Come da questa Corte già precisato (v. Cass. 26 agosto 2016, n. 17373), applicando i medesimi principi già affermati con riferimento alla conclusione del procedimento disciplinare (v. Cass. 9 marzo 2009, n. 5637; Cass. 3 dicembre 2008, n. 28726), in ambito di riattivazione del procedimento disciplinare, tenuto conto della funzione che l’atto realizza, ai fini del rispetto del termine occorre avere riguardo alla data di adozione dello stesso.

Detti principi, infatti, costituiscono applicazione della regola più generale secondo la quale “la decadenza è impedita dal compimento di un atto tipico entro un termine determinato: se l’atto ha carattere recettizio, la sua conoscenza (o conoscibilità) da parte del destinatario rileva, esclusivamente, ai fini della produzione degli effetti tipici dell’atto, a meno che essa non sia prevista, nella fonte che contempla la decadenza (legale, o negoziale, o provvedimentale), come elemento costitutivo della fattispecie impeditiva (v. Cass., Sez. Un., 14 aprile 2010, n. 8830).

Quanto alla disciplina legale, nulla prevedono al riguardo gli artt. 55 bis e ter del d.lgs. n. 165 del 2001, introdotti dal d.lgs. n. 150 del 2009, successivamente modificati dal d.lgs. n. 75 del 2017 (si ricorda che, per il periodo precedente la modifica legislativa di cui al d.lgs. n. 150 del 2009, ai sensi dell’art. 74 del d.lgs. n. 29 del 1993, come sostituito dall’art. 38 del d.lgs. n. 546 del 1993, “a far data dalla stipulazione del primo contratto collettivo, ai pubblici dipendenti privatizzati non si applicano il d.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3, da art. 100 a art. 123 e le disposizioni ad esso collegate” e che dalla stessa data “sono abrogate tutte le restanti disposizioni in materia di sanzioni disciplinari … incompatibili con le disposizioni del decreto n. 29 del 1993”, e così anche le norme della I. n. 19 del 1990, emanate in relazione al procedimento disciplinare previsto dal citato T.U. sul pubblico impiego, e che, ai sensi dell’art. 72, comma 1, del medesimo d.lgs. n. 29 del 1993 è stata statuita “l’inapplicabilità delle norme generali e speciali del pubblico impiego a seguito della stipulazione dei contratti collettivi in relazione ai soggetti ed alle materie in essi contemplati”, ed anche previsto, al comma 3, che a far data dalla stipulazione del primo contratto collettivo sono abrogate “tutte le restanti disposizioni in materia di sanzioni disciplinari per i pubblici impiegati incompatibili con le disposizioni del presente decreto” – v. Cass. 3 marzo 2010, n. 5105 che richiama Cass. 16 maggio 2003, n. 7704 -).

Quanto alla disciplina contrattuale (si vedano gli artt. 25 del c.c.n.l. Comparto Ministeri del 16 maggio 1995, 14 del c.c.n.l. del 12 giugno 2003, 27 c.c.n.l. del 14 settembre 2007), non vi è alcuna disposizione pattizia che preveda che la riattivazione del procedimento sia anche portata a conoscenza dell’interessato entro un termine di decadenza, per cui l’effetto impeditivo si produce con la formazione dell’atto che dà nuovo impulso alla azione disciplinare, a prescindere dalla sua successiva comunicazione.

Cass. n. 15464/2021