Cass. n. 19680/2020

La cartella esattoriale può essere notificata, ai sensi dell’art. 26 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, anche direttamente da parte del Concessionario mediante raccomandata con avviso di ricevimento. Il regime differenziato della notificazione “diretta” ha superato il vaglio di costituzionalità nella sentenza n. 175 del 23/07/2018, con la quale la Corte Costituzionale ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità costituzionale del suddetto art. 26, primo comma, sollevate con riferimento agli artt. 3, primo comma, 24, primo e secondo comma, e 111, primo e secondo comma, della Costituzione.

In tal caso si applica, quindi, la disciplina degli artt. 32 e 39 del d.m. 9 aprile 2001 e 20 e 26 del d.m. 1 ottobre 2008, a mente dei quali è sufficiente, per il perfezionamento della notifica, che la spedizione postale sia avvenuta con consegna del plico al domicilio del destinatario, senz’altro adempimento ad opera dell’ufficiale postale se non quello di curare che la persona da lui individuata come legittimata alla ricezione firmi il registro di consegna della corrispondenza e l’avviso di ricevimento da restituire al mittente. Questa Corte ha anche affermato a tale proposito che se, come nella specie, manchino nell’avviso di ricevimento le generalità della persona cui l’atto è stato consegnato, adempimento non previsto da alcuna norma, e la relativa sottoscrizione sia addotta come inintelligibile, l’atto è pur tuttavia valido, poiché la relazione tra la persona cui esso è destinato e quella cui è stato consegnato costituisce oggetto di un preliminare accertamento di competenza dell’ufficiale postale, assistito dall’efficacia probatoria di cui all’art. 2700 cod. civ. ed eventualmente solo in tal modo impugnabile, stante la natura di atto pubblico dell’avviso di ricevimento della raccomandata (v. Cass. n. n. 632 del 2011 Cass. n. 11708 del 27/05/2011, n. 1091 del 17/1/2013, n. 946 del 17/01/2020).

La consegna del piego raccomandato a mani di familiare dichiaratosi convivente con il destinatario determina, quindi, la presunzione che l’atto sia giunto a conoscenza dello stesso, mentre il problema dell’identificazione del luogo ove è stata eseguita la notificazione rimane assorbito dalla dichiarazione di convivenza resa dal consegnatario dell’atto, con conseguente onere della prova contraria a carico del destinatario.

Tale prova, peraltro, non può essere fornita mediante la produzione di risultanze anagrafiche che indichino una diversa residenza del consegnatario dell’atto, in quanto siffatte risultanze, aventi valore meramente dichiarativo, offrono a loro volta una mera presunzione, superabile alla stregua di altri elementi idonei ad evidenziare, in concreto, una diversa ubicazione della residenza effettiva del destinatario (Cass. n. n. 632 del 12/1/2011; Cass. n. 24852 del 22/11/2006; Cass. n. 22607 del 26/10/2009).

La Corte territoriale non si è dunque attenuta ai principi sopra individuati nel ritenere la nullità della notifica così come effettuata, in luogo di onerare il destinatario della prova della mancata ricezione, nel senso evidenziato.

Parimenti fondati sono il secondo e terzo motivo, dovendosi dare continuità all’orientamento di questa Corte secondo il quale in tema di notifica della cartella esattoriale ex art. 26, comma 1, seconda parte, del d.P.R. n. 602 del 1973, la prova del perfezionamento del procedimento di notificazione e della relativa data è assolta mediante la produzione dell’avviso di ricevimento, recante il numero identificativo della cartella, non essendo necessario che l’agente della riscossione produca la copia della cartella di pagamento, la quale, una volta pervenuta all’indirizzo del destinatario, deve ritenersi ritualmente consegnata a quest’ultimo, stante la presunzione di conoscenza di cui all’art. 1335 c.c., superabile solo se il medesimo provi di essersi trovato senza sua colpa nell’impossibilità di prenderne cognizione (Cass. n. 15795 del 29/07/2016, n. 23902 del 11/10/2017).


