Cass. n. 10988/2020

Premesso che la differenza tra l’arbitrato rituale e quello irrituale – aventi entrambi natura privata – va ravvisata nel fatto che nell’arbitrato rituale, le parti mirano a pervenire ad un lodo suscettibile di essere reso esecutivo e di produrre gli effetti di cui all’art. 825 c.p.c., con l’osservanza delle regole del procedimento arbitrale, mentre nell’arbitrato irrituale esse intendono affidare all’arbitro (o agli arbitri) la soluzione di controversie (insorte o che possano insorgere in relazione a determinati rapporti giuridici) soltanto attraverso lo strumento negoziale, mediante una composizione amichevole o un negozio di accertamento riconducibile alla volontà delle parti stesse, le quali si impegnano a considerare la decisione degli arbitri come espressione della loro volontà (vedi in motivazione, Cass. n. 19182 del 2013; Cass. n. 7574 del 2011; Cass. n. 21585 del 2009), nella specie il lodo di cui si controverte ha natura irrituale secondo quanto accertato dalla Corte territoriale e tale qualificazione non risulta censurata.

Inoltre le procedure arbitrali riguardanti controversie di lavoro privato – sia che siano previste dalla legge che dalla contrattazione collettiva o nelle clausole compromissorie inserite nello statuto e nei regolamenti federali delle Federazioni sportive – nonché quelle concernenti controversie in materia di sanzioni disciplinari nel pubblico impiego contrattualizzato – a decorrere dalla vigenza dell’art. 59 bis del d.lgs. 3 febbraio 1993, n.20 operante a far data dalla stipulazione del primo contratto collettivo di settore – salvo che sia diversamente previsto in modo espresso, hanno natura di arbitrato irrituale.

Pertanto il loro regime di impugnazione è, quindi, quello di cui all’art. 412, comma 2, quater c.p.c. – nella formulazione anteriore all’art. 31, comma 8, della I. 4 novembre 2010, n.183 – secondo cui il lodo è impugnabile, solo per vizi idonei ad inficiare la determinazione arbitrale per alterata o falsa percezione dei fatti o per inosservanza di disposizioni inderogabili di legge o contratti collettivi, in unico grado dinanzi al tribunale giudice del lavoro la cui sentenza è ricorribile in cassazione e l’eventuale impugnazione dei lodo proposta erroneamente alla corte di appello è inammissibile trattandosi di incompetenza per grado per la quale non opera il principio in forza del quale la decadenza dall’impugnazione è impedita dalla proposizione del gravame ad un giudice incompetente (Cass. n. 14431 del 2015; Cass. cit. n. 19182 del 2013, Cass. n. 2576 del 2009).