Cass. n. 10375/2021

La consulenza tecnica non è un mezzo di prova, ne’ è nella disponibilità delle parti, ma appartiene al giudice, il quale, peraltro, non può utilizzarla per esonerare le parti dagli oneri probatori loro incombenti, e, perciò, non può essere disposta al fine di raccogliere elementi di giudizio che le parti devono dimostrare altrimenti (nella specie, la prova delle modalità storiche di ricorrenza della causa violenta produttiva di infortunio sul lavoro) (Cass. n. 888 del 1982), né l’ammissione della consulenza tecnica (artt. 424 e 441 cod. proc. civ.) può essere disposta per la ricerca delle prove che le parti hanno l’onere di fornire o per ovviare alle carenze probatorie imputabili alle parti stesse ( Cass. 5645 del 1988).


Cass. n. 3544/2021

Occorre ribadire che, in tema di consulenza tecnica d’ufficio, l’omesso invio alle parti della bozza di relazione dà luogo a un’ipotesi di nullità a carattere relativo, suscettibile di sanatoria se il vizio non sia eccepito nella prima difesa utile successiva al deposito della perizia; la sanatoria può avvenire anche per rinnovazione, quando il contraddittorio sia recuperato dal giudice dopo il deposito della relazione, con la rimessione in termini delle parti per formulare le proprie osservazioni, al fine di consentire il pieno esercizio dei poteri di cui all’art. 196 c.p.c. (Cass. 9 ottobre 2017, n. 23793; Cass. 11 settembre 2018, n. 21984).


Cass. n. 3262/2021

Ove il Giudice di merito «condivida i risultati della consulenza tecnica di ufficio, non è tenuto ad esporre in modo specifico le ragioni del suo convincimento, atteso che la decisione di aderire alle risultanze» della stessa «implica valutazione ed esame delle contrarie deduzioni delle parti, mentre l’accettazione del parere del consulente, delineando il percorso logico della decisione, ne costituisce motivazione adeguata, non suscettibile di censure in sede di legittimità. In tal caso, l’obbligo della motivazione è assolto con l’indicazione della fonte dell’apprezzamento espresso, senza la necessità di confutare dettagliatamente le contrarie argomentazioni della parte, che devono considerarsi implicitamente disattese».


2020

Cass. n. 26843/2020

Nello svolgimento delle indagini affidategli, il consulente tecnico può acquisire documenti dalle parti allorché siano necessari, sul piano tecnico, ad avere riscontro della correttezza delle affermazioni e produzioni documentali delle parti stesse, indicandone comunque la fonte di acquisizione e sottoponendoli al vaglio del contraddittorio, ferma restando l’impossibilità di ricercare aliunde ciò che costituisce materia rimessa all’onere di allegazione e prova delle parti stesse ossia consistente nella contrapposizione di fatti che, senza escludere il rapporto obbligatorio, attribuiscano per legge un potere ad impugnandum jus, ossia rivolto in tutto o in parte a estinguere il diritto dell’avversario secondo lo schema tipico del diritto potestativo (cfr., fra le altre, Cass. n. 17196 del 2018, Cass. n. 9610 del 2012, sulla scorta di Cass. S.U. n. 1099 del 1998).


Cass. n. 23429/2020

Il ricorso per cassazione, fondato sull’affermazione che il giudice di merito abbia travisato le risultanze della consulenza tecnica, è inammissibile, configurandosi in questa ipotesi esclusivamente il rimedio della revocazione, ai sensi dell’art. 395, n. 4, c.p.c.. Conforme tra le altre Cass. I civ. n. 7772 del 17/05/2012. V. altresì Cass. VI civ. – L, n. 19293 del 19/07/2018, secondo cui in tema di ricorso per cassazione, la valutazione effettuata dal giudice di merito sulle risultanze della c.t.u. e viziata da errore di percezione è censurabile con la revocazione ordinaria se l’errore attiene ad un fatto non controverso, mentre è sindacabile ai sensi dell’art. 360, n. 4, c.p.c., per violazione dell’art. 115 c.p.c., se l’errore ricade su di una circostanza che ha formato oggetto di discussione tra le parti.


