Cass. n. 21460/2019

Il principio di non contestazione può operare in relazione a fatti, costitutivi, modificativi o estintivi del diritto azionato (cfr. Cass. n. 17966/2016) e non anche rispetto a fattispecie giuridiche, come l’accertamento del diritto al risarcimento del danno, che richiedono un riscontro sulla condotta, sul nesso di causalità, sull’evento e sul pregiudizio economico, a carattere fortemente valutativo, che devono essere necessariamente ricondotte al thema probandum come disciplinatodall’art. 2697 cod. civ. e la cui verificazione spetta al giudice. (cfr. sul principio Cass. n. 19181/2016).


Cass. n. 21302/2019

Nel rito del lavoro, il convenuto ha l’onere della specifica contestazione dei conteggi elaborati dall’attore, ai sensi degli artt. 167, primo comma, e 416, terzo comma cod. proc. civ., e tale onere opera anche quando il convenuto contesti in radice la sussistenza del credito, poiché la negazione del titolo degli emolumenti pretesi non implica necessariamente l’affermazione dell’erroneità della quantificazione, mentre la contestazione dell’esattezza del calcolo ha una sua funzione autonoma, sia pure subordinata, in relazione alle caratteristiche generali del rito del lavoro, fondato su un sistema di preclusioni diretto a consentire all’attore di conseguire rapidamente la pronuncia riguardo al bene della vita reclamato.

Ne consegue che la mancata o generica contestazione in primo grado rende i conteggi accertati in via definitiva, vincolando in tal senso il giudice (cfr. ex plurimis Cass. n. 4051 del 2011, Cass. n. 10116 del 2015, Cass. n. 29236 del 2017, Cass. n. 5949 del 2018).


Cass. n. 15775/2019

La non contestazione dei fatti non costituisce prova legale, bensì un mero elemento di prova, sicchè il giudice di appello, ove nuovamente investito dell’accertamento dei medesimi fatti con specifico motivo di impugnazione, è chiamato a compiere una valutazione discrezionale di tutto il materiale probatorio ritualmente acquisito, senza essere vincolato alla condotta processuale tenuta dal convenuto nel primo grado del giudizio. (cfr., ex aliis, Cass. 4.4.2017 n. 8708).

Peraltro, se il giudice ha ritenuto “contestato” uno specifico fatto e, in assenza di ogni tempestiva deduzione al riguardo, abbia proceduto all’ammissione ed al conseguente espletamento di un mezzo istruttorio in ordine all’accertamento del fatto stesso, la successiva allegazione di parte diretta a far valere l’altrui pregressa “non contestazione” diventa inammissibile (Cass. 16.3.2012 n. 4249).

La non contestazione del fatto ad opera della parte che ne abbia l’onere è irreversibile, ma non impedisce al giudice di acquisire comunque la prova del fatto non contestato, sicchè in tale ultima ipotesi resta superata la questione sulla pregressa non contestazione di quei fatti che, se ravvisata, avrebbe comportato l’esclusione di essi dal “thema probandum” (cfr. Cass. 13.3.2012 n. 3951).


Cass. n. 10856/2019

Nel processo del lavoro le parti concorrono a delineare la materia controversa, di talché la mancata contestazione del fatto costitutivo del diritto rende inutile provare il fatto stesso perché lo rende incontroverso, mentre la mancata contestazione dei fatti dedotti in esclusiva funzione probatoria opera unicamente sulla formazione del convincimento del giudice (Cass., S.U., n. 11353 del 2004; n. 1878 del 2012).


Cass. n. 87/2019

I fatti allegati da una delle parti, vanno considerati “pacifici” e quindi possono essere posti a fondamento della decisione quando siano stati esplicitamente ammessi dalla controparte oppure quando questa, pur non avendoli espressamente contestati, abbia tuttavia assunto una posizione difensiva assolutamente incompatibile con la loro negazione, così implicitamente ammettendone l’esistenza, (Cass. n. 23816 del 2010; Cass. n. 10482 del 2001).


Cass. n. 7843/2018

La contestazione da parte del convenuto dei presupposti di fatto e di diritto sui quali è basata la pretesa dell’attore, nella quale deve ritenersi compresa anche la contestazione della valenza probatoria degli elementi di prova documentale prodotti dall’attore per dimostrarne la sussistenza, non costituisce una eccezione (né in senso stretto ne’ in senso lato), ma rientra fra le mere difese con possibilità di relativa deduzione nel giudizio di appello, senza possibilità di estendere la valenza del medesimo principio alla contestazione delle regole di elaborazione dei conteggi oggetto dei poteri valutativi del giudice.

Nel rito del lavoro, il difetto di specifica contestazione dei conteggi elaborati dall’attore per la quantificazione del credito oggetto di domanda di condanna, può avere rilievo solo quando si riferisca a fatti, non semplicemente alle regole legali o contrattuali di elaborazione dei conteggi medesimi, e sempre che si tratti di fatti non incompatibili con le ragioni della contestazione concernente l’an debeatur” (cfr. Cass. S.U. 23 gennaio 2002, n. 761, emanata a composizione di contrasto di giurisprudenza, Cass. 22.12.2005 n. 28381 – punto 14.2 -, Cass. 8.8.2003 n. 12010).


Cass. n. 5949/2018

L’art. 416 c.p.c. impone al convenuto di «prendere posizione, in maniera precisa e non limitata ad una generica contestazione», in ordine ai fatti affermati dall’attore, il che, con specifico riguardo ai conteggi eventualmente prodotti da quest’ultimo circa l’ammontare del proprio credito, implica che non sia all’uopo sufficiente un mero dissenso (Cass. n. 25588 del 2010), ma occorra una critica precisa e puntuale che individui il vizio da cui il conteggio in considerazione sarebbe affetto e si offra contestualmente di provarne il fondamento (Cass. nn. 11667 del 2010, 6202 del 2004), dovendo ritenersi che la contestazione sia tamquam non essetqualora non involga specifiche circostanze di fatto suscettibili di dimostrare la non congruità e la non rispondenza al vero dei conteggi medesimi, le quali devono risultare dagli atti o essere successivamente provate (Cass. n. 83 del 2003).


Cass. n. 266/2018

Nel rito del lavoro, intanto la mancata contestazione da parte del convenuto può avere l’effetto di far ritenere incontroverso un fatto – costitutivo e non dedotto in esclusiva funzione probatoria – in quanto i dati fattuali, interessanti sotto diversi profili la domanda attrice, siano stati tutti esplicitati in modo esaustivo in ricorso attesa la esistenza nel rito del lavoro di una circolarità tra oneri di allegazione, oneri di contestazione ed oneri di prova, donde l’impossibilità di contestare o richiedere prova – oltre i termini preclusivi stabiliti dal codice di rito – su fatti non allegati nonché su circostanze che, pur configurandosi come presupposti o elementi condizionanti il diritto azionato, non siano state esplicitate in modo espresso e specifico nel ricorso introduttivo (v. tra le altre, Cass. SS.UU.17/6/2004 n.11353, Cass. 4/10/2013 n.22738).