La Carta Sociale Europea (riconosciuta, a partire dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 194 del 2018 quale parametro interposto per la valutazione della costituzionalità di una norma nazionale), all’art. 4, prevede che “per garantire l’effettivo esercizio del diritto ad un’equa retribuzione” le parti si impegnano a “riconoscere il diritto di tutti i lavoratori ad un ragionevole periodo di preavviso nel caso di cessazione del lavoro”.

Tenuto conto della giurisprudenza di questa Corte (nel senso della efficacia obbligatoria del preavviso cfr. Cass. 22/07/2019 n. 19660 cit., Cass. 06/06/2017 n. 13988, 17/01/2017 n. 985, 30/09/2013 n. 22322,04/11/2010 n. 22443, 21/05/2007 n. 11740) va rilevato che l’esercizio della facoltà di recedere con effetto immediato determina l’insorgere dell’unico obbligo della parte recedente di corrispondere l’indennità sostitutiva del preavviso, obbligazione pecuniaria che ben può costituire oggetto di accordo e di rinuncia (cfr. Cass. 18/06/2015 n. 12636 e 28/09/2010 n. 20358) ed è pertanto suscettibile di essere oggetto di definizione concordata tra le parti sociali, chiamate, nel contesto di una crisi aziendale, a mediare per assicurare la prosecuzione dell’attività di impresa e la conservazione dei livelli di occupazione.

Cass. n. 16917/2021