ASPETTI PROCESSUALI – RICONOSCIMENTO QUALIFICA INTERMEDIA – ONERE PROBATORIO

Cass. n. 5374/2019

La domanda di accertamento del diritto del lavoratore ad essere inquadrato, anziché nella qualifica richiesta, in una qualifica diversa ed inferiore, ma pur sempre superiore alla qualifica attribuita dal datore di lavoro, può ritenersi domanda implicitamente inclusa in quella proposta, purché vi sia la corrispondente prospettazione degli elementi di fatto e, segnatamente, della declaratoria contrattuale che sorregga la qualifica intermedia.

Pertanto, incorre nel vizio di omessa pronuncia il giudice di merito che abbia rigettato la domanda d’inquadramento nella qualifica superiore, omettendo l’esame della domanda implicitamente proposta, in relazione alla qualifica intermedia.

Tale vizio deve essere specificamente denunciato in appello, potendo, il giudice di appello, pronunciare sul riconoscimento della qualifica intermedia solo ove ciò sia stato oggetto di uno specifico motivo d’impugnazione e incorrendo, invece, nella violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, in caso di pronuncia sulla domanda non espressamente riproposta e da intendersi rinunciata ex art. 346 cod. proc. civ.” (Cass.n.3863/2008).


Cass. n. 1853/2019

La domanda intesa alla superiore qualifica professionale in relazione alle mansioni svolte include implicitamente quella di una qualifica inferiore, nell’ambito del medesimo genere di mansioni, ma pur sempre superiore a quella riconosciuta dal datore di lavoro.

Non incorre “nel vizio di ultrapetizione il giudice del merito che riconosca il diritto del lavoratore ad essere inquadrato nella qualifica intermedia” (cfr., fra le molte, Cass. n. 8862/2013).


Il lavoratore che agisca in giudizio per ottenere l’inquadramento in una qualifica superiore ha l’onere di allegare e di provare gli elementi posti a base della domanda e, in particolare, è tenuto ad indicare esplicitamente quali siano i profili caratterizzanti le mansioni di detta qualifica, raffrontandoli altresì espressamente con quelli concernenti le mansioni che egli deduce di avere concretamente svolto (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva rigettato la domanda proposta dal dipendente di un banca al fine di ottenere l’inquadramento come funzionario di grado IV F2, in quanto questi non aveva indicato nel ricorso introduttivo gli elementi caratterizzanti la qualifica superiore omettendo altresì di procedere al raffronto tra le mansioni tipiche di quest’ultima e le mansioni svolte di fatto) (conf. Cass. n. 8025/2003).

In tema di obbligo del datore di lavoro di adibire il lavoratore a mansioni corrispondenti alla categoria o a mansioni equivalenti alle ultime effettivamente svolte (art. 2103 cod. civ. ), in applicazione dei principi generali sul regime probatorio in caso di inadempimento o di inesatto adempimento, è vero che grava sul debitore l’onere di dimostrare l’avvenuto esatto adempimento, ma è pur vero che sul creditore incombe comunque l’allegazione dell’inesattezza dell’adempimento. Ove sia assolutamente carente l’allegazione degli elementi di fatto circa l’inesatto adempimento, tale carenza, assumendo carattere pregiudiziale, fa sì che neppure possa censurarsi in astratto l’eventuale mancato completo esame dell’equivalenza delle mansioni sul piano oggettivo e soggettivo”(conf. Cass 20523/2005).


Cass. n. 20748/2018

Ove un contratto collettivo preveda una medesima attività di base in due distinte qualifiche, in scala crescente, a seconda che tale attività sia svolta in maniera elementare o in maniera più complessa, il fatto costitutivo della pretesa del lavoratore che richieda la qualifica superiore, il cui onere di allegazione e di prova incombe sullo stesso lavoratore, non è solo lo svolgimento della suddetta attività di base, ma anche l’espletamento delle più complesse modalità di prestazione, alle quali la declaratoria contrattuale collega il superiore inquadramento”, (Cass. n. 8025 del 2003; Cass. n. 6238 del 2001).