Cass. n. 16596/2020

«In tema di notifica della cartella esattoriale ex art. 26, comma 1, seconda parte, del D.P.R. n. 602 del 1973, la prova del perfezionamento del procedimento di notificazione e della relativa data è assolta mediante la produzione dell’avviso di ricevimento, non essendo necessario che l’agente della riscossione produca la copia della cartella di pagamento, la quale, una volta pervenuta all’indirizzo del destinatario, deve ritenersi ritualmente consegnata a quest’ultimo, stante la presunzione di conoscenza di cui all’art. 1335 c.c., superabile solo se il medesimo dia prova di essersi trovato senza sua colpa nell’impossibilità di prenderne cognizione» (cfr, ex plurimis, Cass., n. 9246 del 07/05/2015, Cass. n. 24235 del 27/11/2015, Cass. n. 21803 del 28/10/2016, Cass. n. 23902 del 11/10/2017, Cass. n. 33563 del 28/12/2018).


Cass. n. 2229/2020

La notifica delle cartelle delle quali si discute è stata eseguita direttamente dal messo notificatore nelle mani del portiere, ai sensi dell’art. 139, terzo comma, cod.proc.civ., e a tale consegna non ha fatto seguito la spedizione della raccomandata informativa di cui al successivo comma 4 o comunque non è stata raggiunta la prova di tale spedizione.

Non si versa, dunque, in ipotesi in cui l’agente della riscossione provvede alla notifica diretta, a mezzo del servizio postale, ex art. 26 d.P.R. n. 602 del 1973, delle cartelle di pagamento prodromiche alle intimazioni di pagamento, nel qual caso questa Corte è ferma nel ritenere che gli uffici finanziari possono procedere alla notificazione a mezzo posta ed in modo diretto degli avvisi e degli atti che per legge vanno notificati al contribuente, con la conseguenza che, quando il predetto ufficio si sia avvalso di tale facoltà di notificazione semplificata, alla spedizione dell’atto si applicano le norme concernenti il servizio postale ordinario e non quelle della legge n. 890 del 1992, con la conseguenza che, in caso di notifica al portiere, la stessa si considera avvenuta nella data indicata nell’avviso di ricevimento da quest’ultimo sottoscritto (cfr., per tutte, Cass. n. 20527 del 2019 e i precedenti ivi richiamati).

La notificazione eseguita dai messi comunali o da messi speciali autorizzati dall’ufficio (ex art.60, primo comma, lett. a) d.P.R. n.600 del 1973), va eseguita nel rispetto delle norme stabilite dagli articoli 137 e seguenti del codice di procedura civile, ma secondo le modifiche indicate nel medesimo articolo 60 che, per quanto ci occupa, dispone, alla lettera b)-bis, aggiunta dall’art. 37, co.27, lett.a) d.l.n.223 del 2006: se il consegnatario non è il destinatario dell’atto o dell’avviso, il messo consegna o deposita la copia dell’atto da notificare in busta che provvede a sigillare e su cui trascrive il numero cronologico della notificazione, dandone atto nella relazione in calce all’originale e alla copia dell’atto stesso. Sulla busta non sono apposti segni o indicazioni dai quali possa desumersi il contenuto dell’atto.

Il consegnatario deve sottoscrivere una ricevuta e il messo dà notizia dell’avvenuta notificazione dell’atto o dell’avviso, a mezzo di lettera raccomandata.

E’ lo stesso art.26, ultimo comma, del d.P.R. n.602 del 1973 che, nel disciplinare la notificazione della cartella di pagamento, rinvia, per quanto in esso non regolato, all’art. 60 del d.P.R. n. 600 del 1973 e, dunque, a quanto ivi previsto per la consegna eseguita dal messo notificatore al consegnatario, diverso dal destinatario dell’atto.

Il Giudice delle leggi (v. Corte cost. n. 175 del 2018), intervenuto sulla speciale facoltà dell’agente della riscossione, in forza della funzione pubblicistica svolta, di avvalersi delle forme semplificate di notificazione a mezzo del servizio postale senza il rispetto della disciplina in tema di notifiche a mezzo posta da parte dell’ufficiale giudiziario, ha avuto modo di precisare che la mancata previsione di un obbligo di comunicazione di avvenuta notifica, limitata al solo caso in cui il plico sia consegnato dall’operatore postale direttamente al destinatario o a persona di famiglia o addetto alla casa, all’ufficio o all’azienda o al portiere, «non costituisce nella disciplina della notificazione», nonostante tale «obbligo vale indubbiamente a rafforzare il diritto di azione e di difesa (art. 24 Cost., commi 1 e 2) del destinatario dell’atto», «una condizione indefettibile della tutela costituzionalmente necessaria di tale, pur fondamentale, diritto.