Cass. n. 22397/2020

Nelle controversie in materia di prestazioni previdenziali e assistenziali derivanti da patologie dell’assicurato, le conclusioni del consulente tecnico di ufficio sulle quali si fonda la sentenza impugnata possono essere contestate in sede di legittimità solo ex art. 360 n. 5 c.p.c. e nella misura in cui si denunci una documentata devianza dai canoni fondamentali della scienza medico-legale o dai protocolli praticati per particolari assicurazioni sociali, risolvendosi altrimenti in un mero dissenso diagnostico non deducibile in sede di legittimità (cfr., fra le tante, Cass. nn. 8654 del 2008, 22707 del 2010, 1652 del 2012 e, tra le più recenti, Cass. nn. 23093 del 2016 e 27807 del 2017).


Cass. n. 22078/2020

Nel rito del lavoro l’inosservanza, da parte del consulente tecnico d’ufficio nominato in appello, del termine assegnatogli per il deposito della consulenza, non è causa di alcuna nullità, a condizione che esso avvenga almeno dieci giorni prima della nuova udienza di discussione, conformemente al disposto del terzo comma dell’articolo 441 cod. proc. civ.: ove, invece, il consulente depositi la relazione peritale oltre il suddetto termine di dieci giorni, sussiste una nullità relativa, sanata se non venga fatta valere nella prima istanza o difesa successiva al suo verificarsi (cfr. Cass. 22708 22/11/2010).


Cass. 21307/2020

Le critiche infine mosse ai calcoli eseguiti da ben due c.t.u. contabili difettano di concludenza e chiarezza, per non considerare che gli elaborati peritali non vengono prodotti o riprodotti in questa sede, in contrasto col consolidato orientamento di questa Corte.

Ed invero deve evidenziarsi che il ricorrente che, in sede di legittimità, denunci il difetto di motivazione sulla valutazione di un documento o di risultanze probatorie o processuali, ha l’onere di indicare specificamente le circostanze oggetto della prova o il contenuto del documento trascurato od erroneamente interpretato dal giudice di merito, indicandone inoltre (ai fini di cui all’art.369, comma 2, n. 4 c.p.c.) la sua esatta ubicazione all’interno dei fascicoli di causa (Cass. sez.un. 3 novembre 2011 n. 22726), al fine di consentire al giudice di legittimità il controllo della decisività dei fatti da provare, e, quindi, delle prove stesse, che, per il principio dell’autosufficienza del ricorso per cassazione, la S.C. deve essere in grado di compiere sulla base delle deduzioni contenute nell’atto (e plurimis, Cass. ord. 30 luglio 2010 n. 17915; Cass. ord. 16.3.12 n. 4220; Cass. 9.4.13 n. 8569).


Cass. n. 20252/2020

“La consulenza tecnica d’ufficio è mezzo istruttorio diverso dalla prova vera e propria, sottratto alla disponibilità delle parti e affidato al prudente apprezzamento del giudice di merito, rientrando nel suo potere discrezionale la valutazione di disporre la nomina dell’ausiliario e potendo la motivazione dell’eventuale diniego del giudice di ammissione del mezzo essere anche implicitamente desumibile dal contesto generale delle argomentazioni svolte e dalla valutazione del quadro probatorio unitariamente considerato” (Cass. n. 326/2020; conf. n. 15219/2007).


Cass. n. 18657/2020

La giurisprudenza di legittimità, nel regime anteriore alla modifica dell’art. 195, comma 3, cod. proc. civ. introdotta dell’art. 46, comma 5, legge n. 69 del 2009, non ha mai dubitato che alcuna preclusione in appello potesse derivare dalla mancata formulazione, in prime cure, di critiche alla relazione del consulente tecnico d’ufficio le cui conclusioni fossero state recepite in sentenza, fermo restando l’obbligo di impugnare con motivi specifici la pronuncia, per la parte in cui la stessa si rapportava, in positivo o in negativo, alla relazione dell’ausiliare (Cass. 22/03/2004 n. 5696; Cass. 06/11/2003, n. 16684; Cass. 23/02/1998, n. 1920).

