Sentenze del giorno

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Le ultime 10 sentenze

Cass. n. 14081/2020 – Poteri istruttori del giudice del lavoro – Ricerca della verità materiale e decadenze

Proprio in nome del contemperamento del principio dispositivo con le esigenze della ricerca della verità materiale, allorquando le risultanze di causa offrano significativi dati di indagine, il giudice ove reputi insufficienti le prove già acquisite, non può limitarsi a fare meccanica applicazione della regola formale di giudizio fondata sull'onere della prova, ma ha il potere- dovere di provvedere d'ufficio agli atti istruttori sollecitati da tale materiale ed idonei a superare l'incertezza del fatti costitutivi dei diritti in contestazione, indipendentemente dal verificarsi di preclusioni o decadenze in danno delle parti.

10 Luglio 2020|

Cass. n. 13917/2020 – Notifica al difensore e variazione dell’indirizzo dello Studio

È valida e produttiva di effetti la notificazione effettuata al difensore a mezzo del servizio postale al domicilio dichiarato per il giudizio, mediante consegna del plico al portiere, a nulla rilevando che il difensore destinatario della notifica ex artt. 136 e 170 cod. proc. civ. abbia nel frattempo comunicato al proprio ordine professionale la variazione dello studio, attestando la relata di notifica la conservazione di un vincolo funzionale con lo studio professionale risultante dagli atti, tale da autorizzare la presunzione che il difensore medesimo sia stato informato del contenuto dell'atto notificato" (così Cass. 16 aprile 2018, n. 9315; si veda anche Cass. 25 settembre 2000, n. 12666 con riferimento all'ipotesi di consegna del plico a persona abilitata a riceverlo, nella specie: collaboratore di studio).

9 Luglio 2020|

Cass. n. 13915/2020 – Art. 2087 – Rispetto delle norme antinfortunistiche e profili di responsabilità datoriale

L'accertato rispetto delle norme antinfortunistiche di cui al D.P.R. n. 626 del 1994, e dell'allegato 6 a tale decreto non esonera affatto il datore di lavoro, dall'onere di provare di aver adottato tutte le cautele necessarie ad impedire il verificarsi dell'evento, con particolare riguardo all'assetto organizzativo del lavoro, specie quanto ai compiti dell'apprendista, alle istruzioni impartitegli, all'informazione e formazione sui rischi nelle lavorazioni

9 Luglio 2020|

Cass. n. 13905/2020 – Nullità del termine – Ripristino del rapporto – Trasferimento – Eccezione di inadempimento

"L'ottemperanza del datore di lavoro all'ordine giudiziale di riammissione in servizio, a seguito di accertamento della nullità dell'apposizione dì un termine al contratto di lavoro, implica il ripristino della posizione di lavoro del dipendente, il cui reinserimento nell'attività lavorativa deve quindi avvenire nel luogo precedente e nelle mansioni originarie; a meno che il datore di lavoro non intenda disporre il trasferimento del lavoratore ad altra unità produttiva e sempre che il mutamento della sede sia giustificato da sufficienti ragioni tecniche, organizzative e produttive: in mancanza delle quali è configurabile una condotta datoriale illecita. Ed essa giustifica la mancata ottemperanza a tale provvedimento da parte del lavoratore, sia in attuazione di un'eccezione di inadempimento ai sensi dell'art. 1460 c.c., sia sulla base del rilievo che gli atti nulli non producono effetti"

7 Luglio 2020|

Cass. n. 13629/2020 – Provvedimento cautelare nel giudizio amministrativo – Effetti sul giudizio civile

Il provvedimento cautelare emesso dal giudice amministrativo per assicurare interinalmente gli effetti della decisione sul ricorso non assume (al pari di quello emesso dal giudice ordinario – salvo i casi espressamente previsti -) carattere decisorio e non incide in via definitiva sulle posizioni soggettive dedotte in giudizio, essendo destinato a perdere efficacia per effetto della sentenza definitiva di merito. Pur coinvolgendo posizioni di diritto soggettivo, esso, dunque, non statuisce su di esse con la forza dell’atto giurisdizionale idoneo ad assumere autorità di giudicato, neppure sul punto della giurisdizione. anche i provvedimenti cautelari che hanno un contenuto positivo devono limitarsi a introdurre una disciplina che anticipi in via meramente interinale la produzione degli effetti del provvedimento negato o non adottato dall’amministrazione, essendo la misura cautelare destinata comunque ad estinguersi laddove non sia seguita da una decisione di merito, non potendo aspirare ad acquisire stabilità neppure ove la volontà delle parti sia concorde in tal senso.

7 Luglio 2020|

Cass. n. 13625/2020 – Clausole generali – Giusta causa – Contenuto – Interpretazione – Giudizio di legittimità.