Cass. n. 16687/2018

Costituisce orientamento costante di questa Corte (Cass. n. 22872 del 2013) al quale si intende dare seguito, che in materia di mansioni del lavoratore, qualora sia chiesto in giudizio il riconoscimento di una determinata qualifica anche di carattere dirigenziale — superiore a quella di inquadramento formale, il giudice — senza con ciò incorrere nel vizio di ultrapetizione — può riconoscere l’inquadramento in una qualifica intermedia tra quella richiesta dal lavoratore e quella attribuita dal datore di lavoro purché il lavoratore prospetti adeguatamente gli elementi di fatto relativi allo svolgimento di mansioni della qualifica intermedia.


Cass. n. 15028/2018

L’accertamento, sulla base delle risultanze probatorie, delle mansioni effettivamente svolte dal lavoratore e la valutazione delle stesse, ai fini dell’inquadramento spettantegli secondo la disciplina collettiva, si risolvono in un giudizio di fatto del giudice del merito, che è insindacabile in sede di legittimità, se sostenuto da motivazione adeguata ed esente da vizi logici (ex plurímis: Cass., n. 1127 del 1983; Cass., n. 26233 del 2008; Cass., n. 28284 del 2009).

Ciò vale anche con riguardo all’individuazione dell’inquadramento da attribuire al lavoratore nell’ipotesi di svolgimento di attività promiscue e alla determinazione delle mansioni da considerare prevalenti, ove la contrattazione collettiva non preveda una regola specifica per l’individuazione della categoria di appartenenza del lavoratore.


QUALIFICA DEI SOGGETTI TITOLARI DI DETERMINATE MANSIONI – IRRILEVANZA

Cass. n. 32880/2018

La mera circostanza (priva di ulteriori specificazioni) che determinate mansioni siano state in precedenza affidate a dipendenti cui il datore di lavoro riconosceva una qualifica superiore è del tutto irrilevante per il dipendente al quale, con diversa e inferiore qualifica, siano state affidate le stesse mansioni (cfr., tra le altre, Cass. 12.12.2014 n. 26236, Cass. 16015 del 19.7.2007, Cass. 17.5.2003 n. 77529).


Cass. n. 24615/2018

E’ erronea la sentenza di appello secondo cui il riconoscimento del superiore livello rivendicato dal lavoratore discendeva dal fatto che la Società lo aveva disposto in favore di altri due colleghi.

In tal modo, infatti, si viola il consolidato orientamento di legittimità secondo cui nel rapporto di lavoro privato non vige il principio di parità di trattamento (cfr. Cass. 23/3/2011 n.6639, Cass. 23/12/2016 n.26925).


PROCEDIMENTO TRIFASICO RELATIVO ALLA DETERMINAZIONE DELL’INQUADRAMENTO

Cass. n. 26816/2018

Nel procedimento logico-giuridico diretto alla determinazione dell’inquadramento di un lavoratore subordinato non può prescindersi da tre fasi successive, e cioè dall’accertamento in fatto delle attività lavorative in concreto svolte, dalla individuazione delle qualifiche e dei gradi previsti dal contratto collettivo di categoria e dal raffronto dei risultati di tali due indagini (Cass. n. 5128/2007; conformi, fra le molte: Cass. n. 2859/2001; Cass. n. 9822/2000) (conf. Cass. n. 26804/2018).


Cass. n. 23777/2018

Il procedimento logico per la determinazione dell’inquadramento spettante alla lavoratore elaborato dagli insegnamenti di questa Corte con giurisprudenza consolidata, chiarisce come il giudice del merito, a questi fini, debba dapprima identificare le qualifiche o categorie, interpretando le disposizioni collettive secondo i criteri di cui agli artt. 1362 ss. cod.civ., quindi accertare le mansioni di fatto esercitate, ed, in ultimo, confrontare le categorie o qualifiche così identificate con le mansioni svolte in concreto (così ex plurimis, Cass. nr. 8589 del 2015; Cass. nr. 20272 del 2010; Cass. nr. 2174 del 1999).

