamento ed alla liquidazione predetti non ha il potere d’interferire (vedi ex aliis, Cass. 7/7/2008, n. 18584;Cass.11/2/2011, n. 3375, Cass. 13/2/2013 n.3525); del resto, il lavoratore le vedrà assoggettate, secondo il criterio c.d. di cassa e non di competenza, a tassazione, soltanto una volta che le avrà percepite, facultato oltretutto a scegliere modalità di applicazione di aliquote più favorevoli in rapporto al carattere eccezionale della fonte di reddito nel caso concreto.

Quando il datore di lavoro sia inadempiente agli obblighi di versamento delle ritenute fiscali, soccorre, dunque, il consueto meccanismo della tassazione dei redditi arretrati, sui quali incombe al lavoratore, dopo averli materialmente percepiti e dichiarati, corrispondere, su liquidazione del competente ufficio, le relative Imposte (vedi Cass. 28/9/2011 n.19790).

Detti principi, diversamente da quanto argomentato dai giudici del gravame, sono stati riaffermati anche nel più recente arresto di questa Corte (Cass. 14/9/2015 n.18044) evocato a sostegno del decisum.

Tale pronuncia, con riferimento alla questione delibata, si pone in continuità con l’insegnamento summenzionato, ribadendo il principio secondo cui l’accertamento e la liquidazione del credito spettante al lavoratore per differenze retributive devono essere effettuati al lordo delle ritenute fiscali, atteso che la relativa determinazione attiene non al rapporto civilistico tra datore e lavoratore, ma a quello tributario tra contribuente ed erario, e devono essere pagate dal lavoratore soltanto dopo che il lavoratore abbia effettivamente percepito il pagamento delle differenze retributive dovutegli.Consegue che al ricorrente compete la liquidazione del credito relativo all’indennità risarcitoria spettante ex art.181.300/70, al lordo delle ritenute fiscali.


Cass. n. 13164/2018

In sede di accertamento contabile delle differenze retributive spettanti ad un lavoratore, dalle somme lorde che spettano allo stesso devono essere detratte le somme corrisposte dal datore nel loro concreto ed effettivo importo, a nulla rilevando che il datore non abbia operato le ritenute previdenziali e fiscali prescritte»; e ciò, in quanto l’accertamento e la liquidazione dei crediti pecuniari del lavoratore per differenze retributive devono essere effettuati al lordo delle ritenute contributive e fiscali, tenuto conto, quanto alle prime, che la trattenuta, da parte del datore di lavoro, della parte di contributi a carico del lavoratore è prevista dall’art. 19, legge 4 aprile 1952, n. 218 in relazione alla sola retribuzione corrisposta alla scadenza, ai sensi dell’art. 23, comma primo, medesima legge.

Il datore di lavoro, che non abbia provveduto al pagamento dei contributi entro il termine stabilito, è da considerare – salva la prova di fatti a lui non imputabili -debitore esclusivo dei contributi stessi (anche per la quota a carico del lavoratore).

Quanto alle ritenute fiscali, che il meccanismo di queste inerisce ad un momento successivo a quello dell’accertamento e della liquidazione delle spettanze retributive e si pone in relazione al distinto rapporto d’imposta, sul quale il giudice chiamato all’accertamento ed alla liquidazione predetti non ha il potere d’interferire» (v. ex plurimis, Cass. nn. 18584/2008; 6337/2003; 9198/2000; 13735/1992; più di recente, nello stesso senso, Cass. nn. 18044/2015; 21010/2013) (conf. Cass. n. 12552/2018).