Cass. n. 25625/2020

La cessazione della materia del contendere presuppone che le parti si diano reciprocamente atto del sopravvenuto mutamento della situazione sostanziale dedotta in giudizio e sottopongano al giudice conclusioni conformi in tal senso (Cass. n. 16150/2010; Cass. n. 2063/2014; Cass. n. 5188/2015 e fra le più recenti in motivazione Cass. n. 19845/2019).

Tuttavia nel giudizio di cassazione la dichiarazione di sopravvenuto difetto di interesse alla definizione del ricorso, resa dal difensore munito di mandato speciale, va equiparata alla rinuncia ex art. 390 cod. proc. civ. e, pertanto, in assenza dei requisiti richiesti dal comma 3 della disposizione citata, la stessa, seppure non idonea a determinare l’estinzione del processo, comporta l’inammissibilità sopravvenuta del ricorso per carenza di interesse (Cass. S.U. n. 3876/2010), atteso che quest’ultimo deve sussistere non solo nel momento in cui è proposta l’impugnazione ma anche successivamente sino alla decisione della causa;


Cass. n. 24779/2020

Secondo l’orientamento costante di questa Corte, la dichiarazione di cessazione della materia del contendere può pronunciarsi, anche d’ufficio, solo quando sia sopravvenuta una situazione, riconosciuta ed ammessa da entrambe le parti, che ne abbia eliminato la posizione di contrasto anche circa la rilevanza giuridica delle vicende sopraggiunte ed abbia, perciò, fatto venir meno – oggettivamente – la necessità di una pronuncia del giudice su quanto costituiva l’oggetto della controversia (vedi, fra le altre Cass.7/9/1993 n. 9401; Cass. 16/3/2015 n.5188, Cass. 9/6/2016 n. 11813 Cass. 4/8/2017 n.19568).

L’interpretazione delle dichiarazioni fatte al riguardo dalle parti e la valutazione dell’idoneità della situazione sopravvenuta ad eliminare ogni contrasto sull’intero oggetto della lite sono riservate al giudice di merito, il quale deve attenersi ai criteri ermeneutici posti dalla legge nella ricerca della effettiva portata sostanziale delle dichiarazioni delle parti ed il cui apprezzamento è incensurabile in sede di legittimità se correttamente e logicamente motivato (Cass. cit.n. 9401/93).


Cass. n. 21567/2019

Nel caso in cui il giudizio di primo grado si sia concluso con sentenza dichiarativa della cessazione della materia del contendere, la parte che in appello contesti il decisione del giudice per questioni di merito ha l’onere di censurare preliminarmente la pronunzia di cessazione della materia del contendere, deducendone la mancanza dei presupposti, essendole altrimenti precluso, per difetto di interesse, ogni altro motivo di impugnazione, essendo ormai divenuta definitiva la pronunzia di primo grado per difetto di impugnazione (v. Cass. 26 luglio 2010, n. 17497, in controversia analoga alla presente, la quale richiama ulteriore conforme giurisprudenza).