Cass. n. 24134/2020

Dal disposto dell’art. 445 cpc, si evince che la richiesta di preventivo accertamento tecnico costituisce, in quanto sequenza attinente alla fase di avvio di un procedimento giudiziale, condizione di procedibilità dell’azione diretta al riconoscimento del diritto alla prestazione, ed, al contempo, che il suo mancato espletamento può formare oggetto di eccezione da parte del convenuto o di rilievo d’ufficio nel limite temporale della prima udienza.

Si configura, dunque, una sorta di penalità per il caso di mancata previa attivazione della procedura di accertamento tecnico preventivo che si giustifica con l’intento di evitare che il mero accertamento del requisito sanitario gravi eccessivamente sugli organi giudiziari e, dunque, inserendolo prima in un procedimento di soluzione più semplice e agevole, mira a conseguire un generale vantaggio per la funzione giurisdizionale nel suo complesso ( in questo senso v. Corte Cost. n. 243 del 2014).

Pur essendo definito dalla legge condizione di procedibilità, l’espletamento dell’accertamento tecnico preventivo obbligatorio non si collega ad eventi o condizioni esterni al giudizio, che ne condizionano l’instaurazione, ma rinvia all’accertamento tecnico preventivo e cioè ad una misura di istruzione preventiva giudiziale che consente al ricorrente di acquisire l’accertamento in concreto del proprio stato sanitario di invalido.

Secondo la definizione data in dottrina, si è così realizzata una forma di giurisdizione condizionata, formula che riassume la circostanza che l’accesso alla giurisdizione è condizionato ad un presupposto processuale imposto dalla legge.

Tale forma di giurisdizione è stata ritenuta conforme ai principi costituzionali da Corte Cost. n. 243 del 2014 cit., la quale, ricordando che l’espletamento del previo accertamento tecnico-preventivo è previsto come condizione di procedibilità e non di proponibilità della domanda di merito volta al riconoscimento del diritto alla prestazione assistenziale o previdenziale, ha affermato che  la tutela garantita dall’art. 24 Cost. non comporta l’assoluta immediatezza dell’esperibilità del diritto di azione (sentenze n. 251 del 2003 e n. 276 del 2000); detta tutela giurisdizionale non deve necessariamente porsi in relazione di immediatezza con il sorgere del diritto, ma la determinazione concreta di modalità e di oneri non deve rendere difficile o impossibile l’esercizio di esso (ex multis, sentenze n. 67 del 1990 e n. 186 del 1972).

Il che, nella specie, certamente non si verifica. Infatti, «l’improcedibilità deve essere eccepita dal convenuto a pena di decadenza o rilevata di ufficio dal giudice, non oltre la prima udienza.

Il giudice, ove rilevi che l’accertamento tecnico preventivo non è stato espletato ovvero che si è iniziato ma non si è concluso, assegna alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione dell’istanza di accertamento tecnico ovvero di completamento dello stesso» (art. 445-bis, secondo comma, cod. proc. civ.).

Come si vede, si tratta di adempimenti ordinari, che non comportano alcuna compressione dei diritti della parte privata […].

La costante giurisprudenza di questa Corte ha collegato la legittimità di forme di accesso alla giurisdizione, subordinate al previo adempimento di oneri finalizzati al perseguimento di interessi generali, al triplice requisito che il legislatore non renda la tutela giurisdizionale eccessivamente difficoltosa (sentenza n. 406 del 1993), contenga l’onere nella misura meno gravosa possibile ed operi un congruo bilanciamento tra l’esigenza di assicurare la tutela dei diritti e le altre esigenze che il differimento dell’accesso alla stessa intende perseguire (sentenza n. 98 del 2014).

Così delineata la valenza, nel bilanciamento con il diritto alla tutela giurisdizionale di cui all’art. 24 Cost, della condizione di procedibilità indicata dall’art. 445 bis c.p.c., è evidente la centralità dell’attività di riallineamento, rispetto all’ordinario paradigma procedimentale, affidato al giudice laddove difetti o sia irregolare l’espletamento del tentativo obbligatorio di conciliazione, giacché attraverso la fissazione del termine per l’espletamento in parola viene consentito alla parte di accedere alla giustizia senza eccessive compressioni, come valutato dalla Corte Costituzionale sopra richiamata; viceversa, una decisione di improcedibilità derivata dalla mancata applicazione del disposto dell’art. 445 bis, comma 2, c.p.c., nonostante l’espressa eccezione formulata tempestivamente, finirebbe per spezzare il bilanciamento indicato dalla giurisprudenza costituzionale impedendo definitivamente, in riferimento a quella precisa domanda, alla parte l’accesso al giudice.


Cass. n. 16251/2020

L’a.t.p., previsto dall’art.445 bis c.p.c. per deflazionare il contenzioso in materia previdenziale e non certo per consentire al datore di lavoro di controllare lo stato di salute dei propri dipendenti, è dunque previsto come condizione di procedibilità nelle controversie di cui sopra, mentre per lo scopo voluto nella fattispecie dal datore di lavoro sovviene l’art.5 L.n.300\70 secondo cui: “sono vietati accertamenti da parte del datore di lavoro sulla idoneità e sulla infermità per malattia o inforturlio del lavoratore dipendente. 2. Il controllo delle assenze per infermità può essere effettuato soltanto attraverso i servizi ispettivi degli istituti previdenziali competenti, i quali sono tenuti a compierlo quando il datore di lavoro lo richieda. 3. Il datore di lavoro ha (inoltre) facoltà di far controllare la idoneità fisica del lavoratore da parte di enti pubblici ed istituti specializzati di diritto pubblico”.

Il nuovo art. 445 bis c.p.c. prevede quindi come condizione di procedibilità nelle controversie previdenziali la presentazione, unitamente al ricorso giudiziario, di una istanza di accertamento tecnico per la verifica preventiva delle condizioni sanitarie legittimanti la pretesa previdenziale fatta valere, restando così fermo il fatto che si tratta di un onere gravante su chi intende richiedere in giudizio una prestazione a carico dell’INPS, e non certo di un nuovo istituto, che si affiancherebbe senza alcun fondamento normativo agli ampi e diversi strumenti già indicati nel detto art.5 S.L., che consente al datore di lavoro il controllo circa lo stato di salute dei suoi dipendenti ovvero la veridicità delle malattie da essi denunciate come causa di legittime assenze dal lavoro.

La circostanza poi che il ridetto art. 445 bis richiami, nel procedimento da seguire in tema di a.t.p. ed in quanto compatibile, l’art. 696 c.p.c., previsto tra i mezzi di istruzione preventiva in casi connotati da particolare urgenza, non vale certo ad assimilare i due istituti, dovendo pertanto escludersi che al datore di lavoro sia consentito, in deroga non prevista al citato art. 5 S.L., far controllare per tale via, lo stato di salute dei suoi dipendenti.