Cass. n. 21550/2019

In ipotesi di cessione di azienda si realizza una successione legale del contratto di lavoro che non richiede il consenso del contraente ceduto, il quale potrà successivamente esercitare il proprio diritto di recesso nel termini previsti dall’art.2112 comma 4 c.c..


Cass. n. 15758/2019

In presenza della natura solidale dell’obbligazione di cedente e cessionario si verte in ipotesi di cause scindibili.

Con riferimento alle obbligazioni solidali, vige il principio per cui tali cause siano scindibili ed indipendenti poiché le obbligazioni solidali determinano la costituzione non già di un unico rapporto obbligatorio con pluralità di soggetti dal lato attivo e/o dal lato passivo, bensì di tanti rapporti obbligatori quanti sono gli obbligati in solido, così che qualora il creditore comune convenga in giudizio tutti i condebitori in solido non si verifica un litisconsorzio necessario e, in sede di impugnazione, una situazione di inscindibilità delle cause, in quanto il creditore ha titolo per rivalersi per intero nei confronti di ogni debitore, ed è sempre possibile la scissione del rapporto processuale, che può utilmente svolgersi anche nei confronti di uno solo dei coobbligati (cfr. Cass. n. 16390/2009).

Il principio è affermato proprio con riguardo alla specifica posizione di solidarietà delle obbligazioni di cedente e cessionaria nell’ipotesi di trasferimento d’azienda, per le quali è stato escluso il litisconsorzio necessario da Cass. 30.3.84, n. 2139; il principio ha poi trovato applicazione tanto in riferimento all’accertamento di vigenza del rapporto di lavoro del dipendente, che sia parte del compendio aziendale -o di suo ramo- trasferito, anche in capo al cessionario, che nell’ipotesi di illegittimità del licenziamento intimato dalla cedente (Cass. 21.2.14, n. 4130; Cass. 11.5.18, n. 11420).

Trattandosi di cumulo di cause scindibili, come chiarito in più occasioni da questa corte, l’evento interruttivo riguardante il debitore principale non si propaga al debitore solidale ed il giudice ha la facoltà, non l’obbligo, di separare le cause (Cass. 20.4.17, n. 9960; cfr. pure, nel senso della limitazione della dichiarazione di interruzione del processo alla parte colpita dall’evento interruttivo e non in riferimento all’intero processo, nell’ipotesi di riunione di procedimenti relativi a cause connesse, posto che esso non lede minimamente l’effettività del contraddittorio rispetto alle parti degli altri procedimenti connessi, scindibili e tra di loro autonomi, Cass. 25.2.02, n. 2676; Cass. 5.7.07, n. 15142; Cass. 28.5.10, n. 13125).


Cass. n. 10858/2019

Per consolidata giurisprudenza di legittimità (cfr,. fra le altre, Cass. n. 4598 del 06/03/2015; Cass. n. 7517 del 29/03/2010) l’art. 2112 secondo comma, cod. civ., che prevede la solidarietà tra cedente e cessionario per i crediti vantati dal lavoratore al momento del trasferimento d’azienda a prescindere dalla conoscenza o conoscibilità degli stessi da parte del cessionario, presuppone la vigenza del rapporto di lavoro al momento del trasferimento d’azienda, talché non è applicabile ai crediti relativi a rapporti di lavoro esauritisi o non ancora costituitisi a tale momento, salva in ogni caso l’applicabilità dell’art. 2560 cod. civ., che contempla, in generale, la responsabilità dell’acquirente per i debiti dell’azienda ceduta, ove risultino dai libri contabili obbligatori

Per espressa disposizione legislativa, quindi, (e nel rispetto del brocardo in claris nonfit interpretatio), l’esistenza in atto del rapporto lavorativo al momento della cessione rappresenta una condizione imprescindibile per la configurabilità della responsabilità solidale del cessionario per i crediti maturati nei confronti del cedente in relazione al periodo lavorativo antecedente al trasferimento stesso.