A tale riguardo, è stato anche osservato che il rispetto del c.d. criterio «trifasico» nel giudizio relativo all’attribuzione di un inquadramento superiore a quello già posseduto dal lavoratore, non prevede che il giudice di merito debba attenersi pedissequamente alla ripetizione di una rigida e formalizzata sequenza delle azioni fissate dallo schema procedimentale, ove risulti che ciascuno dei momenti di accertamento, di ricognizione e di valutazione abbia trovato concreto ingresso nel ragionamento decisorio, concorrendo a stabilirne le conclusioni (Cass. nr. 18943 del 2016) (conf. Cass. n. 24356/2018).


Cass. n. 16572/2018

L’osservanza del cd. criterio “trifasico”, da cui non si può prescindere nel procedimento logico-giuridico diretto alla determinazione dell’inquadramento del lavoratore, non richiede che il giudice si attenga pedissequamente alla ripetizione di una rigida e formalizzata sequenza delle azioni fissate dallo schema procedimentale. A tal fine è infatti sufficiente che risulti che ciascuno dei momenti di accertamento, di ricognizione e di valutazione abbia trovato concreto ingresso nel ragionamento decisorio, concorrendo a stabilirne le conclusioni (cfr. Cass. 27/09/2016 n. 18943).


Cass. n. 11640/2018

Il procedimento logico-giuridico diretto alla determinazione dell’inquadramento di un lavoratore subordinato si sviluppa in tre fasi successive, consistenti nell’accertamento in fatto delle attività lavorative in concreto svolte, nell’individuazione delle qualifiche e gradi previsti dal contratto collettivo di categoria e nel raffronto tra il risultato della prima indagine ed i testi della normativa contrattuale individuati nella seconda, ed è sindacabile in sede di legittimità a condizione, però, che la sentenza, con la quale il giudice di merito abbia respinto la domanda senza dare esplicitamente conto delle predette fasi, sia stata censurata dal ricorrente in ordine alla ritenuta mancanza di prova dell’attività dedotta a fondamento del richiesto accertamento (Cass., n. 8589 del 2015).

Nel giudizio relativo all’attribuzione di una qualifica superiore, l’osservanza del cd. criterio “trifasico”, da cui non si può prescindere nel procedimento logico-giuridico diretto alla determinazione dell’inquadramento del lavoratore, non richiede che il giudice si attenga pedissequamente alla ripetizione di una rigida e formalizzata sequenza delle azioni fissate dallo schema procedimentale, ove risulti che ciascuno dei momenti di accertamento, di ricognizione e di valutazione abbia trovato concreto ingresso nel ragionamento decisorio, concorrendo a stabilirne le conclusioni (Cass., n. 18943 del 2016).

Nel procedimento logico-giuridico diretto alla determinazione dell’inquadramento di un lavoratore subordinato non può prescindersi da tre fasi successive, e cioè dall’accertamento in fatto delle attività lavorative in concreto svolte, dalla individuazione delle qualifiche e dei gradi previsti dal contratto collettivo di categoria e dal raffronto dei risultati di tali due indagini (cfr. Cass. 06/03/2007 n.5128, 27/09/2010 n.20272 e, da ultimo, Cass. 29/01/2018 n. 2143).

In relazione alla articolazione del procedimento di accertamento trifasico, si è altresì avuto modo di specificare che il lavoratore il quale agisca in giudizio per ottenere l’inquadramento in una qualifica superiore ha l’onere di allegare e di provare gli elementi posti a base della domanda e, in particolare, è tenuto ad indicare esplicitamente quali siano i profili caratterizzanti le mansioni di detta qualifica, raffrontandoli altresì espressamente con quelli concernenti le mansioni che egli deduce di avere concretamente svolto (cfr. Cass. 21/05/2003 n.8025).

Tale difetto di allegazione, secondo l’insegnamento di questa Corte, non risiede tanto nella mancata precisazione dei compiti espletati dal lavoratore quanto, nell’assenza di comparazione, fra la declaratoria contrattuale rivestita e quella pretesa, a fronte delle mansioni espletate. Occorre esplicitare, quindi, e poi rendere evidente sul piano probatorio, la gradazione e l’intensità (per responsabilità, autonomia, complessità, coordinamento, ecc.) dell’attività corrispondente al modello contrattuale invocato, rispetto a quello attribuito trattandosi, in tema di mansioni, di livelli di valore inclusi in un particolare sistema professionale contrattuale a carattere piramidale (cfr. Cass. n. 8025/2003 cit. in motivazione).

