Cass. n. 12195/2020

Come già affermato da questa Corte, esorbita dai limiti di una consentita  “emendatio libelli” il mutamento della “causa petendi che consista in una vera e  propria modifica dei fatti costitutivi del diritto fatto valere in giudizio, tale da introdurre nel processo un tema di indagine e di decisione nuovo perché fondato su presupposti diversi da quelli prospettati nell’atto introduttivo del giudizio, così da porre in essere una pretesa diversa da quella precedente (Cass., n. 32146 del 2018).

Si ha mutatio libelli quando, come nella specie, la parte immuti l’oggetto della pretesa ovvero quando introduca nel processo, attraverso la modificazione dei fatti giuridici posti a fondamento dell’azione, un tema di indagine e di decisione completamente nuovo, fondato su presupposti totalmente diversi da quelli prospettati nell’atto introduttivo e tale da disorientare la difesa della controparte e da alterare il regolare svolgimento del contraddittorio (Cass., n. 1585 del 2015, n. 18275 del 2014).


Cass. n. 9744/2018

La formula con cui una parte domanda al giudice di condannare la controparte al pagamento di un importo indicato in una determinata somma <o in quella somma maggiore o minore che risulterà di giustizia> non può essere considerata – agli effetti dell’art. 112 c.p.c. – come meramente di stile, in quanto essa (come altre consimili), lungi dall’avere un contenuto meramente formale, manifesta la ragionevole incertezza della parte sull’ammontare del danno effettivamente da liquidarsi e ha lo scopo di consentire al giudice di provvedere alla giusta liquidazione del danno senza essere vincolato all’ammontare della somma determinata che venga indicata, in via esclusiva, nelle conclusioni specifiche” (cfr. Cass. n. 4727 del 1984; tra le altre successive conformi v. Cass. n. 1324 e 2641 del 2006; Cass. n. 12724 del 2016; Cass. n. 22330 del 2017).


Cass. n. 7314/2019

Con le memorie di cui all’art. 378 cod. proc. civ. (e, si aggiunge, con quelle di cui all’art. 380 bis.l. c.p.c.) destinate esclusivamente ad illustrare e chiarire le ragioni già compiutamente svolte con l’atto di costituzione ed a confutare le tesi avversarie, non è possibile specificare od integrare, ampliandolo, il contenuto delle originarie argomentazioni che non fossero state adeguatamente prospettate o sviluppate con il detto atto introduttivo, e tantomeno, per dedurre nuove eccezioni o sollevare nuove questioni di dibattito, diversamente violandosi il diritto di difesa della controparte in considerazione dell’esigenza per quest’ultima di valersi di un congruo termine per esercitare la facoltà di replica (Cass. S.U. n. 11097 del 15/05/2006, Cass. n. 3471 del 22/02/2016).


Cass. n. 6952/2019

Costituisce domanda nuova, non proponibile per la prima volta in appello, quella che, alterando anche uno soltanto dei presupposti della domanda iniziale, introduca una “causa petendi” fondata su situazioni giuridiche non prospettate in primo grado, inserendo nel processo un nuovo tema di indagine, sul quale non si sia formato in precedenza il contraddittorio” (cfr. Cass. 29.7.2014 n. 17176, Cass. 11.4.2013 n. 8842).


Cass. n. 4082/2019

Nell’ordinario giudizio di cognizione, che si instaura a seguito dell’opposizione a decreto ingiuntivo, l’opposto, rivestendo la posizione sostanziale di attore, non può avanzare domande diverse da quelle fatte valere con l’ingiunzione, potendo a tale principio derogarsi solo quando, per effetto di una riconvenzionale formulata dall’opponente, la parte opposta si venga a trovare a sua volta in una posizione processuale di convenuto cui non può essere negato il diritto di difesa, rispetto alla nuova o più ampia pretesa della controparte, mediante la proposizione di una “reconventio reconventionis”, che però, per non essere tardiva, può essere introdotta solo nella domanda di risposta e non nel corso del giudizio di primo grado” (Cass. n. 22754/2013; conf. Cass.n.16564/2018).


Cass. n. 30900/2018

La previsione del secondo comma dell’art. 1453 c.c., in forza della quale è possibile, in deroga alle norme processuali che dispongono il divieto della mutatio libelli nel corso del processo, la sostituzione della domanda di risoluzione per inadempimento a quella originaria di adempimento del contratto, non può essere estesa al caso in cui la domanda originaria abbia avuto ad oggetto il risarcimento del danno, che integra una azione con un petitum del tutto diverso sia dalla domanda di adempimento che da quella di risoluzione.


