Cass. n. 5238/2020

Nell’impiego pubblico privatizzato un ufficio può essere ritenuto di livello dirigenziale generale solo in presenza di una espressa qualificazione normativa, dovendo invece escludersi che ai fini della qualificazione dell’ufficio rilevi la sostanza delle sue attribuzioni e non anche la sua qualificazione ordinamentale come Ufficio generale (Cass. 28276/2008).

Va in particolare rilevato che per la Presidenza del Consiglio dei Ministri la equivalenza ad un ufficio dirigenziale generale opera solo a condizione che abbia una base nel relativo ordinamento.


Cass. n. 6671/2019

In assenza di un atto formale di preposizione all’ufficio momentaneamente sprovvisto di titolare, affinché si possa configurare esercizio di fatto delle mansioni dirigenziali è necessario che le stesse vengano svolte con le caratteristiche richieste dalla legge, ovvero con l’attribuzione in modo prevalente sotto il profilo qualitativo, quantitativo e temporale, dei compiti propri di tali mansioni (Cass. 752/2018, 13597/2009, 10027/2007, 8529/2006).

L’accertamento deve essere condotto nel rispetto del cosiddetto procedimento trifasico, la cui omissione integra violazione di legge (Cass. n. 11037/2007), e, quindi, il giudice del merito è tenuto: ad accertare le attività svolte in concreto; ad individuare la professionalità caratterizzante le qualifiche rilevanti (quella posseduta e quella della quale si domanda il riconoscimento o, nell’impiego pubblico contrattualizzato, il corrispondente trattamento retributivo); a porre a raffronto i risultati delle due indagini.

Va, poi, ribadito il principio secondo cui lo svolgimento di fatto di funzioni dirigenziali, nell’ambito dell’impiego pubblico privatizzato, non può che espletarsi in relazione ad una specifica posizione organizzativa, rispetto alla quale sia stato previsto l’esercizio di funzioni dirigenziali o l’attribuzione a dirigente (ex multis Cass. 28451/2018, 350/2018).