Cass. n. 22075/2020

Il licenziamento oggetto del giudizio attiene alla previsione del CCNL dei dipendenti Poste Italiane s.p.a. che contempla la possibilità che sia irrogato il licenziamento senza preavviso al lavoratore che riporta una “condanna passata in giudicato per condotta commessa non in connessione con lo svolgimento del rapporto di lavoro, quando i fatti costituenti reato possano comunque assumere rilievo ai fini della lesione del vincolo fiduciario”. Il caso in esame attiene ad una sentenza passata in giudicato recante l’applicazione di pena in esito a patteggiamento per reati commessi al di fuori del rapporto di lavoro.

Come osservato anche nella sentenza impugnata, proprio con riferimento a tale previsione contrattuale questa Corte ha affermato che, nel prevedere l’applicazione della sanzione disciplinare del licenziamento nell’ipotesi di “condanna” del dipendente, il contratto collettivo si interpreta nel senso che è sufficiente che sia stata pronunciata, nei confronti del lavoratore, sentenza di patteggiamento ex art. 444 cod. proc. pen., dovendosi ritenere che le parti contrattuali abbiano voluto con tale previsione dare rilievo anche al caso in cui l’imputato non abbia negato la propria responsabilità ed abbia esonerato l’accusa dall’onere della relativa prova in cambio di una riduzione di pena (Cass. n. 2168 del 2013, n. 3980 del 2016; v. pure, Cass. S.U. 21591 del 2013, n. 30328 del 2017).


Cass. n. 21628/2019

L’assenza ingiustificata dal servizio di un dipendente risulta infatti meno grave della condotta di colui che invece pur risultando regolarmente in servizio sceglie di intrattenersi con altri oltre l’orario consentito, senza aver svolto interamente i compiti affidatigli e connaturati alle proprie mansioni. Trattasi, evidentemente, di grave inadempimento degli obblighi contrattuali che gravano sul lavoratore dipendente che denota un elemento intenzionale particolarmente intenso (non completo il servizio e vado a pranzo per un lasso di tempo molto ampio, per due giorni consecutivi) e che peraltro hanno comportato necessariamente una falsa attestazione da parte del portalettere che ha ‘ricaricato’ i due plichi non consegnati quando avrebbe avuto tutto il tempo di svolgere adeguate ricerche.

Deve escludersi che la condotta di chi apertamente e dichiaratamente non si reca al lavoro, con comportamento immediatamente percepibile dal datore di lavoro, sia omologabile a quella di chi, pur risultando in servizio, si sottrae all’adempimento della prestazione, confidando in un’apparenza di regolarità lavorativa che si svolge al di fuori del controllo diretto datoriale e, anzi, non portando a termine il lavoro dovuto (v. ancora Cass. n. 12365 del 2019).