L’autorevole avallo del Giudice delle leggi al consolidato orientamento di legittimità ha dunque una ben delineata cornice, limitata al solo caso in cui il plico sia consegnato dall’operatore postale direttamente al destinatario o a persona di famiglia o addetto alla casa, all’ufficio o all’azienda o al portiere (c.d. notificazione semplificata).

Nella diversa ipotesi della consegna diretta del plico al portiere da parte del messo notificatore, agli effetti della necessaria spedizione della raccomandata prescritta dall’art. 60, comma 1, lett. b)-bis, del d.P.R. n.600 del 1973 (e dall’art. 139, terzo comma, cod.proc.civ.) e della necessità, in altre parole, che all’effettivo destinatario sia dato avviso dell’avvenuta consegna al portiere, vanno valorizzati i principi già affermati, sia pur in riferimento alla notificazione del ricorso per cassazione, da Cass., Sez.U., n. 18992 del 2017 (e mutuati, in fattispecie simile a quella ora all’esame del Collegio, da Cass. n. 7892 del 2019), in considerazione della consegna dell’atto a persona non legata al destinatario della notificazione dai particolari vincoli evidenziati nell’art. 139, secondo comma, cod.proc.civ. condizione che attenua la sfera di effettiva conoscibilità del destinatario e la possibilità di prendere immediata conoscenza dell’atto rispetto alle altre fattispecie, indicate dal comma 2, per le quali è assai stretta la natura del vincolo tra consegnatario dell’atto e destinatario.


Cass. n. 25589/2019

Nei giudizi in cui si contesti la notifica della cartella di pagamento, “non sussiste un onere, in capo all’agente (della riscossione), di produrre in giudizio la copia integrale della cartella stessa” (cfr. (v. da ultimo Cass. n. 17291 del 2/7/2018. Anche Cass. n. 10326/2014, Cass.n.12888/2015).

La cartella esattoriale non è altro che la stampa del ruolo in unico originale notificata alla parte, ed il titolo esecutivo è costituito dal ruolo.

L’amministrazione non è quindi in grado di produrre le cartelle esattoriali, il cui unico originale è in possesso della parte debitrice”.

Secondo questa Corte, pertanto, la produzione dell’estratto di ruolo -unitamente alla relata di notifica – è idonea ad individuare univocamente gli elementi essenziali contenuti nella cartella, ivi compresa la notifica della stessa (così, Cass. n. 15315/14, ma anche Cass. n. 9111/12, nonché, Cass. n. 20027/11, ove si precisa che “la prova dell’arrivo della raccomandata fa presumere, ex art. 1335 c.c., l’invio e la conoscenza dell’atto, spettando al destinatario l’onere eventuale di provare che il plico non conteneva l’avviso”, non operando tale presunzione ed invertendosi l’onere della prova soltanto se il mittente affermi di avere inserito più di un atto nello stesso plico ed il destinatario contesti tale circostanza; cfr., in tale ultimo senso anche Cass. ord. n. 20786/14).

Si è così ritenuto che “in tema di notifica della cartella esattoriale D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, ex art. 26, comma 1, seconda parte, la prova del perfezionamento del procedimento di notificazione e della relativa data è assolta mediante la produzione dell’avviso di ricevimento, non essendo necessario che l’agente della riscossione produca la copia della cartella di pagamento, la quale, una volta pervenuta all’indirizzo del destinatario, deve ritenersi ritualmente consegnata a quest’ultimo, stante la presunzione di conoscenza di cui all’art. 1335 c.c., superabile solo se il medesimo dia prova di essersi trovato senza sua colpa nell’impossibilità di prenderne cognizione”.


Cass. n. 24881/2019

Ai fini della efficacia e validità della notifica della cartella, nell’ipotesi in cui il contribuente sia deceduto, siano previste, dal d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 65, due distinte ipotesi, stabilendo, nel secondo comma, che gli eredi del contribuente devono comunicare all’Ufficio delle imposte le proprie generalità ed il proprio domicilio fiscale ed aggiungendo, nel quarto comma, che, in mancanza, la notifica degli atti intestati al dante causa vada effettuata agli eredi impersonalmente e collettivamente nell’ultimo domicilio del defunto, e ciò ancor più se l’Ufficio sia già a conoscenza del decesso del debitore (v., fra le altre Cass. n.9600 del 2018, alla cui più ampia motivazione si rinvia).


