Cass. n. 12344/2021

Nell’ambito del lavoro giornalistico, ai sensi dell’art. 5 CNLG 10 gennaio 1959, reso efficace erga omnes con d.P.R. 16 gennaio 1961 n. 153, affinché l’attività di un giornalista corrispondente dall’estero integri lo svolgimento delle mansioni proprie di un “ufficio di corrispondenza”, occorre che ricorrano, in analogia con l’attività di redattore, oltre all’elaborazione di notizie, anche la continuità della loro trasmissione, nonché il carattere elaborato e generale delle notizie stesse (Cass. n. 19199 del 2013, con cui è stata confermata una sentenza che aveva riconosciuto il diritto all’inquadramento come corrispondente dall’estero, trattandosi di attività quotidiana non limitata ad uno specifico settore dell’informazione e caratterizzata da un apporto creativo).

Come è noto, l’Albo è suddiviso in due elenchi, quello dei professionisti, ossia di coloro che esercitano in modo esclusivo e continuativo la professione giornalistica, e quello dei pubblicisti (art. 35 CNLG), ossia di coloro che svolgono l’attività giornalistica in via non occasionale e retribuita, ma non esclusiva. I praticanti sono invece coloro che, pur non rientrando nelle due categorie anzidette, sono iscritti nell’apposito registro e ad essi è applicata la disciplina di cui all’art. 35 CNLG.

Contratto nazionale di lavoro giornalistico contempla, all’art. 5, tra le ipotesi per le quali “è obbligatoria l’assunzione di giornalisti qualificati professionisti a termini degli ordinamenti sulla professione giornalistica”, quella dei”corrispondenti negli uffici di corrispondenza…dalle capitali estere…” (lett. b); il secondo comma dello stesso articolo prevede che ai giornalisti professionisti (di cui alla precedente lett. b) “spetterà la qualifica di redattore”.

E’ ben vero che l’art. 36 CNLG contempla la possibilità che anche presso gli uffici di corrispondenza possano esservi giornalisti pubblicisti. Tuttavia, interpretando sistematicamente gli artt. 5 e 36 (art. 1363 cod. civ.), ove si tratti di uffici di corrispondenza presso una capitale estera (come nella specie), è obbligatorio che sia assunto un giornalista “professionista”, al quale verrà corrisposto il trattamento economico e la qualifica di “redattore”. In tale contesto, il mero svolgimento di mansioni di redattore, come accertato dalla Corte di appello, senza l’iscrizione all’Albo dei giornalisti “professionisti” (ma con l’iscrizione all’elenco dei pubblicisti) dà luogo ad un rapporto nullo, con applicazione del regime di cui all’art. 2126 cod. civ..


2019

Cass. n. 2930/2019

Secondo la norma base dell’art. 5 C.C.N.L.G. cit., la qualifica di redattore corrispondente estero deriva intanto dall’operatività «come corrispondenti negli uffici di corrispondenza (…) dalle capitali estere e da New York».

L’attività di tale redattore-corrispondente estero, proprio per la natura redazionale che la caratterizza, richiede senza dubbio che le notizie dallo stesso trattate abbiano «carattere elaborato e generale» (Cass. 19 agosto 2013, n. 19199), ove la “generalità” di esse non consiste certamente, come sembrerebbe argomentarsi in alcune delle difese, nel fatto che le notizie provengano da tutto il mondo (in quanto ciò non avrebbe alcun senso rispetto ad un incarico attribuito per seguire in specifico la cronaca di un certo paese), quanto nel fatto che si debba avere riguardo a notizie di qualsiasi settore dell’informazione provenienti dal paese stesso (così, sempre, Cass. 19199/2013 cit.).

Si è peraltro da tempo ritenuto (Cass. 28 luglio 1995, n. 8260) ed è stato anche di recente confermato (Cass. 19199/2013 cit.) che per l’esistenza dei menzionati uffici di corrispondenza non vi è necessità di una struttura multipersonale e munita di specifici mezzi datoriali, in quanto ciò che rileva è la realizzazione del prodotto finale tipico della corrispondenza dall’estero e di un’attività organizzata a tal fine, sicché «non può escludersi a priori la coincidenza dell’ufficio con l’attività svolta da una sola persona, al limite nella propria abitazione» purché essa assommi «i tratti propri di quella espletata nelle apposite strutture» (così, in motivazione, Cass. 8260/1995 cit.).

Tra i tratti propri dell’ufficio estero di corrispondenza non rientra poi l’attività di c.d. “cucina redazionale”, come si coglie confrontando la figura del redattore corrispondente “estero”, con quella del redattore-corrispondente “interno”.

Quest’ultimo, secondo l’art. 5, C.C.N.L.G. cit., è – nella versione del C.C.N.L. munita di efficacia erga omnes – «giornalista professionista corrispondente» che fa parte «di una redazione succursale o distaccata» la quale fornisce «in modo sistematico e quotidiano notizie ampie, dettagliate ed elaborate per la pagina locale, con i criteri in uso per la cronaca cittadina», sicché naturalmente la cura di quella pagina locale e la riconnessa “cucina redazionale” sono compiti propri di chi appunto sia addetto a quella sede.

Nulla di analogo si ritrova nelle disposizioni riguardanti il redattore corrispondente estero, il che si spiega agevolmente con il fatto che di regola le notizie estere reperite o elaborate da ciascuna sede di corrispondenza non sono normalmente destinate, come invece è per le redazioni cui appartengono i corrispondenti interni, ad una pagina esclusiva e lavorata dalla medesima sede.

Infine, per completare il quadro definitorio, si deve rilevare come il redattore corrispondente estero, secondo una caratteristica che distingue in generale il redattore dalle altre figure di giornalisti (Cass. 8 febbraio 2011, n. 3037; Cass. 9 marzo 2004, n. 4797), ha operatività quotidiana, mentre la figura del collaboratore fisso, c si caratterizza invece per lo svolgimento di attività giornalistica con il temporalmente meno intenso carattere della continuità (art. 2 C.C.N.L.G).