Cass. n. 12622/2020

Nel campo dell’illecito, inteso in senso lato, la retroazione della pronuncia di incostituzionalità é limitata in quanto se può riconoscersi efficacia retroattiva alla cosiddetta antigiuridicità, non può ammettersi che si configuri retroattivamente la cosiddetta colpevolezza; con la conseguenza che la colpa, intesa quale atteggiamento psichico del soggetto, mentre non può sussistere riguardo ad un comportamento autorizzato od imposto da una norma cogente, anche se incostituzionale, fino a che essa sia in vigore ed efficace (come nel caso di specie, in cui l’Azienda Ospedaliera era tenuta, ai sensi dell’art. 97 Cost., a conformarsi alle previsioni dell’art. 15, comma 6, I. reg. n. 18/1994, dichiarata incostituzionale successivamente alla data di scadenza del rapporto e alla stessa richiesta di risarcimento), non può neppure venire in essere retroattivamente per la caducazione della norma stessa, posto che in tale ipotesi la retroazione della dichiarazione di illegittimità costituzionale si risolverebbe nella statuizione di una inammissibile finzione di colpa (Sez. U. n. 2697/1972 e successive conformi).

“In tema di incarichi dirigenziali, la declaratoria di illegittimità costituzionale dell’art. 3, comma 7, della I. n. 145 del 2002, applicativo del c.d. spoil system, fonda il diritto del dirigente dichiarato decaduto al risarcimento del danno derivato dall’anticipata risoluzione del rapporto, il quale decorre non dalla data di cessazione – non potendosi configurare retroattivamente la colpa del soggetto che abbia conformato il proprio comportamento alle norme anteriormente alla pronuncia di incostituzionalità – ma dalla pubblicazione della sentenza della Corte costituzionale, purché a tale data non fosse già decorso anche il termine finale originariamente previsto dell’incarico” (Cass. n. 29169/2018).