Ad analoghe conclusioni deve pervenirsi con riguardo alla disciplina attualmente vigente, quale risultante dalla riformulazione del disposto dell’art. 195, comma 3, cod. proc. civ. – disciplina applicabile ratione temporís alla fattispecie in esame – la quale ha procedimentalizzato le attività del consulente d’ufficio e delle parti in relazione all’espletamento dell’incarico peritale prevedendo all’udienza nella quale il consulente tecnico d’ufficio è chiamato per accettare l’incarico e prestare giuramento che il giudice provveda con ordinanza a fissare tre termini, oltre alla data dell’udienza successiva al deposito della relazione redatta dal consulente d’ufficio stesso:

1) un primo termine entro il quale l’esperto è tenuto ad inviare la relazione alle parti;

2) un secondo termine entro il quale le parti dovranno provvedere a trasmettere al consulente le proprie osservazioni;

3) un terzo e ulteriore termine, comunque “anteriore alla successiva udienza”, entro il quale il consulente dovrà depositare in cancelleria la relazione, completa delle osservazioni delle parti e con relative brevi repliche ad opera dello stesso esperto.

La ratio ispiratrice della riforma è stata riconosciuta sia nella esigenza di rendere più razionale e ordinato lo svolgimento delle attività processuali in vista della riduzione dei tempi di espletamento della procedura di consulenza, sia nel potenziamento dei poteri di contraddittorio attribuiti alle parti che per il tramite di propri consulenti possono interloquire con l’ausiliare del giudice attraverso la formulazione di osservazioni alla relazione peritale agli stessi inviata, alle quali l’esperto dovrà fornire apposita risposta scritta. Ai sensi dell’art. 195, comma 3, ultima parte cod. proc. civ. il consulente provvederà a depositare in cancelleria “la relazione, le osservazioni delle parti, e una sintetica valutazione sulle stesse”.

Come già osservato da questa Corte, con affermazione specificamente riferita al procedimento di accertamento tecnicopreventivo ex art. 445 bis cod. proc. civ., ma estensibile, per identità di ratio, anche all’ipotesi di consulenza tecnica d’ufficio disposta ed espletata nell’ordinario giudizio di cognizione, il secondo termine previsto dall’art. 195 cod. proc. civ., comma 3, così come modificato dalla legge n. 69 del 2009, svolge, ed esaurisce, la sua funzione nel sub-procedimento che si conclude con il deposito della relazione dell’ausiliare, sicché, in difetto di esplicita previsione in tal senso, la mancata prospettazione al consulente tecnico di ufficio di rilievi critici non preclude alla parte di arricchire e meglio specificare le relative contestazioni difensive nel prosieguo del procedimento (Cass. 07/06/2018, n. 14880; Cass. 31/10/2019, n. 28114, in motivazione).


Cass. n. 16870/2020

La C.T.U. è mezzo istruttorio diverso dalla prova vera e propria, sottratto alla disponibilità delle parti e affidato al prudente apprezzamento del giudice di merito, rientrando nel suo potere discrezionale la valutazione di disporre la nomina dell’ausiliario e potendo la motivazione dell’eventuale diniego del giudice di ammissione del mezzo essere anche implicitamente desumibile dal contesto generale delle argomentazioni svolte e dalla valutazione del quadro probatorio unitariamente considerato (Cass. n. 326/2020; conformi: Cass. n. 9461/2010; n. 15219/2007).


Cass. n. 15812/2020

Cass. II civ. n. 5422 del 15/04/2002: tutte le ipotesi di nullità della consulenza tecnica – ivi ricompresa quella dovuta all’eventuale allargamento dell’indagine tecnica oltre i limiti delineati dal giudice o consentiti dai poteri che la legge conferisce al consulente – hanno carattere relativo e devono essere fatte valere nella prima udienza successiva al deposito della relazione, restando altrimenti sanate. In senso conforme Cass. III civ. n. 746 del 14/01/2011 e n. 15747 del 15/06/2018.

Cass. n. 12231 del 19/08/2002: il consulente tecnico di ufficio può tener conto di documenti non ritualmente prodotti in causa solo con il consenso delle parti, in mancanza del quale la suddetta attività dell’ausiliare è, al pari di ogni altro vizio della consulenza tecnica, fonte di nullità relativa soggetta al regime di cui all’art. 157 cod. proc. civ., con la conseguenza che il difetto deve ritenersi sanato se non è fatto valere nella prima istanza o difesa successiva al deposito della relazione peritale.