Secondo l'insegnamento di questa Corte (da ultimo, Cass. n. 13534 del 2019 nonché, in terminis, Cass. n. 7838 del 2005 e Cass. n. 18247 del 2009), il modulo generico che identifica la struttura aperta delle disposizioni di limitato contenuto ascrivibili alla tipologia delle cd. clausole generali, richiede di essere specificato in via interpretativa, allo scopo di adeguare le norme alla realtà articolata e mutevole nel tempo. La specificazione può avvenire mediante la valorizzazione o di principi che la stessa disposizione richiama o di fattori esterni relativi alla coscienza generale ovvero di criteri desumibili dall'ordinamento generale, a cominciare dai principi costituzionali ma anche dalla disciplina particolare, collettiva, come nel caso in esame, in cui si colloca la fattispecie. Tali specificazioni del parametro normativo hanno natura giuridica e la loro errata individuazione è deducibile in sede di legittimità come violazione di legge (ex plurimis, Cass. n. 13453 del 2019 cit., Cass. n. 6901 del 2016; Cass. n. 6501 del 2013; Cass. n. 6498 del 2012; Cass. n. 25144 del 2010).

6 Luglio 2020|

Cass. n. 13411/2020 – Lavoro subordinato e nozione di insubordinazione

La nozione di insubordinazione, nell'ambito del rapporto di lavoro subordinato, non può essere limitata al rifiuto di adempimento delle disposizioni dei superiori, ma implica necessariamente anche qualsiasi altro comportamento atto a pregiudicare l'esecuzione ed il corretto svolgimento di dette disposizioni nel quadro della organizzazione aziendale (cfr. Cass. n. 3521 del 1984 e n.5804 del 1987 e, da ultimo, Cass. n. 7795 del 2017). E' dunque erronea in diritto la tesi per cui l'insubordinazione dovrebbe essere limitata al rifiuto di adempimento delle disposizioni dei superiori gerarchici; la violazione dei doveri del prestatore riguarda non solo la diligenza in rapporto alla natura della prestazione, ma anche l'inosservanza delle disposizioni per l'esecuzione e per la disciplina del lavoro impartite dall'imprenditore o dai suoi collaboratori (art. 2104 cod. civ.).

5 Luglio 2020|

Cass.  n. 12840/2020 – Licenziamento disciplinare – Prove atipiche e atti di indagine penale

Quanto all'utilizzabilità del "brogliaccio" (contenente le trascrizioni delle conversazioni telefoniche) in sede civile e come fonte di prova, deve richiamarsi il consolidato orientamento secondo cui, nel processo civile, in mancanza di una norma di chiusura rispetto all'ambito delle prove utilizzabili, sono ammesse e rimesse al prudente apprezzamento del giudice le prove c.d. atipiche (da ultimo, Cass. 15 gennaio 2020, n. 517; Cass. 4 luglio 2019, n. 18025; Cass. 20 gennaio 2017, n. 1593) e comunque, genericamente, i documenti, la cui utilizzabilità nel processo è scontata e pacifica (per il rito del lavoro, v. art. 414, n. 5 c.p.c. e 416, co. 3, c.p.c.).

4 Luglio 2020|

Cass. n. 12833/2020 – Sfere di cognizione giudice del lavoro e giudice fallimentare

Al giudice del lavoro spetta la cognizione di ogni controversia avente ad oggetto lo status del lavoratore, essenzialmente radicato nei principi affermati dagli artt. 4, 35, 36 e 37 Cost., in riferimento al diritto ad una legittima e regolare instaurazione, vigenza e cessazione del rapporto e alla sua corretta qualificazione e qualità. Al giudice fallimentare sono invece riservati l'accertamento e la qualificazione dei diritti di credito dipendenti dal rapporto di lavoro, in funzione della partecipazione al concorso.

3 Luglio 2020|

Cass. n. 12881/2020 – Dirigenza Medica – Fruizione e monetizzazione delle ferie

L’art. 21, comma 13, del c.c.n.l. 5.12.1996 (CCNL Comparto Sanità - Dirigenza Medica e Veterinaria), ossia la disposizione contrattuale che stabilisce le condizioni al ricorrere delle quali è consentita la liquidazione della indennità sostituiva delle ferie non godute al momento della cessazione del rapporto, si applica solo per i dirigenti apicali, e cioè per i dirigenti titolari del potere di attribuirsi il periodo di ferie senza ingerenze da parte del datore di lavoro, con la conseguenza che per tali dirigenti il diritto all’indennità sostitutiva, da farsi valere al momento della cessazione del rapporto, sussiste solo a condizione che si provi la ricorrenza di necessità aziendali assolutamente eccezionali ed obiettive ostative alla suddetta fruizione.

3 Luglio 2020|

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