Costituisce infatti, attività giornalistica – presupposta, ma non definita dalla legge 3 febbraio 1963, n. 69, sull’ordinamento della professione di giornalista – la prestazione di lavoro intellettuale diretta alla raccolta, commento ed elaborazione di notizie volte a formare oggetto di comunicazione interpersonale attraverso gli organi di informazione, ponendosi il giornalista quale mediatore intellettuale tra il fatto e la diffusione della conoscenza di esso, con il compito di acquisire la conoscenza dell’evento, valutarne la rilevanza in relazione ai destinatari e confezionare il messaggio con apporto soggettivo e creativo; assume inoltre rilievo, a tal fine, la continuità o periodicità del servizio, del programma o della testata nel cui ambito il lavoro è utilizzato, nonché l’inserimento continuativo del lavoratore nell’organiizazione dell’impresa (vedi Cass. 29/8/2011 n.17723).

Si deve quindi, intendere come giornalistica, quella prestazione di lavoro intellettuale, della sfera dell’espressione originale o di critica rielaborazione del pensiero, la quale, utilizzando il mezzo di diffusione scritto, verbale o visivo, lè diretta a comunicare ad una massa indifferenziata di utenti, idee, convinzioni o nozioni, attinenti ai campi più diversi della vita spirituale, sociale, politica, economica, scientifica e culturale, ovvero notizie raccolte ed elaborate con obiettività, anche se non disgiunta da valutazione critica. (vedi Cass. 12/6/1985 n.3525).

Il giornalista si pone, dunque, quale mediatore intellettuale tra il fatto e la diffusione della conoscenza di esso, con il compito di acquisirne la conoscenza, valutarne la rilevanza in relazione ai destinatari e predisporre il messaggio con apporto soggettivo e creativo, ed assumendo rilievo, a tal fine, anche l’attualità delle notizie e la tempestività dell’informazione, che costituiscono gli elementi differenziatori rispetto ad altre professioni intellettuali e sono funzionali a sollecitare l’interesse dei cittadini a prendere conoscenza e cosciehza di tematiche meritevoli di attenzione per la loro novità (Cass. 22/11/2010 n.23625).

Questa Corte, peraltro, con condivisibile approccio, ha altresì ritenuto che non può iscriversi, in maniera riduttiva, l’attività giornalistica radiotelevisiva soltanto nell’ambito dei radio o telegiornali o nelle testate tipicamente giornalistiche e di informazione, ben potendo rientrare la stessa anche in programmi di intrattenimento o li svago, purché con contenuto propriamente informativo (Cass. 16/12/2013 n.28035), essendo irrilevante a tali fini la legge 3 febbraio 1963, n. 69, sull’ordinamento della professione di giornalista (posto che la legge citata presuppone e non definisce l’attività giornalistica, Cass. 29/8/2011 n. 17723), ed ancora che è irrilevante ai fini del riconoscimento della natura giornalistica dell’attività svolta dal dipendente RAI lp struttura aziendale dell’ente presso cui egli presta la sua attività, essendo significativo, piuttosto, il peculiare carattere informativo (nel senso sopra esposto) delle mansioni svolte (Cass. 27/6/2013 n. 16229, Cass. 19/1/2016 n.830).

Cass. n. 16377/2021