Cfr. inoltre Cass. I civ. n. 24323 del 22/11/2007, secondo cui il c.t.u., nell’espletamento del mandato ricevuto, può acquisire ai sensi dell’art. 194 cod. proc. civ. – che consente di chiedere chiarimenti alle parti ed assumere informazioni dai terzi – circostanze di fatto relative alla controversia e all’oggetto dell’incarico. Tali circostanze di fatto, se accompagnate dO’indicazione delle fonti e se non contestate nella prima difesa utile, costituiscono fatti accessori validamente acquisiti al processo che possono concorrere con le altre risultanze di causa alla formazione del convincimento del giudice ed essere da questi posti a base della decisione unitamente ai fatti principali.

Cass. III civ. n. 4448 del 25/02/2014: le contestazioni ad una relazione di consulenza tecnica d’ufficio costituiscono eccezioni rispetto al suo contenuto, sicché sono soggette al termine di preclusione di cui al secondo comma dell’art. 157 cod. proc. civ., dovendo, pertanto, dedursi – a pena di decadenza – nella prima istanza o difesa successiva al suo deposito).


Cass. n. 13919/2020

Le contestazioni sollevate ad una consulenza tecnica d’ufficio dalle parti possono riguardare il procedimento, oppure il contenuto di essa.

Le prime integrano eccezioni di nullità e si inquadrano nell’ambito di applicazione degli art. 156-157 c.p.c., onde la relativa eccezione va sollevata nella prima difesa (da ultimo Cass. n. 30139 del 2018), mentre solo le seconde costituiscono argomentazioni difensive, sebbene non di carattere  tecnico-giuridico, le quali non soggiacciono a detto rigoroso termine di decadenza (cfr. Cass. n. 15418 del 2016).

Anche laddove l’alterazione procedimentale determini un pregiudizio del diritto di difesa (ad ex. per mancata comunicazione alle parti della data di inizio delle operazioni peritali o mancata loro partecipazione alla prosecuzione delle operazioni), essa si traduce, per consolidata giurisprudenza di legittimità (tra molte v. Cass. n. 1744 del 2013), in una nullità assoggettata al rigoroso limite preclusivo di cui all’art. 157 c.p.c. sicché tale nullità resta sanata se non eccepita nella prima istanza o difesa successiva al deposito.

Inoltre occorre ancora una volta ribadire che, secondo questa Corte, la denuncia di vizi fondati sulla pretesa violazione di norme processuali non tutela l’interesse all’astratta regolarità dell’attività giudiziaria, ma garantisce solo l’eliminazione del pregiudizio subito dal diritto di difesa della parte in conseguenza della denunciata violazione, potendo trovare applicazione la sanzione di nullità solo nel caso in cui l’erronea applicazione della regola processuale abbia comportato, per la parte, una lesione del diritto di difesa che abbia avuto riflessi sulla decisione di merito (tra molte: Cass. n. 4340 del 2010; n. 3024 del 2011; n. 6330 del 2014; n. 26831 del 2014; n. 26157 del 2014).


Cass. n. 11545/2020

E’ bene rammentare al riguardo, che la consulenza tecnica d’ufficio è mezzo istruttorio (e non una prova vera e propria) che ha la funzione di offrire al giudice l’ausilio delle specifiche conoscenze tecnico-scientifiche che si rendono necessarie al fine del decidere; è quindi sottratta alla disponibilità delle parti ed affidata al prudente apprezzamento del giudice di merito, rientrando nel suo potere discrezionale la valutazione di disporre la nomina dell’ausiliario giudiziario, la motivazione dell’eventuale diniego potendo anche essere ‘rriplicitamente desumibile dal contesto generale delle argomentazioni svolte, nonchè dalla valutazione del quadro probatorio unitariamente considerato effettuata dal suddetto giudice (vedi ex plurimis, Cass. 5/7/2007 n.15219, cui adde Cass. 21/4/2010 n. 9461).


2019

Cass. n. 23927/2019

La nullità della consulenza tecnica si ha nel caso di mancato rispetto delle esigenze del contraddittorio che si sia concretato influenzando le conclusioni del consulente e pregiudicato il diritto di difesa delle parti (cfr. in termini Cass. n. 18598/2008; Cass. n. 4511/1997).

Si tratta, comunque, di nullità relativa che rimane sanata se non eccepita nella prima udienza o difesa successiva al deposito della consulenza (cfr. Cass. n. 7243/2006; Cass. n. 5762/2005) e l’eccezione di nullità non può essere generica, dovendo la parte specificare quali lesioni del diritto di difesa siano conseguite alla denunciata irregolarità (Cass. n. 13428/2007; Cass. n. 9231/2001).


