Cass. n. 18394/2019

A norma dell’art. 2, comma 1, della legge n. 443 del 1985 può definirsi imprenditore artigiano solo colui che, nell’esercizio professionale dell’impresa, esplichi “in misura prevalente il proprio lavoro, anche manuale nel processo produttivo”.

Questa Corte, interpretando tale norma, ha chiarito che per assumere la predetta qualifica il titolare dell’impresa deve svolgere in essa non solo un lavoro personale, ma è altresì necessario che si tratti di un lavoro “anche manuale” (Cass. n. 28431 del 22/12/2011, che ha ribadito quanto già affermato in una sentenza risalente – Cass. n. 2495 del 06/03/1998- secondo cui «Confligge con la lettera e con la “ratio” delle norme di cui agli artt. 2 e 3 della legge 443 del 1985 l’assunto secondo cui il socio non apportatore di opera manuale di un’impresa artigiana composta da due persone debba, in conseguenza della sola vicenda della sua formale contitolari dell’impresa, essere considerato, al pari del socio apportatore di opera manuale, personalmente imprenditore artigiano, mentre, a mente del citato art. 2 della legge 443 del 1985, imprenditore artigiano è, pur sempre, soltanto colui che eserciti personalmente, professionalmente ed in qualità di titolare l’impresa stessa, assumendone la piena responsabilità con tutti gli oneri ed i rischi inerenti alla sua direzione e gestione, e svolgendo in misura prevalente il proprio lavoro, anche manuare, nel processo produttivo.

Ne consegue che non tutti i soci di una impresa artigiana possono – in assenza dei requisiti specificamente e tassativamente elencati nelle citate norme di cui alla legge 8 agosto 1985, n. 443, e per il solo fatto di risultare contitolari della relativa impresa – legittimamente dirsi “imprenditori artigiani”, pur espletando, nell’organizzazione del lavoro, incombenze meramente amministrative e senza, per contro, svolgere la (necessaria) attività manuale, prestata, invece, dal (dai) consoci (Nell’affermare il principio di dritto di cui in massima, la S.C. ha cassato la sentenza del giudice di merito che aveva rigettato la domanda di cancellazione dagli elenchi nominativi degli artigiani avanzata, a fini di sgravi contributivi, dal socio di un panificio che, aveva evidenziato, a fondamento della richiesta, la sua qualità di socio non apportatore di opera manuale nella società).


Cass. n. 31079/2017

La questione controversa concerne la possibile coesistenza, nello stesso periodo temporale, della contribuzione volontaria nella Gestione speciale artigiani e della contribuzione obbligatoria nella Gestione separata e, in altri termini, se sia consentita la prosecuzione volontaria presso una delle gestioni dei lavoratori autonomi (artigiani) in presenza di altra contribuzione obbligatoria.

La cornice in cui si inscrive è data dalle disposizioni normative di seguito richiamate.

L’art.5, terzo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 3 dicembre 1971, n.1432, recita: «Non è consentito il versamento di contributi volontari  nelle gestioni speciali dell’assicurazione obbligatoria per i lavoratori autonomi – disciplinate, rispettivamente, dalla legge 26 ottobre 1957, n. 1047, dalla legge 4 luglio 1959,n. 463, dalla legge 22 luglio 1966, n. 613, e successive modificazioni ed integrazioni – in corrispondenza dei periodi di iscrizione o di pensionamento a carico di una delle gestioni stesse o dell’assicurazione obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti dei lavoratori dipendenti o delle forme di previdenza esonerative o sostitutive dell’assicurazione predetta».

La Corte costituzionale, con la sentenza n. 243/1976, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del solo primo comma del citato articolo 5 ed ha ritenuto esulare dai compiti del Giudice delle leggi l’esame del terzo comma, appena illustrato, ciò implicando che risulta del tutto inconferente evocare, nella specie, la predetta decisione della Consulta, chiamata a scrutinare tutt’altra questione.

La Gestione separata, presso l’ INPS, è stata istituita con l’art.2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n.335, al fine di estendere l’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti, ai soggetti che esercitano per professione abituale, ancorché non esclusiva, attività di lavoro autonomo, di cui al comma 1 dell’art. 49 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 e successive modificazioni ed integrazioni.

