Cass. n. 13181/2018

Il licenziamento intimato sull’erroneo presupposto del possesso, da parte del dipendente, dei requisiti idonei per l’accesso al trattamento di pensione, determina, l’illegittimità del licenziamento ed il conseguente diritto alla reintegrazione nel posto di lavoro.

Va ribadito il principio secondo cui nel caso in cui tali condizioni si perfezionino nel periodo intercorrente tra la data del licenziamento e quella della sentenza con cui venga accertata l’insussistenza di una sua idonea giustificazione, non è preclusa l’emanazione del provvedimento di reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro (che ha il valore di un accertamento che il rapporto è continuato inalterato e che sono operative le rispettive reciproche obbligazioni), mentre il rapporto di lavoro è suscettibile di essere estinto solo per effetto di un valido (e diverso) atto di recesso (Cass. n. 3754 del 20 marzo 1995), che ben può essere emanato anche nelle more del giudizio” (cfr. Cass. n 1908/1998 nonché Cass. n. 1462/2012 circa l’illegittimità della limitazione del risarcimento ex art. 18 Stat. Lav. fino al compimento del 65 anno di età), sicché non può neanche attribuirsi al licenziamento intimato per una data in cui non sussistevano i presupposti la capacità di procrastinare l’effetto risolutorio al momento dell’apertura della “finestra, come pure opinato dalla società.