Cass. n. 22931/2019

La parte che addebita alla consulenza tecnica d’ufficio lacune di accertamento o errori di valutazione oppure si duole di erronei apprezzamenti contenuti in essa (o nella sentenza che l’ha recepita) ha l’onere di trascrivere integralmente nel ricorso per cassazione almeno i passaggi salienti e non condivisi e di riportare, poi, il contenuto specifico delle critiche ad essi sollevate, al fine di evidenziare gli errori commessi dal giudice del merito nel limitarsi a recepirla e nel trascurare completamente le critiche formulate in ordine agli accertamento ed alle conclusioni del consulente d’ufficio.

Le critiche mosse alla consulenza ed alla sentenza devono pertanto possedere un grado di specificità tale da consentire alla Corte di legittimità di apprezzarne la decisività direttamente in base al ricorso (Cass. n. 13845 del 2007, v. pure Cass. n. 3224 e 16368 del 2014), dovendosi escludere che la precisazione possa viceversa consistere in generici riferimenti ad alcuni elementi di giudizio, meri commenti, deduzioni o interpretazioni, traducentisi in una sostanziale prospettazione di tesi difformi da quelle recepite dal giudice di merito, di cui si chiede a tale stregua un riesame, inammissibile in sede di legittimità (Cass. n. 17369 del 2004, conf. Cass. n. 21090 del 2004, n. 79 del 2006, n. 9254 del 2007; v. Cass. n. 13845 del 2007).


Cass. n. 21561/2019

In materia di prestazioni previdenziali derivanti da patologie relative allo stato di salute dell’assicurato, il difetto di motivazione, denunciabile in cassazione, della sentenza che abbia prestato adesione alle conclusioni del consulente tecnico d’ufficio è ravvisabile in caso di palese devianza dalle nozioni correnti della scienza medica, la cui fonte va indicata, o nella omissione degli accertamenti strumentali dai quali secondo le predette nozioni non può prescindersi per la formulazione di una corretta diagnosi, mentre al di fuori di tale ambito la censura anzidetta costituisce mero dissenso diagnostico non attinente a vizi del processo logico formale traducendosi, quindi, in un’inammissibile critica del convincimento del giudice (Cfr ord. n. 1652/2012; ord. n. 22707/2009; sent. n. 9988/2009).


Cass. n. 21566/2019

La nullità derivante dal mancato invio della bozza alle parti è suscettibile anche di sanatoria per rinnovazione, potendo il contraddittorio sui risultati dell’indagine essere recuperato dal giudice e ripristinato successivamente al deposito della relazione, in modo da potere comunque, all’esito, esercitare con piena cognizione di causa i poteri attribuiti ai sensi dell’art. 196 cod.proc.civ., vale a dire valutare la necessità o l’opportunità di assumere chiarimenti dall’ausiliare, disporre accertamenti suppletivi o addirittura la rinnovazione delle indagini o la sostituzione del consulente.

Nella specie tale sanatoria si è verificata con le osservazioni, verbalizzate all’udienza di discussione della causa, prese in esame dalla Corte di merito con analitica motivazione e accertamento in fatto, insindacabile in sede di legittimità e non incrinata in alcun modo dall’assunto difensivo del mancato contraddittorio tecnico con l’ausiliare in ragione della minor capacità di interlocuzione del difensore, come tale sprovvisto del bagaglio di cognizioni mediche proprie di un ausiliario tecnico di parte.


Cass. n. 14067/2019

In tema di impugnazioni civili, le conclusioni assunte dal consulente tecnico sono impugnabili con ricorso per cassazione solamente qualora le censure ad esse relative siano state tempestivamente prospettate avanti al giudice del merito (Cass. n. 2707\04, Cass. 31 marzo 2006 n. 7696; Cass. 8 giugno 2011 n. 12532).


Cass. n. 11707/2019

Il giudizio sulla necessità ed utilità di far ricorso allo strumento della consulenza tecnica d’ ufficio rientra nel potere discrezionale del giudice del merito che può provvedervi anche senza alcuna richiesta delle parti, la cui decisione è, di regola, incensurabile nel giudizio di legittimità (Cass. n. 9461 del 21/04/2010; Cass. n. 4660 del 02/03/2006; Cass. n. 5422 del 15/04/2002).