Si tratta di un iter logico-giuridico che rimanda ai generali principi in tema di circolarità fra oneri di allegazione e di prova che gravano sulla parte ricorrente (cfr. Cass. S.U. 17/6/2004 n.11353), rendendo palese come la mancata allegazione della definizione contrattuale relativa alla qualifica di appartenenza, determini un saltum che, riflettendosi sul piano probatorio, non consente di pervenire all’accoglimento della domanda.


Cass. n. 8142/2018

L’osservanza dell’anzidetto criterio “trifasico” non richiede che il giudice si attenga pedissequamente alla rigida e formalizzata sequenza delle azioni fissate dallo schema procedimentale, essendo sufficiente che ciascuno dei momenti di accertamento, di ricognizione e di valutazione trovi ingresso nel ragionamento decisorio (Cass. n. 18943/2016 cit.).

Ove, però, una delle predette fasi venga omessa, o comunque della stessa non si dia conto nella sentenza impugnata, è configurabile il vizio di cui all’art. 360 n. 3 cod. proc. civ., perché l’omissione si risolve nell’errata applicazione dell’art. 2103 cod. civ. o, per l’impiego pubblico contrattualizzato, dell’art. 52 del d.lgs. n. 165/2001 ( Cass. n. 11037/2006 cit. e fra le più recenti Cass. 15.1.2018 n. 752).


SOSTITUZIONE LAVORATORE ASSENTE DIRITTO ALLA CONSERVAZIONE DEL POSTO DI LAVORO

Cass. n. 6793/2018

Per lavoratore assente con diritto alla conservazione del posto, la cui sostituzione da parte di altro lavoratore avente una qualifica inferiore non attribuisce a quest’ultimo il diritto alla promozione ai sensi dell’art. 2103 cod. civ., deve intendersi soltanto quello che non sia presente in azienda a causa di una delle ipotesi di sospensione legale (sciopero, adempimento di funzioni pubbliche elettive, infortunio, malattia, gravidanza, puerperio, chiamata alle armi) o convenzionale del rapporto di lavoro, e non anche quello destinato, per scelta organizzativa del datore di lavoro, a lavorare fuori dell’azienda o in altra unità o altro reparto.

Ancora rilevano, ai fini dell’acquisizione del superiore livello contrattuale ex art. 2103 cod. civ., le mansioni sostitutive quando le funzioni vicarie siano travalicate in ragione del carattere permanente della sostituzione e della persistenza solo formale della titolarità in capo al superiore delle mansioni proprie della relativa qualifica, sempre per effetto di una stabile scelta organizzativa del datore di lavoro (cfr. Cass. n. 27825/09; Cass. n. 21021/06; Cass. n. 17659/02; Cass. n. 3145/02; Cass. n. 4479/91).


DISCIPLINA DEGLI AUTOFERROTRANVIERI

Cass. n. 22364/2019

Nel rapporto di lavoro degli autoferrotranvieri, in caso di svolgimento di mansioni superiori, pur non applicandosi l’art. 2103 cod. civ. sulla cosiddetta promozione automatica, ma vigendo ancora l’art. 18 dell’allegato A del R.D. n. 148 del 1931, la pluriennale copertura del posto da parte del lavoratore con qualifica inferiore è elemento presuntivo della relativa vacanza, dell’assenza di una riserva datoriale di provvedervi mediante concorso e dell’idoneità del dipendente all’esercizio delle superiori mansioni.


