Cass. n. 15637/2018

Una volta che con l’atto di appello, la parte soccombente abbia contestato sia l’illegittimità del licenziamento che l’applicabilità della tutela reale, non è configurabile il giudicato in ordine al capo concernente le conseguenze risarcitorie (nel caso in esame la determinazione della retribuzione globale di fatto) legato alle precedenti tematiche da un nesso di causalità imprescindibile, atteso che, in base al combinato disposto degli artt. 329 comma 2 e 336 comma 1 cpc, l’impugnazione nei confronti della parte principale della decisone impedisce la formazione del giudicato interno sulla parte da essa dipendente (in termini Cass. n. 21691/2016; Cass. n. 5226/2017).


Cass. n. 15032/2018

Secondo il consolidato orientamento di questa Corte, a partire da Cass. sez.un. n. 141\06, in tema di riparto dell’onere probatorio in ordine ai presupposti di applicazione della tutela reale o obbligatoria al licenziamento di cui sia accertata l’invalidità, fatti costitutivi del diritto soggettivo del lavoratore a riprendere l’attività e, sul piano processuale, dell’azione di impugnazione del licenziamento, sono esclusivamente l’esistenza del rapporto di lavoro subordinato e l’illegittimità dell’atto espulsivo, mentre le dimensioni dell’impresa, inferiori ai limiti stabiliti dall’art. 18 della legge n. 300 del 1970, costituiscono, insieme al giustificato motivo del licenziamento, fatti impeditivi, e dunque una eccezione, quanto meno in senso lato (Cass. n. 26289\13, n.12907117), del suddetto diritto soggettivo del lavoratore e devono, perciò, essere provati dal datore di lavoro.

L’individuazione di siffatto onere probatorio a carico del datore di lavoro persegue, inoltre, la finalità di non rendere troppo difficile l’esercizio del diritto del lavoratore, anche ex art. 24 Cost., il quale, a differenza del datore di lavoro, è privo della “disponibilità” dei fatti idonei a provare il numero dei lavoratori occupati nell’impresa (cfr. da ultimo Cass. n. 9867\17).