Cass. n. 9117/2019

Secondo un risalente e consolidato orientamento, affermatosi anteriormente alla modifica dell’art. 360, comma 1, n. 5, cod. proc. civ. (operata con l’art. 54 decreto legge 22 giugno 2012 n. 83, convertito in legge 7 agosto 2012 n. 134), in caso di richiesta di una consulenza tecnica di ufficio, laddove questa risulti l’unico possibile mezzo di accertamento e/o di valutazione sul piano tecnico dei fatti allegati dalla parte, la sentenza che si limiti a rigettare la richiesta con l’affermazione che i fatti in questione devono essere provati dalla parte che li allega è viziata sul piano della motivazione (cfr. Cass. 23/02/1985 n. 1618, 15/05/1987 n. 4472, 09/12/1996 n. 10938, 10/03/2004 n. 4927, 01/03/2007 n. 4853, 16/04/2008 n. 10007, 03/01/2011 n. 72, 10/09/2013 n. 20695, 22/01/2015 n. 1190, 01/09/2015 n. 17399).

Dopo la modifica dell’art. 360, comma 1, n. 5 cod. proc. civ., si è affermato che in siffatta situazione sussisterebbe comunque il vizio indicato nella nuova formulazione della disposizione, se il rigetto dell’istanza probatoria si risolva nell’omesso esame di uno specifico fatto storico, decisivo e controverso, ovvero laddove esso sia fondato su motivazione apparente o perplessa, di modo che resti preclusa alla parte la possibilità di assolvere l’onere probatorio su lei gravante (cfr. Cass. 21/11/2017 n. 27574 23/03/2017 n. 7472 e 22/06/2016 n. 12884).


Cass. n. 8300/2019

In tema di consulenza tecnica d’ufficio, l’omesso invio alle parti della bozza di relazione dà luogo a un’ipotesi di nullità a carattere relativo, suscettibile di sanatoria se il vizio non è eccepito nella prima difesa utile successiva al deposito della perizia.

La sanatoria può avvenire anche per rinnovazione, quando il contraddittorio sia recuperato dal giudice dopo il deposito della relazione, con la rimessione in termini delle parti per formulare le proprie osservazioni, al fine di consentire il pieno esercizio dei poteri di cui all’art. 196 cod. proc. civ..

Sulla validità della relazione del consulente tecnico d’ufficio non incide l’eventuale nullità di alcune rilevazioni od accertamenti compiuti dal consulente medesimo, per violazione del principio del contraddittorio e conseguente pregiudizio del diritto di difesa delle parti, ove tali rilevazioni od accertamenti non abbiano spiegato alcun effetto sul contenuto della consulenza e sulle relative conclusioni finali (Cass. 4981 del 1977; Cass. n. 3893 del 2017).

L’invalidità dell’attività compiuta dal consulente tecnico, perchè svolta in violazione del principio del contraddittorio e al di fuori del necessario controllo delle parti, dunque, qualora la suddetta lesione non si sia riverberata sull’atto conclusivo, consistente nella relazione di consulenza, con esiti che è onere del ricorrente mettere in evidenza, non si traduce in una nullità che possa assumere rilevanza (Cass. 16441 del 2011).


Cass. n. 6678/2019

Le conclusioni della consulenza tecnica d’ufficio disposta dal giudice non possono utilmente essere contestate in sede di ricorso per cassazione mediante la pura e semplice contrapposizione ad esse di diverse valutazioni perché tali contestazioni si rivelano dirette non già ad un riscontro della correttezza del giudizio formulato dal giudice di appello bensì ad una diversa valutazione delle risultanze processuali; e tale profilo non rappresenta un elemento riconducibile al procedimento logico seguito dal giudice bensì costituisce semplicemente una richiesta di riesame del merito della controversia, inammissibile in sede di legittimità (Cfr. ex plurimis, Cass. nn. 14374/2008, 7341/2004 e 15796/2004).


Cass. n. 6339/2019

Allorché ad una consulenza tecnica d’ufficio siano mosse critiche puntuali e dettagliate da un consulente di parte, il giudice che intenda disattenderle ha l’obbligo di indicare nella motivazione della sentenza le ragioni di tale scelta, senza che possa limitarsi a richiamare acriticamente le conclusioni del proprio consulente, ove questi, a sua volta, non si sia fatto carico di esaminare e confutare i rilievi di parte.