Cass. n. 20527/2019

Gli uffici finanziari possono procedere alla notificazione a mezzo posta ed in modo diretto degli avvisi e degli atti che per legge vanno notificati al contribuente.

Ne consegue che, quando il predetto ufficio si sia avvalso di tale facoltà di notificazione semplificata, alla spedizione dell’atto si applicano le norme concernenti il servizio postale ordinario e non quelle della L. n 890 del 1992 (cfr. Cass. n. 17598/2010; Cass. n. 911/2012; Cass. n. 14146/2014; Cass. n. 19771/2013; Cass. n. 16949/2014).

Tale conclusione trova conforto nel chiaro tenore testuale della L. n. 890 del 1982, art. 14, come modificato dalla L. n. 146 del 1998, art. 20, dal quale risulta che la notifica degli avvisi e degli atti che per legge devono essere notificati al contribuente può eseguirsi a mezzo della posta direttamente dagli uffici finanziari.

La circostanza che tale disposizione faccia salve le modalità di notifica di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60, e delle singole leggi d’imposta non elide la possibilità riconosciuta agli uffici finanziari – e per quel che qui interesse alla società concessionaria – di utilizzare le forme semplificate a mezzo del servizio postale (cfr. Cass. n. 27319/2014) – senza il rispetto della disciplina in tema di notifiche a mezzo posta da parte dell’ufficiale giudiziario.


Cass. n. 16425/2019

In materia di riscossione di crediti previdenziali, regolata dagli artt. 24 e ss. del d.lgs. n. 46 del 1999, in difetto di espresse previsioni normative che condizionino la validità della riscossione ad atti prodromici, a differenza di quanto avviene in materia tributaria e di applicazione delle sanzioni amministrative (art. 14 I. n. 689 del 1981), la notifica al debitore di un avviso di accertamento non costituisce atto presupposto necessario del procedimento, la cui omissione invalidi il successivo atto di riscossione, ben potendo l’iscrizione a ruolo avvenire pur in assenza di un atto di accertamento da parte dell’istituto (v.Cass. n. 4225 del 2018; n. 3269 del 2009).

L’opposizione all’accertamento del credito contributivo, di cui all’art. 24 d. Igs. n. 46 del 1999, deve tuttavia essere necessariamente correlata alla pretesa indicata nella cartella o avviso di addebito, contenuta nella motivazione redatta secondo le specifiche indicazioni ministeriali, ed è per questo che la giurisprudenza di legittimità ha assimilato tale procedimento all’opposizione a decreto ingiuntivo, con una certa continuità rispetto a quanto avveniva prima dell’introduzione del sistema di riscossione mediante ruoli, attraverso l’utilizzo del procedimento monitorio e segnatamente dell’art. 635, secondo comma, cod. proc. civ. (v. Cass. n. 6672 del 2012; Cass. n. 17756 del 2014; n. 1111 del 2018). La cartella, infatti, ai sensi degli artt. 1 e 6 del d.m. n. 321 del 1999, richiede l’indicazione “sintetica” degli elementi di iscrizione a ruolo, non occorrendo quindi, per la regolarità del documento esattoriale, un’indicazione “analitica” di quegli elementi.

È pure possibile che con unico atto sia proposta l’opposizione sia per motivi di merito della pretesa contributiva che per vizi di forma della cartella; la giurisprudenza di legittimità ha consolidato il proprio orientamento (Cass. nn. 15116 e 21080 del 2015; Cass. n. 6704 del 2016) secondo cui per ciascuna opposizione vale il termine proprio (art. 29, co. 2° per l’opposizione agli atti esecutivi e, per l’opposizione di merito, art. 24 co. 5° d.lgs. n. 46 del 1999), non dovendo il giudizio essere necessariamente unitario, in ragione del rinvio alle forme ordinarie operato dall’art. 29, comma 2, del d.lgs. n. 46 del 1999. Ne consegue che, qualora l’opposizione sia stata depositata entro il termine perentorio di quaranta giorni, di cui all’art 24, comma 5, del d.lgs. n. 46 del 1999, ma oltre quello di venti giorni, di cui all’art. 617 cod. proc. civ. (come modificato dal d.l. 14 marzo 2005, n. 35, conv. con modif. in I. 14 maggio 2005, n. 80, vigente ratione temporis), va ritenuta la tardività delle (sole) eccezioni formali, ossia di quelle attinenti alla regolarità della cartella di pagamento e della notificazione.

