Cass. n. 16890/2019

L’obbligo di astensione, di natura tassativa, sancito dal n. 4 del dell’art. 51 c.p.c nei confronti del giudice che abbia conosciuto della causa come magistrato in altro grado del processo – rivolto ad assicurare la necessaria alterità del giudice chiamato a decidere, in sede di impugnazione, sulla medesima regiudicanda nell’unico processo – non può essere inteso nel senso di operare in un nuovo e distinto procedimento, ancorchè riguardante le stesse parti e pur se implicante la risoluzione di identiche questioni (cfr., in tali termini Cass. s.u. 12345/2001 cit.).

L’esattezza di tale interpretazione è confermata dalla giurisprudenza costituzionale, la quale, pur premettendo che l’espressione “in altro grado del processo” deve ricomprendere anche la fase di un processo avente carattere di autonomia, e non può essere limitata al solo grado del processo in senso stretto, ha costantemente affermato (in particolare v. C. Cost. 15.10.1999 n. 387) che, per aversi identità di causa, la pronuncia deve attenere al medesimo oggetto e alle stesse valutazioni sul merito dell’azione proposta nella prima fase (cfr. Cass. s. u. cit.).