Cass. n 18002/2019

Al rapporto di lavoro dei dipendenti da imprese esercenti pubblici servizi di trasporto, soggetto ad un’organica disciplina di carattere speciale, non è applicabile, in tema di svolgimento di mansioni superiori alla qualifica, la norma dell’art. 2103 c.c., ma sono applicabili le disposizioni di cui all’art. 18 dell’allegato A, R.D. 148 del 1931, la cui persistente vigenza, nonostante la sopravvenuta disciplina della promozione automatica come regola generale del rapporto di lavoro privato (L. n. 300 del 1970, art. 13), trova peraltro conferma nei richiami ad esso operati da numerosi provvedimenti legislativi posteriori allo statuto dei lavoratori. Si tratta, secondo la citata giurisprudenza, di una disciplina speciale connaturata alla specialità dell’intera disciplina del rapporto di lavoro del personale autoferrotranviario per le garanzie di stabilità e di congrua retribuzione assicurate ai lavoratori, in certo qual modo assimilati ai dipendenti pubblici (conf. Cass. n. 22364/2019 – cfr. da ultimo, Cass. n. 27859 del 2013, Cass. n. 5795 del 2013, Cass. n. 14476 del 2013, Cass. n. 9344 del 2012; in senso conforme, e più risalenti, Cass. n. 12871 del 2004, Cass. n. 7702 del 2003; Cass. 12119 del 2002 la quale ha riconosciuto lo ius variandianche in peius, cui adde Cass. 6943 del 2005).

Le Sezioni Unite di questa Corte (intervenendo recentemente sull’art. 26 del Regio decreto e sulla ricostruzione della disciplina da applicare in materia di licenziamenti individuali e collettivi) hanno ribadito – non tanto l’abrogazione tout court della speciale disciplina di cui al R.D. n. 148 del 1931 bensì – la necessità di integrare o sostituire i singoli istituti nell’ipotesi in cui la relativa specifica regolamentazione risulti incompatibile con il sistema in generale e tanto proprio tenuto conto del progressivo avvicinamento del sistema dei trasporti pubblici e del relativo rapporto di lavoro al regime privatistico, della contrattualizzazione del pubblico impiego e, soprattutto, dall’immanenza nel nostro ordinamento giuridico, con riferimento al rapporto di lavoro, di principi fondamentali anche di livello comunitario che devono presiedere nell’esegesi delle norme disciplinanti qualsiasi rapporto di lavoro (cfr. sentenza n. che richiama la stessa ratio decidendi delle S.U. n. 460 del 2005).

Invero, è giurisprudenza di questa Corte (cfr. le sentenze innanzi citate), pienamente condivisa dal Collegio, la regula iuris secondo cui con riferimento al rapporto di lavoro degli autoferrotranvieri, il lavoratore che rivendica una qualifica superiore in ragione delle mansioni svolte di fatto, ha l’onere di dimostrare la ricorrenza delle relative condizioni previste dall’art. 18, all. A al R.D. n. 148 del 1931, ovvero dall’art. 9, legge n. 30 del 1978, e cioè, rispettivamente, l’esistenza della vacanza del posto e di un ordine scritto del direttore dell’azienda di svolgere dette mansioni, ovvero il superamento di una prova selettiva, cui, a tutela della unità strutturale ed organica della stessa azienda è subordinata la promozione.

Tuttavia, proprio nell’ottica di tendenziale omogeneizzazione del rapporto di lavoro degli autoferrotranvieri con quello del settore privato, nel caso di prolungata copertura provvisoria del posto questa circostanza può essere apprezzata e valutata dal giudice quale elemento presuntivo dell’esistenza di una effettiva vacanza del posto che, di fatto, è stato ricoperto dal lavoratore con qualifica inferiore, soprattutto nel caso in cui l’azienda ometta di allegare l’esistenza di un organigramma aziendale da cui risulti inesistente detta vacanza, potendo altresì la protrazione dell’incarico essere valorizzata anche al fine di escludere la violazione dell’obbligo di provvedere alla copertura del posto mediante concorso, in quanto essa, induttivamente, dimostra l’inesistenza di una riserva di concorso per il conferimento della relativa qualifica (Cass. n. 7702 del 2003; cfr. altresì sull’elemento presuntivo della pluriennale copertura del posto, Cass. nn. 12601 del 2016, 5795 del 2013, 27859 del 2013, 14476 del 2013, 9344 del 2012) .


