Cass. n. 11378/2020

«In tema di contributi previdenziali per i lavoratori dello spettacolo, i compensi corrisposti a titolo di cessione dello sfruttamento del diritto d’autore, d’immagine e di replica, nell’ambito delle prestazioni dirette a realizzare, senza la presenza del pubblico che ne è il destinatario finale, registrazioni (fonografiche o in altra forma) di manifestazioni musicali o di altre manifestazioni a carattere e contenuto (artistico, ricreativo o culturale) di spettacolo, sono soggetti, ai sensi dell’art. 43 della legge 27 dicembre del 2002, n. 289, a contribuzione previdenziale limitatamente alla percentuale che eccede il quaranta per cento dell’importo complessivamente percepito, senza, peraltro, che sia necessario verificare l’effettiva natura e durata della prestazione lavorativa, rispondendo la scelta legislativa – che fonda una presunzione che impedisce di scindere il diritto di autore e/o di immagine dalla prestazione professionale artistica – al dichiarato scopo di ridurre il contenzioso».

In funzione dello scopo dichiarato di riduzione del contenzioso contributivo, è stata chiarita in termini definitivi l’incidenza dei compensi corrisposti a titolo di cessione dello sfruttamento economico del diritto d’autore, d’immagine e di replica sulla retribuzione imponibile e sulla retribuzione pensionabile dei lavoratori sopra indicati, con conseguente soggezione dello stesso compenso a contribuzione previdenziale in favore dell’ENPALS, «con (una sorta di) norma di interpretazione autentica – quanto meno implicita – o, comunque, parimenti retroattiva» (cfr. in tali termini, Cass. 2.5.2006 n. 10114, conf. Cass. 4.6.2008 n. 14782).


Cass. n. 11376/2020

L’art. 3 del d.lgs C.p.S. 16 luglio 1947, n. 708, ratificato con modificazioni in legge 29 novembre 1952, n. 2388, e successive modificazioni ed integrazioni ha individuato le categorie dei lavoratori dello spettacolo iscritti all’ENPALS. Il legislatore è stato consapevole, già con la prima disposizione regolatrice, che il concetto di spettacolo era passibile di sviluppo e modificazione nel tempo, avendo rimesso (art. 3) ad un decreto del Capo dello Stato su proposta del Ministro del lavoro, di estendere l’assicurazione ad altre categorie di lavoratori dello spettacolo non contemplate nella medesima disposizione.

In applicazione di detta norma, l’obbligo assicurativo presso l’ ENPALS è stato progressivamente esteso ad altre figure professionali che erano invero estranee alla nozione di spettacolo in senso stretto, valorizzandosi la finalità di destinazione alli intrattenimento, in senso lato.

L’ art. 2, comma 22, sub d), della legge 8 agosto 1995, n. 335 ha poi delegato il Governo a procedere alli armonizzazione delle prestazioni pensionistiche dei lavoratori dello spettacolo; la delega è stata realizzata con l’art. 2, comma 1, del d.lgs 30 aprile 1997, n. 182, che ha previsto la distinzione in tre gruppi dei lavoratori dello spettacolo iscritti ENPALS, ai fini della individuazione dei requisiti contributivi e delle modalità di calcolo delle contribuzioni e delle prestazioni.

Coerentemente, il d.m. 10/11/1997 ha raggruppato i lavoratori dello spettacolo, iscritti all’ENPALS, indipendentemente dalla natura autonoma o subordinata del rapporto di lavoro, appartenenti alle categorie indicate all’art. 3 del d.lgs C.P.S. 16 luglio 1947, n. 708 , ratificato con modificazioni nella I. 29 novembre 1952, n. 2388, per le finalità di cui all’art. 2, comma 1, del d.lgs 30 aprile 1997, n. 182, ed ha contemplato ancora, nel gruppo A) i lavoratori a tempo determinato che prestano attività  artistica o tecnica direttamente connessa con la produzione e la realizzazione di spettacoli, quali tra gli altri: artisti lirici; cantanti di musica leggera, attori e generici cinematografici, attori di doppiaggio cinematografico; dialoghisti ed adattatori cinetelevisivi; direttori di scena e doppiaggio; direttori d’orchestra e sostituti; concertisti e professori d’orchestra, orchestrali; tecnici del montaggio e del suono.

E’ poi seguita la legge 27 dicembre 2002 n. 289, art. 43, comma 2, che ha sostituito il d.Lgs.C.P.S. n. 708 del 1947, art. 3, comma 2, rimettendo ad un decreto del Ministro del lavoro (non più ad un decreto del Capo dello Stato), sentite le organizzazione sindacali più rappresentative di lavoratori e datori di lavoro e su eventuale proposta dell’ ENPALS che provvede periodicamente al monitoraggio «delle figure professionali operanti nel campo dello spettacolo e dello sport», di adeguare le categorie dei soggetti assicurati presso detto ente.