La Gestione separata è alimentata con contributi obbligatori in presenza dello svolgimento di lavoro autonomo, e la contribuzione versata, in ottemperanza all’obbligo di legge introdotto dal richiamato articolo 2,comma 26, della legge n.335/95, costituisce contribuzione riferita al sistema dell’assicurazione obbligatoria, come tale rientrante nella disposizione generale (il terzo comma del citato articolo 5, d.P.R. n.1432) che ha ostacolato il versamento di contributi volontari (che, per definizione, presuppongono la cessazione dell’attività lavorativa) nelle gestioni speciali dell’assicurazione obbligatoria per i lavoratori autonomi in presenza della contemporanea contribuzione riferibile all’assicurazione obbligatoria.

La portata generale della norma, e del divieto, è rafforzata dal richiamo, con natura di chiusura, nel terzo comma dell’articolo 5, alle “forme esonerative e sostitutive dell’assicurazione obbligatoria”.

Il riferimento operato dal richiamato terzo comma dell’art.5 del d.P.R. n.1432 alle gestioni dei lavoratori autonomi ivi menzionate è da ritenere meramente esemplificativo e, se all’atto della stesura non poteva ricomprendere anche gestioni solo in seguito istituite, nondimeno sussiste un principio generale di incompatibilità del contestuale versamento, nel medesimo periodo, di contributi volontari ed obbligatori a favore di due gestioni speciali dei lavoratori autonomi.

Il rinvio mobile enunciato nell’articolo 5 deve ritenersi applicabile a tutti i lavoratori autonomi iscritti alle Gestioni speciali INPS ed anche, pertanto, agli iscritti alla Gestione separata, finalizzata, per dettato normativo, all’estensione dell’assicurazione generale obbligatoria ai soggetti che esercitano attività di lavoro autonomo, ai sensi dell’art. 49, comma 1, testo unico imposte sui redditi (approvato con d.P.R. n.917/1986).

Il diverso esito argomentato dalla Corte trentina che, evocando il “principio della libera previdenza del cittadino”, ha reputato eccezionali le disposizioni che impediscono la coesistenza nel medesimo periodo dei versamenti volontari (che presuppongono la cessazione dell’attività lavorativa) e dei versamenti obbligatori per effetto dell’iscrizione in altra gestione dei lavoratori autonomi (che presuppongono la conseguente attività svolta) e rimarcato l’introduzione nel 1995 della gestione separata, nell’ordinamento, limiterebbe solo ad alcuni lavoratori autonomi il divieto di versamento della contribuzione volontaria in una gestione speciale dell’assicurazione generale obbligatoria in presenza dell’iscrizione e del versamento di contributi obbligatori in altra gestione speciale, ed esporrebbe la disposizione in esame a censure di incostituzionalità.

Neanche occorre saggiare la plausibilità della diversa tesi disputata in giudizio, nel senso dell’introduzione del divieto soltanto con l’art.5, del decreto legislativo 30 aprile 1997, n.184, che ha espressamente esteso il regime della prosecuzione volontaria di cui al d.P.R. n.1432/1971 anche alle altre forme di previdenza obbligatoria, compresa la gestione separata di cui al citato art. 2 I.n.335/1995, escludendolo (art.9 d.lgs. n.184 domande di autorizzazione ai versamenti volontari presentate prima del 12 luglio 1997 (data entrata in vigore del citato decreto legislativo n.184), perché sono inconferenti, nella specie, le norme che disciplinano l’autorizzazione alla contribuzione volontaria nella Gestione separata, vertendosi, come detto sin qui, nella diversa ipotesi della contribuzione volontaria versata nella Gestione artigiani.

All’evidenza, l’estensione del regime della prosecuzione volontaria altre forme di previdenza, introdotta con il citato articolo 5 del decreto legislativo n.184/1997, in attuazione della delega conferita con legge n.335/1995, è funzionale al riconoscimento, fra gli altri, anche agli iscritti alla gestione separata, del diritto di versare i contributi volontari nella gestione di appartenenza e, quanto al regime transitorio introdotto, si riferisce alle domande presentate per la prosecuzione volontaria nella Gestione separata, esulando dall’intervento normativo le domande presentate per la prosecuzione volontaria nella Gestione artigiani.