L’interrogativo posto nel titolo trae spunto dalla sentenza pronunciata dal Tribunale di Firenze, n. 794 del 26.9.2019 , nella quale si è riconosciuta l’illegittimità dell’assunzione a termine (con clausola acausale) al fine di sopperire ad esigenze strutturali ed organiche insite nel complesso aziendale di adibizione della lavoratrice. La sentenza presenta profili di indubbio interesse, anche se, diversamente da quanto si potrebbe intendere, la stessa deve essere letta nell’ambito della vicenda processuale coinvolta e della particolare condizione datoriale emersa.

Infatti, la contrattista a termine era stata adibita allo svolgimento della propria attività nell’ambito di un settore aziendale in cui, in base ad un accordo sindacale, Vi sarebbe dovuto essere un determinato numero di dipendenti a tempo indeterminato.

La circostanza che il numero di dipendenti “strutturali” non fosse stato rispettato, ha portato il Giudice a ritenere che l’assunzione a termine fosse in realtà avvenuta al fine di  sopperire ad una “certificata” vacanza di organico e che, quindi,  avesse violato il principio per cui il contratto a tempo indeterminato costituisce la norma le forma di assunzione (in questo senso anche la giurisprudenza della Corte di Giustizia Europea richiamata nella pronuncia).

Pertanto, la sentenza pone rilevanti elementi di attenzione e riflessione rispetto a tutte le realtà nelle quali la percentuali di lavoratori a tempo indeterminato risulta definita  nell’organigramma aziendale (magari, a seguito di un accordo sindacale).

Diversamente, in assenza di una simile evidenza documentale, la scelta datoriale rimane insindacabile, in ragione del noto precetto di cui all’art. 41, c.  2 Cost.

Trib. Fi n.794/2019