Cass. n. 3141/2019

Al rapporto di lavoro dei dipendenti da imprese esercenti pubblici servizi di trasporto, soggetto ad un’organica disciplina di carattere speciale, non è applicabile, in tema di svolgimento di mansioni superiori alla qualifica, la norma dell’art. 2103 cod. civ., ma sono applicabili le disposizioni di cui all’art. 18 dell’allegato A, R.D. n. 148/1931, la cui persistente vigenza, nonostante la sopravvenuta disciplina della promozione automatica come regola generale del rapporto di lavoro privato (I. n. 300/1970, art. 13), trova peraltro conferma nei richiami ad esso operati da numerosi provvedimenti legislativi posteriori allo Statuto dei lavoratori (cfr. da ultimo, Cass. n. 27859/2013, Cass. n. 5795/2013, Cass. n. 14476/2013, Cass. n. 9344/2012; in senso conforme, e più risalenti, Cass. n. 12871/2004, Cass. n. 7702/2003).

Si tratta, secondo la citata giurisprudenza, dì una disciplina speciale connaturata alla specialità dell’intera disciplina del rapporto di lavoro del personale autoferrotranviario per le garanzie di stabilità e di congrua retribuzione assicurate ai lavoratori, in certo qual modo assimilati ai dipendenti pubblici (cfr., al riguardo, Cass. n. 12119/2002 la quale ha riconosciuto lo ius variandi anche in peius, cui adde Cass. n. 6943/2005);

Con riferimento al rapporto di lavoro degli autoferrotranvieri, il lavoratore che rivendichi una qualifica superiore in ragione delle mansioni svolte di fatto, ha l’onere di dimostrare la ricorrenza delle relative condizioni previste dall’art. 18, all. A al R.D. n. 148/1931, ovvero dall’art. 9, I. n. 30/1978, e cioè, rispettivamente, l’esistenza della vacanza del posto e di un ordine scritto del direttore dell’azienda di svolgere dette mansioni, ovvero il superamento di una prova selettiva, cui, a tutela della unità strutturale ed organica della stessa azienda è subordinata la promozione.

L’ordine deve essere dato dal soggetto competente (in forma certa e documentata: cosi Cass. 1° luglio 1981 n. 4275) e cioè dal direttore dell’azienda (Cass. 19 maggio 1983, n. 3488) che nell’impianto del R.D. n. 148/1931 (art. 18) corrisponde all’organo avente la responsabilità amministrativa e gestionale.

E’ stata invero, riconosciuta, la possibilità anche di un ordine emesso dal responsabile dell’organizzazione aziendale solo a condizione che abbia agito per delega o autorizzazione espressa o tacita del direttore (in organismi complessi, il potere di adibire i dipendenti a mansioni superiori può essere delegato ad altri organi: v. Cass., Sez. Un., 27 luglio 1988, n. 4761; Cass. 6 ottobre 1988, n. 5413).

In particolare è stato escluso (v. Cass. n. 2507/1997) che un tale potere possa essere esercitato dal vice direttore e che è altresì irrilevante sia la successiva approvazione o ratifica dello stesso da parte del direttore (v. Cass. 5 febbraio 1983, n. 988; Cass. 13 aprile 1984, n. 2394; 19 giugno 1985, n. 3697), sia la conoscenza da parte di tale organo apicale dell’espletamento delle mansioni superiori (Cass. 2 marzo 1988, n. 2213).


Cass. n. 1853/2019

Nel rapporto di lavoro degli autoferrotranvieri, in tema di svolgimento di mansioni superiori, pur non applicandosi l’art. 2103 cod. civ. sulla cd. promozione automatica, ma vigendo ancora l’art. 18 dell’Allegato A del R.D. n. 148 del 1931, la pluriennale copertura del posto da parte del lavoratore con qualifica inferiore è elemento presuntivo della relativa vacanza, dell’assenza di una riserva datoriale di provvedervi mediante concorso e dell’idoneità del dipendente all’esercizio delle superiori mansioni (conf. Cass. n. 2931/2019).

Ne consegue che, in linea con l’attenuazione della specialità del rapporto di lavoro in questione e col graduale avvicinamento della sua disciplina a quella del rapporto di lavoro privato, al lavoratore può riconoscersi, in ragione del suddetto elemento indiziario, il diritto al superiore inquadramento (cfr. Cass. n. 9344/2012, già cit. in sentenza, e più recentemente Cass. n. 12601/2016).