Cass. n. 1111/2020

Per determinare le potenzialità di sfruttamento economico dell’invenzione, “occorre ricorrere ad una valutazione equitativa in funzione correttiva, discostandosi dal c.d. “metodo tedesco”, onde evitare il risultato di una quantificazione parametrata sul solo valore commerciale dell’invenzione (cfr. Cass. 27.2.2001 n.2849; Cass. 2.4.1990 n.2646).

La corte di appello ha, in particolare, in maniera precisa, paragonato le invenzioni brevettate con quelle prodotte dal lavoratore al fine di individuarne il valore, evidenziando altresì la difficoltà di considerare autonomamente il valore dell’equo premio per ciascun brevetto, proprio in ragione della complessità degli impianti realizzati.

Pur applicando il criterio della formula tedesca, dunque, la corte ha dato conto di aver determinato l’equo premio a prescindere dal concreto utilizzo, determinando l’importanza sul dato della “brevettazione” anche a prescindere dalla effettività dello sfruttamento economico, attenendosi ragionatamente ai criteri suggeriti dalla giurisprudenza di questa corte relativamente alle modalità per svolgere la valutazione equitativa (cfr.Cass. 2849/2001) basata sulle potenzialità di sfruttamento economico della invenzione.


Cass. n. 11163/2018

Ai fini della attribuzione al lavoratore, anziché al datore di lavoro, dei diritti patrimoniali conseguenti ad una sua opera creativa tutelata dal diritto di autore, occorre verificare in modo rigoroso l’esistenza di uno stretto nesso di causalità fra l’attività dovuta e la creazione realizzata, accertando se questa costituisca o meno l’esito programmato della prima (Cass. n. 12089 del 2004).

E’ ben vero che, in tale contesto, è il lavoratore che deve provare la ricorrenza di un’opera creata del tutto al di fuori dello svolgimento del rapporto di lavoro, fuori dell’orario di lavoro o del luogo di lavoro, e senza l’utilizzazione di strumenti, documentazione e strutture di ricerca e comunicazione appartenenti al datore di lavoro.

Per ritenere che i diritti patrimoniali siano attributi totalmente al datore, occorre che la prestazione è stata intesa dalle parti come funzionale ad uno specifico risultato (quale la realizzazione di un bene immateriale) considerato come la ragione stessa del rapporto (sent. n. 12089 del 2004).


Cass. n. 8694/2018

L’azione generale di arricchimento, disciplinata dall’art. 2041 cod.civ., ha natura complementare e sussidiaria, potendo essere esercitata solo quando manchi un titolo specifico sul quale possa essere fondato un diritto di credito, con la conseguenza che il giudice, anche d’ufficio, deve accertare che non sussista altra specifica azione ( Cass. n.19568/2004; Cass. n. 16594/2005; Cass. S.U. n. 24772/2008; Cass. n. 17317/2012).

I programmi per elaboratore sono protetti come opere letterarie ai sensi dell’art. 1 della legge n. 633 del 1941, come modificato dall’art. 1 del d.lgs. n. 518/1992 e, quindi, in linea generale la loro creazione attribuisce all’autore il diritto esclusivo di utilizzare l’opera, anche a fini economici, ai sensi degli artt. 64 bis, 64 ter e 64 quater della stessa legge, inseriti dall’art. 5 del richiamato decreto legislativo in attuazione della direttiva 91/250/CEE relativa alla tutela giuridica del software.

L’art. 12 bis deroga a detto principio generale, attribuendo al datore di lavoro il diritto di utilizzazione esclusiva del programma o della banca dati a condizione che l’opera sia riferibile all’esercizio delle mansioni o sia stata creata a seguito d istruzioni impartite dallo stesso datore.

Ove non sussistano i presupposti richiesti dalla norma derogatoria torna ad espandersi la disciplina di carattere generale e, quindi, l’autore avrà a disposizione le azioni previste dagli artt. 156 e seguenti della stessa legge n. 633/1941 ed in particolare potrà agire ex art. 158 che, nel testo antecedente alle modifiche apportate dal d.lgs. n. 140/2006, non applicabile alla fattispecie ratione temporis, disponeva che «chi venga leso nell’esercizio di un diritto di utilizzazione economica a lui spettante può agire in giudizio per ottenere che sia distrutto o rimosso lo stato di fatto da cui risulta la violazione o per ottenere il risarcimento del danno».

Nella fattispecie, pertanto, il ricorrente, anche a voler ritenere che l’opera intellettuale sia stata creata al di fuori dell’orario e del rapporto di lavoro, avrebbe dovuto agire ai sensi della normativa sopra richiamata, che tutela, appunto, i diritti di utilizzazione dell’autore, e non ricorrere, inammissibilmente, all’azione generale di arricchimento.