In forza di detta delega è intervenuto da ultimo il d.m. 15/3/2005, che ha dichiaratamente «rimodulato la composizione dei citati tre gruppi, come individuati dal d.lgs. n. 182 del 1997, a seguito dell’ampliamento delle categorie dei lavoratori dello spettacolo operata dal decreto interministeriale adottato ai sensi dell’art. 3, comma 2, primo periodo, del predetto d.lgs C.P.S. n. 708 del 1947, e sulla scorta di una verifica dell’evoluzione delle professionalità e delle forme di regolazione collettiva dei rapporti di lavoro di settore» ed ha dettagliato e attualizzato la preesistente previsione contemplando, tra gli altri, nell’ambito del raggruppamento di cui alla lettera A) : artisti lirici, cantanti di musica leggera, coristi; vocalisti; attori cinematografici o di audiovisivi; attori di doppiaggio; disc-jockey; registi teatrali, cinematografici o di audiovisivi; sceneggiatori teatrali, cinematografici o di audiovisivi; adattatori cinetelevisivi o di audiovisivi; compositori; consulenti e assistenti musicali; concertisti e solisti; orchestrali anche di musica leggera, tecnici del montaggio e del suono, documentaristi di audiovisivi, tecnici di sviluppo, stampa, luci, scena, altri tecnici della produzione cinematografica del teatro di audiovisivi e di fotoromanzi; sound designer; operatori di ripresa cinematografica o audiovisiva; aiuto operatori di ripresa cinematografica o audiovisiva; video-assist.

Non vi è stata quindi l’introduzione di nuove categorie di lavoratori assoggettati alla tutela dell’ ENPALS, ma l’esplicitazione della ricomprensione nell’ambito della stessa di figure emergenti nella pratica, che già in precedenza potevano esservi fatte rientrare (v. in senso analogo, con riferimento agli animatori turistici, Cass. n. 3219 del 14/02/2006, Cass. n. 9996 del 29/04/2009).

In tal senso, questa Corte ha ritenuto che «in tema di tutela previdenziale dei lavoratori dello spettacolo, sono soggetti all’obbligo di iscrizione all’ENPALS anche i “deejay producers” e i tecnici del suono, le cui prestazioni, pur rese negli studi di incisione senza presenza di pubblico e consistenti nella realizzazione di supporti registrati destinati alla commercializzazione, si traducono in produzioni di carattere artistico destinate alla fruizione del pubblico attraverso le nuove tecnologie, da ricomprendere nella nozione di “spettacolo”, come evolutasi nel tempo, ai sensi dell’art. 3 del dig. C.p.s. n. 708 del 1947, nel testo modificato dalla L. n. 289/2002 (Cass. n. 16253/2018; Cass. n. 153/2009).

In riferimento alle obbligazioni contributive dovute all’Enpals in favore dei lavoratori del settore dello spettacolo, a norma dell’art. 43 della L. 27 dicembre 2002, n. 289 (applicabile anche alle controversie pendenti alla data di entrata in vigore della legge), che ha implicitamente modificato sul punto l’art. 4 del D.L.C.P.S. del 1947, n. 708 derogando alla regola generale secondo cui il soggetto titolare dal lato passivo dell’obbligo contributivo va individuato nella controparte del rapporto lavorativo, anche il soggetto rimasto estraneo al rapporto lavorativo, ma che abbia convenuto col lavoratore dello spettacolo la cessione del diritto all’immagine in relazione ad un determinato spettacolo, può essere tenuto al pagamento della contribuzione, se e nella misura in cui il corrispettivo pattuito sia superiore al 40% dell’importo complessivamente percepito dal lavoratore dello spettacolo per quella performance» (Cass. n. 9630 del 20/05/2004, conf. Cass. n. 10114 del 02/05/2006, Cass. n. 4882 del 27/02/2013, Cass. n. 2464 del 04/02/2014, n. 2464).


Cass. n. 3209/2018

Per costante giurisprudenza di questa Corte (Cass. n. 9752/2004) la disciplina previdenziale dei lavoratori dello spettacolo, trova giustificazione nel diffuso svolgimento delle prestazioni relative, anche nell’ambito di breve durata e, quindi, prive dei requisiti della subordinazione, con la conseguenza che, la stessa deve essere applicata, indistintamente, ai rapporti di lavoro subordinato,ed anche a quelli di lavoro autonomo.

Alla luce di ciò, ulteriormente, va evidenziato come l’obbligo per i lavoratori dello spettacolo di iscrizione all’ente previdenziale di categoria, ed i correlati obblighi contributivi, debbano necessariamente essere riferibili a coloro che stabilmente e professionalmente, ancorché in compiti ausiliari, siano impiegati per svolgere attività destinate alla realizzazione di spettacoli.

Il requisito c.d. della stabilità coincide con quello della professionalità, ed ha la funzione di escludere dall’obbligo di contribuzione i soggetti che in via meramente occasionale, rispetto alla loro vocazione professionale, prestino attività artistica o tecnica, nell’ambito di una produzione di spettacoli.