Cass. n. 16382/2021

Il riferimento dell’art. 3 legge 8 agosto 1972 n. 464, disponendo che il trattamento di integrazione salariale sostituisce l’indennità giornaliera di malattia, non debba essere inteso soltanto alla cassa integrazione straordinaria, ma anche alla cassa integrazione ordinaria, quando l’intervento ordinario della cassa si riferisca ad un’ipotesi di sospensione dell’attività produttiva e non già di mera riduzione dell’orario lavorativo: posto che sussiste una piena identità di ratio, così da consentire l’estensione a quest’ultima ipotesi della regola di sostituzione del trattamento di integrazione salariale all’indennità giornaliera di malattia, nonché dell’eventuale integrazione contrattualmente prevista (Cass. 13 giugno 1987, n. 5219).

Essa ha pure fatto corretta applicazione del principio per cui il trattamento di cassa integrazione guadagni, sia ordinario che straordinario, non è escluso rispetto ai lavoratori assenti per malattia o infortunio con diritto alla conservazione del posto (art. 2110 c.c.), per la prevalenza della lex specialis, rappresentata dal complesso normativo della C.I.G., sulla lex contractus (art. 2110 c.c. e fonti di derivazione), oltre che della speciale disposizione dell’art. 3 I. 464/1972, interpretata come sopra indicato; tuttavia il loro credito, in deroga all’art. 2110 citato (che prevede la liberazione del datore di lavoro dalla obbligazione di corrispondere anche a tali lavoratori la retribuzione solo ove siano predisposte equivalenti forme previdenziali, con conseguente permanenza di un’obbligazione integrativa nel caso che forme siffatte diano luogo a trattamenti di minore entità rispetto al tetto massimo della retribuzione stessa), si riduce nei limiti del suddetto trattamento: con la conseguenza che la legittima ammissione alla cassa integrazione comporta il subingresso dell’ente, erogatore delle relative prestazioni, in tali obbligazioni del datore di lavoro (il quale rimane tenuto alle anticipazioni quale adiectus solutionis causa), previa la corrispondente riduzione delle medesime, nel senso che quest’ultimo è tenuto ad anticipare anche ai menzionati lavoratori o l’intero trattamento di cassa integrazione o l’importo pari alla differenza fra questo e l’inferiore trattamento di natura previdenziale o assistenziale (Cass. 26 settembre 1991, n. 10057).

Cass. n. 18382/2021