Cass. n. 26804/2018

La diversa quantificazione o specificazione della pretesa, fermi i fatti costitutivi, non comporta prospettazione di una nuova causa petendie, quindi, una mutatio libelli,integrando, invece, una mera emendatio libelli,come tale ammissibile sia nel corso del giudizio di primo grado che in grado di appello» (cfr., exmultis, Cass. nn. 9266/2010; 14961/2006; 4828/2006).


Cass. n. 16939/2018

Il giudice ha il potere- dovere di qualificare giuridicamente l’azione e di attribuire al rapporto dedotto in giudizio un nomen iuris diverso da quello indicato dalle parti, purché non sostituisca la domanda proposta con una diversa, modificando i fatti costitutivi e fondandosi su una realtà fattuale non dedotta e allegata in giudizio.

Nel caso di specie, i giudici di secondo grado non hanno introdotto nel processo una causa petendidiversa da quella enunciata dalla parte a sostegno della domanda, ma, facendo corretta applicazione del principio iura novit curiadi cui all’art. 113, primo comma, c.p.c., da porre in immediata correlazione con quello sancito al precedente articolo, hanno assegnato una diversa qualificazione giuridica ai rapporti dedotti in lite ed all’azione esercitata in causa, ricercando le norme giuridiche applicabili alla fattispecie (cfr., tra le altre, Cass. nn. 13945/2012; 25140/2010; 18249/2009) ed effettuando, appunto, una operazione di qualificazione giuridica del rapporto, correttamente e motivatamente ritenuto di lavoro subordinato a tempo indeterminato anche relativamente al periodo successivo al 30.11.2006 e sino al 31.7.20017, durante il quale lo stesso era stato formalizzato come contratto ad intermittenza.


Cass. n. 8147/2018

Ove ricorrano gravi motivi, ai sensi dell’art.420 c.p.c., è  consentita la possibilità di modifica della domanda previa autorizzazione del giudicante (vedi Cass. S.U. 13/7/1993 n.7708, cui adde, ex multis, Cass.25/11/2005 n.24900) secondo cui nel rito del lavoro, l’onere imposto al ricorrente dall’art. 414 n. 4 cod. proc. civ., relativo all’esposizione degli elementi di fatto e di diritto che integrano la fattispecie costitutiva del diritto fatto valere in giudizio, è sanzionato dalla decadenza, come si desume dalla norma dell’art. 420 dello stesso codice secondo la quale l’attore può modificare la domanda giudiziale, ed in particolare la “causa petendi”, solo se ricorrono gravi motivi e previa autorizzazione del giudice.

Tale decadenza non può essere vinta dall’eventuale accettazione del contraddittorio ad opera della controparte, atteso che nel rito del lavoro la disciplina della fase introduttiva del giudizio – e, a maggior ragione, quella (art. 437, secondo comma, cod. proc. civ.) del giudizio di appello – risponde ad esigenze di ordine pubblico attinenti al funzionamento stesso del processo, in aderenza ai principi di immediatezza, oralità e concentrazione che lo informano, nonché in linea con il principio della ragionevole durata del processo.


Cass. n. 6597/2018

E’ possibile l’ampliamento del thema decidendumprevia l’autorizzazione del giudice ex art. 420, 10comma, cod. proc. civ., ricorrendone gravi motivi, come quando il contenuto della memoria difensiva ex art. 416 cod. proc. civ. abbia giustificato l’allegazione di una nuova ragione di illegittimità del licenziamento e quindi la proposizione di una nuova domanda” (Cass. n. 270/2005).

E’ da considerare al riguardo che la linea di separazione tra mutamento non consentito della domanda e modifica invece consentita, ai sensi dell’art. 420, comma 1°, cod. proc. civ., deve tracciarsi con riferimento al criterio della sussistenza (nella prima ipotesi) o della insussistenza (nella seconda) di un concreto pregiudizio per il diritto di difesa della controparte, che non deve essere posta di fronte ad una controversia del tutto difforme da quella originariamente prospettata: ciò che si realizza – come più volte precisato da questa Corte – in presenza di un petitum diverso e più ampio oppure di una causa petendi basata su fatti costitutivi del diritto radicalmente differenti da quelli delineati nell’atto introduttivo della lite, così da provocare un effetto di sorpresa e disorientamento e da determinare una sopravvenuta carenza o inidoneità degli strumenti di resistenza già apprestati, alterando di conseguenza il regolare ed equilibrato corso del processo.

Tale alterazione deve conseguentemente escludersi ove la modifica dei termini della controversia venga a dipendere dalle allegazioni in fatto contenute nella memoria di costituzione avversaria (e, pertanto, da fatti di cui la controparte in tal modo dimostri di avere già conoscenza), non attuandosi in questo caso alcuna pregiudizievole estensione del thema probandum e rimanendo pienamente integra la parità delle parti nel processo.