Cass. n. 92/2018

Le Sezioni unite di questa Corte (sent. n. 27683 del 2008) hanno rilevato, in sede di riparto di giurisdizione, che, nel nostro ordinamento, i gruppi parlamentari, espressamente previsti dalla Costituzione (art. 72, comma 3), sono disciplinati dai regolamenti parlamentari, distinguendosi “due piani di attività dei gruppi parlamentari: uno squisitamente parlamentare, in relazione al quale i gruppi costituiscono gli strumenti necessari per lo svolgimento delle funzioni proprie del Parlamento, come previsto e disciplinato dalle norme della Costituzione, dalle consuetudini costituzionali, dai regolamenti delle camere e dai regolamenti interni dei gruppi medesimi; l’altro, più strettamente politico, che concerne il rapporto del singolo gruppo con il partito politico di riferimento, ed in ordine al quale i gruppi parlamentari sono da assimilare ai partiti politici, cui va riconosciuta la qualità di soggetti privati, con conseguente esclusione del divieto di interferenza da altri poteri, e in particolare dall’autorità giudiziaria”.

Se ne è tratta la conseguenza che “non può estendersi alle controversie dei dipendenti dei gruppi parlamentari la “giurisdizione domestica” prevista per i dipendenti della Camera in quanto, riguardo ai gruppi parlamentari ed alle relative controversie, non esiste nell’ordinamento una norma avente fondamento costituzionale sia pure indiretto (scilicet in forza di regolamento parlamentare) che autorizzi la deroga al principio della indefettibilità della tutela giurisdizionale davanti ai giudici comuni” (v. conf. Cass. SS.UU. n. 3335 del 2004).

L’orientamento che, negando l’autodichia, disconosce ogni pretesa di giurisdizione domestica e restituisce al giudice ordinario le controversie dei gruppi parlamentari con i loro dipendenti, è stato ancora di recente ribadito anche in relazione ai dipendenti dei gruppi parlamentari del Senato della Repubblica (il cui regolamento contiene, sul punto, disposizioni analoghe a quelle presenti nel regolamento della Camera dei deputati) da Cass. SS.UU. n. 27396 del 2014, che ha statuito come la controversia spetti “alla cognizione del giudice ordinario, quale giudice comune dei diritti che nascono dal rapporto di lavoro, giacché nei confronti dei loro dipendenti i gruppi parlamentari si configurano, non come organi dell’istituzione parlamentare, ma come associazioni non riconosciute, e quindi come soggetti privati”.

Nell’ambito della medesima controversia che ha dato origine all’affermazione della giurisdizione ordinaria con Cass. SS.UU. n. 27683/08 cit., proseguita innanzi alla sezione semplice, questa Corte, con sentenza n. 11207 del 2009, disputandosi della legittimazione passiva di un gruppo parlamentare convenuto in giudizio “senza tenere conto che nel periodo di tempo in contestazione erano esistiti diversi gruppi parlamentari nel senso di diversi soggetti giuridici (associazioni non riconosciute)”, ha affermato il principio a mente del quale, a norma dei regolamenti parlamentari, “il gruppo parlamentare si costituisce (id est “viene a giuridica esistenza”) all’inizio di ogni legislatura e il gruppo parlamentare così costituito non può, quindi, ritenersi continuazione di un gruppo parlamentare della precedente legislatura scioltosi con essa”.

Il principio è stato ulteriormente confermato da Cass. n. 12817 del 2014 che ha cassato la sentenza resa in sede di rinvio nella medesima vicenda giudiziaria; la pronuncia di merito aveva errato nel ritenere una sostanziale continuità giuridica tra i vari gruppi parlamentari – sicché il successivo aveva risposto delle obbligazioni sorte con il precedente – ponendo a carico dell’ultimo gruppo parlamentare – e quindi del suo presidente – le obbligazioni assunte da soggetti diversi da quello evocato in giudizio e in tempi in cui, addirittura, il gruppo parlamentare non esisteva.

In tal modo era stato disatteso il principio di diritto su richiamato, secondo cui ciascun gruppo parlamentare non può ritenersi prosecuzione o continuazione di un gruppo parlamentare della precedente legislatura e, in linea più generale, si era trascurato di considerare che si è in presenza di soggetti giuridici diversi, sicché l’estinzione di uno di essi (ovvero di un gruppo parlamentare) non comporta alcun fenomeno di successione nel debito in capo al diverso soggetto, venuto a giuridica esistenza successivamente; pertanto – conclude il precedente citato – la diversità giuridica tra i diversi gruppi parlamentari e la reciproca autonomia escludono che il gruppo parlamentare da ultimo convenuto possa essere ritenuto responsabile di obbligazioni assunte dai gruppi parlamentari che lo hanno preceduto.

Costituisce incontrastato criterio ermeneutico quello secondo cui, in caso di scioglimento, l’associazione non riconosciuta non si estingue, se e fino a che persistano rapporti giuridici pendenti di cui sia titolare, restando in vita allo scopo della relativa compiuta definizione a mezzo dei suoi organi, che, eventualmente in regime di prorogati°, rimangono in carica a quel fine, con il diritto di agire e contraddire giudizialmente per la tutela dei diritti dell’associazione (cfr. Cass. n. 5746 del 2007; Cass. n. 9556 del 1992; Cass. n. 13946 del 1991; Cass. n. 5925 del 1987).