2018

Cass. n. 4070/2018

Se è vero che il giudice di merito si può avvalere delle conclusioni raggiunte dal proprio consulente, mediante un richiamo dei contenuti salienti della relazione, è pure da ribadire che, allorché ad una consulenza tecnica d’ufficio siano mosse critiche puntuali e dettagliate da un consulente di parte, il giudice che intenda disattenderle ha l’obbligo di indicare nella motivazione della sentenza le ragioni di tale scelta, senza che possa limitarsi a richiamare acriticamente le conclusioni del proprio consulente, ove questi a sua volta non si sia fatto carico di esaminare e confutare i rilievi di parte (Cass. 24 aprile 2008, n. 10688; conforme, fra le più recenti, Cass. n. 23637/2016).


Cass. n. 504/2018

In tema di risarcimento del danno è possibile assegnare alla consulenza tecnica d’ufficio ed alle correlate indagini peritali funzione “percipiente”, quando essa verta su elementi già allegati dalla parte, ma che soltanto un tecnico sia in grado di accertare, per mezzo delle conoscenze e degli strumenti di cui dispone. In applicazione del principio, quindi, è stata cassata con rinvio la sentenza impugnata, che aveva ritenuto esplorativa la consulenza d’ufficio, richiesta in ordine alla quantificazione del danno).


Cass. n. 100/2018

Il consulente tecnico d’ufficio può acquisire, mediante l’anamnesi lavorativa, ai sensi dell’art. 194 c.p.c. (che consente richiesta di chiarimenti alle parti o informazioni da terzi), circostanze di fatto relative alle cause – professionali e non – della malattia denunciata, le quali, se non contestate nella prima difesa utile, costituiscono fatti accessori legittimamente acquisiti al processo, che possono essere posti, unitamente ai fatti principali, a base della decisione del giudice (Cass. n. 4252 del 2004).

In ogni caso, poi le parti possono svolgere un controllo sull’operato del consulente tecnico di ufficio a mezzo dei consulenti da loro nominati, ai sensi dell’art. 201, comma 1, c.p.c.. (Cass. n. 19816 del 2013).


2017

Cass. n. 30874/2017

In tema di ricorso per cassazione per vizio di motivazione, la parte che addebita alla consulenza tecnica d’ufficio lacune di accertamento o errori di valutazione oppure si duole di erronei apprezzamenti contenuti in essa (o nella sentenza che l’ha recepita) ha l’onere di trascrivere integralmente nel ricorso per cassazione almeno i passaggi salienti e non condivisi e di riportare, poi, il contenuto specifico delle critiche ad essi sollevate, al fine di evidenziare gli errori commessi dal giudice del merito nel limitarsi a recepirla e nel trascurare completamente le critiche formulate in ordine agli accertamento ed alle conclusioni del consulente d’ufficio.

Le critiche mosse alla consulenza ed alla sentenza devono pertanto possedere un grado di specificità tale da consentire alla Corte di legittimità di apprezzarne la decisività direttamente in base al ricorso (Cass. n. 13845 del 2007, v. pure Cass. n. 3224 e 16368 del 2014), dovendosi escludere che la precisazione possa viceversa consistere in generici riferimenti ad alcuni elementi di giudizio, meri commenti, deduzioni o interpretazioni, traducentisi in una sostanziale prospettazione di tesi difformi da quelle recepite dal giudice di merito, di cui si chiede a tale stregua un riesame, inammissibile in sede di legittimità (Cass. n. 17369 del 2004, conf. Cass. n. 21090 del 2004, n. 79 del 2006, n. 9254 del 2007; v. Cass. n. 13845 del 2007).

Solo allorché ad una consulenza tecnica d’ufficio siano mosse critiche puntuali e dettagliate da un consulente di parte, il giudice che intenda disattenderle ha l’obbligo di indicare nella motivazione della sentenza le ragioni di tale scelta, senza che possa limitarsi a richiamare acriticamente le conclusioni del proprio consulente, ove questi a sua volta non si sia fatto carico di esaminare e confutare i rilievi di parte (incorrendo, in tal caso, nel vizio di motivazione deducibile in sede di legittimità ai sensi dell’art. 360 n. 5 cod. proc. civ. (Cass. n. 10688 del 2008, 25862 del 2011, 23637 del 2016).