Cass. n. 24480/2019

Il lavoratore che deduca con il ricorso introduttivo la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato e la simulazione di un contratto a progetto non può far valere successivamente nel corso del giudizio (in sede di appello, come nella specie) la nullità del contratto a progetto per mancanza del progetto in quanto tale ulteriore prospettazione costituisce domanda nuova, trattandosi di una diversa “causa petendi”, con l’inserimento di un fatto nuovo a fondamento della pretesa e di un diverso tema di indagine e di decisione.

La preclusione posta dall’art. 414 cod.proc.civ. non può essere superata ritenendo riconducibile la domanda di nullità del contratto per mancanza del progetto alla richiesta di accertamento della simulazione del contratto di collaborazione, atteso che la prospettazione della carenza dei profili formali del contratto implica l’allegazione di fatti nuovi rispetto alla deduzione delle modalità di svolgimento, in concreto, del rapporto (cfr., Cass. S.U. n. 8202 del 2005, e numerose altre conformi tra cui Cass. n. 14696 del 2007, Cass. n. 2577 del 2009, Cass. n. 20055 del 2016, con riguardo alla necessaria allegazione tempestiva dei fatti anche ai fini dell’esercizio dei poteri d’ufficio del giudice; Cass. n. 8264 del 2005, con riguardo alla tardiva deduzione di inosservanza della procedura ex art. 7 della legge n. 300 del 1970 ai fini della illegittimità del licenziamento; Cass. n.17606 del 2007 con riguardo alla tempestiva deduzione dei fatti posti a base della detrazione dell’aliunde perceptum dal risarcimento del danno dovuto alla lavoratrice; Cass. nn. 6057 del 2014, 20436 del 2015, 10420 del 2017 in materia di tempestive allegazioni nella procedura di licenziamento collettivo).


Cass. n. 24100/2019

Il regime indennitario istituito dall’art. 32, quinto comma I. 183/2010 si applica anche al contratto di collaborazione a progetto illegittimo, in quanto fattispecie nella quale ricorrono le condizioni della natura a tempo determinato del contratto di lavoro e della presenza di un fenomeno di conversione” (n.d.r.. principio di diritto elaborato ai sensi dell’art. 384, c. 2, c.p.c.).

Il quarto comma dell’art. 32, L. n. 183/2010 rivela immediatamente come il quinto richiami esclusivamente l’istituto del “contratto a tempo determinato”, senza alcuna sua regolamentazione specifica; al contrario del quarto, che indica invece analiticamente, per ciascuna ipotesi, la disciplina di riferimento.

Sicché, il quinto comma contiene una formulazione unitaria, indistinta e generale di “casi” di “conversione del contratto a tempo determinato” senza alcuna specificazione normativa di riferimento, né aggiunta di ulteriori elementi selettivi.

Sulla base di tale piana constatazione interpretativa, questa Corte già da tempo ha adottato una lettura estensiva della formula “casi di conversione del contratto a tempo determinato”, comprensiva anche dei contratti di lavoro temporaneo, non preclusa da una “indicazione”, contenuta nella sentenza 9 novembre 2011, n. 303 della Corte costituzionale, in quanto “non vincolante e limitata ad un inciso, peraltro riguardante il contratto di somministrazione, in una sentenza focalizzata su altro problema” (Cass. 17 gennaio 2013, n. 1148; Cass. 29 maggio 2013, n. 13404).

Tanto chiarito, occorre allora assumere come dato acquisito, per indirizzo giurisprudenziale di legittimità ormai consolidato in diritto vivente, la necessità (e, al tempo stesso, la sufficienza) di verificare, per l’inclusione nell’art. 32, quinto comma I. 183/2010 della fattispecie in esame, la sussistenza delle due sole condizioni: a) di natura a tempo determinato del contratto di lavoro; b) di presenza di un fenomeno di conversione.

Tale approdo interpretativo (oltre che nelle citate Cass. 17 gennaio 2013, n. 1148; Cass. 29 maggio 2013, n. 13404, in numerose successive, tra le quali: Cass. 1 agosto 2014, n. 17540; Cass. 20 ottobre 2017, n. 24887; Cass. 3 aprile 2018, n. 8148; Cass. 12 giugno 2019, n. 15753, in materia di prestazioni di lavoro temporaneo a tempo determinato, ai sensi dell’art. 3, comma 1, lett. a) I. 196/1997 e di somministrazione a termine) è stato ribadito con l’inequivoca affermazione della rilevanza, a fini di applicazione dell’indennità in questione, del duplice presupposto della natura a tempo determinato del contratto di lavoro dedotto in giudizio e della sua “conversione”, estensibile all’accertamento di ogni ragione che comporti la stabilizzazione del rapporto, anche se derivante da una deviazione dalla causa o funzione ad esso propria, come nell’ipotesi di nullità del termine finale apposto al contratto di formazione e lavoro per mancato adempimento dell’obbligo formativo (Cass. 21 giugno 2018, n. 16435), o addirittura di illegittimità di un contratto di lavoro autonomo a termine, convertito in contratto a tempo indeterminato, poiché la predetta indennità consegue a qualsiasi ipotesi di riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato in sostituzione di altra fattispecie contrattuale a tempo determinato (Cass. 3 agosto 2018, n. 20500).

Occorre allora verificare l’applicabilità dei suenunciati principi di diritto al contratto di lavoro a progetto.

Se le condizioni di applicabilità dell’indennità omnicomprensiva prevista dall’art. 32, quinto comma I. 183/2010 sono costituite dalla natura a tempo determinato del contratto di lavoro e dalla presenza di un fenomeno di conversione, occorre affermare, in coerente continuità con l’indirizzo interpretativo di questa Corte, la loro ricorrenza anche nel caso in esame.

Posto che la temporaneità deve nat uralmente essere intesa non soltanto nel senso di predeterminazione cronologica espressamente individuata dall’apposizione di un termine finale, ma di intrinseca limitazione nel tempo di un’attività, destinata a cessare con il raggiungimento di un obiettivo chiaramente predefinito, il contratto di lavoro a progetto integra questa prima condizione.

Esso è, infatti, ontologicamente a tempo determinato, siccome da ricondurre costitutivamente ad uno o più progetti specifici, funzionalmente collegati al raggiungimento di un risultato finale: al punto di essere contratto di lavoro a progetto in quanto “finalisticamente a tempo”, o di non esserlo, così divenendo altro.

La perdita della caratteristica coessenziale del “progetto” introduce la seconda condizione necessaria: la presenza di un fenomeno di conversione.

È noto che l’espressione “conversione”, in materia di contratti di lavoro a tempo determinato, sia utilizzata in dottrina e giurisprudenza per descrivere il meccanismo in base al quale la nullità della clausola di apposizione del termine non produce la nullità dell’intero contratto, ma la sua elisione, secondo il meccanismo previsto dall’art. 1419, secondo comma c.c., comportante la conseguente trasformazione del rapporto di lavoro a tempo determinato in rapporto a tempo indeterminato, e cioè in un contratto privo della clausola accidentale nulla.

L’operatività di questo meccanismo in alcuni casi si ricava dal sistema, in altri è stabilito espressamente dalla legge (Cass. 17 gennaio 2013, n. 1148; Cass. 29 maggio 2013, n. 13404).