Dunque, ad avviso di questa Corte di cassazione (cfr. Cass. n. 5763 del 2002; n. 13982 del 2007; n. 26359 del 2013; n. 12333 del 2015; nn. 11515 e 18262 del 2017; n. 8543 del 2018) l’opposizione a cartella esattoriale dà luogo ad un giudizio ordinario di cognizione sui diritti ed obblighi inerenti al rapporto previdenziale obbligatorio, con la conseguenza che la ritenuta illegittimità del procedimento di iscrizione a ruolo non esime il giudice dall’accertamento nel merito della fondatezza dell’obbligo di pagamento dei premi e/o contributi.

In questi casi, quanto ai soggetti nei cui confronti si chiede l’intervento del giudice, è ovvio che trattandosi, in sostanza, di un unico atto che introduce due diverse azioni, quella relativa al merito andrà notificata all’ente creditore (art. 24, comma 5, d.lgs. n. 46 del 1999) e quella relativa alla regolarità formale della cartella al concessionario della riscossione, che è il soggetto cui è affidato l’esercizio dell’azione esecutiva (art. 10 d.P.R. n. 602 del 1973).

Stando così le cose, è evidente che non si realizza alcuna ipotesi di litisconsorzio necessario tra ente creditore e concessionario per la riscossione: la presenza di entrambi è mera conseguenza della duplicità di azioni.

Presso la Sezione Tributaria, si è formato l’orientamento ritenuto ormai consolidato, con specifico riferimento al contenzioso tributario, ma estensibile anche in materia di riscossione a mezzo ruolo di entrate non tributarie, secondo il quale il contribuente che impugni una cartella esattoriale emessa dal concessionario della riscossione per motivi che attengano alla mancata notificazione, ovvero anche all’invalidità degli atti impositivi presupposti, può agire indifferentemente nei confronti tanto dell’ente impositore quanto del concessionario senza che sia tra i due soggetti configurabile alcun litisconsorzio necessario. Resta peraltro fermo, in presenza di contestazioni involgenti il merito della pretesa impositiva, l’onere per l’agente per la riscossione di chiamare in giudizio l’ente impositore, ex art. 39 d. Igs. n. 112 del 1999, così da andare indenne dalle eventuali conseguenze negative della lite (Cass. Sez. tributaria n. 11468 del 2018, in conformità a Cass. Sez.S. n. 16412 del 2007, che richiama Cass. ord. 1532 del 2012; ord. n. 21220 del 2012; ord. n. 9762 del 2014; ord. n. 10528 del 2017 ed altre).

La Sezione lavoro con la sentenza n. 594 del 2016, seguita da Cass. n. 12450 del 2016 e da Cass., Sez. civ. I, n. 29806 del 2017, in contrasto con tale orientamento, ha ritenuto che nell’opposizione proposta ai sensi dell’art. 615 cod. proc. civ. nei confronti del solo ente creditore, sussiste la legittimazione passiva necessaria del concessionario allorché si deduca un vizio di notifica degli atti (nella specie, l’omessa tempestiva notifica della cartella determinante la prescrizione del credito) che, in caso di accoglimento dell’opposizione, potrebbe incidere sul rapporto con l’ente impositore, titolare della potestà sanzionatoria sottesa al conseguente inserimento nei ruoli trasmessi.

Più recentemente, tuttavia, questa Sezione Lavoro ha diversamente valutato la questione (Cass. n. 5625 del 2019) e ritenuto che, in effetti, l’ordine di integrazione del contraddittorio da parte del giudice di primo grado non si giustifica ove l’oggetto del contendere riguardi questioni attinenti al solo creditore procedente …

Il disposto dell’art. 39 d.lgs. n. 112 del 1999 non è applicabile ove, come nel caso di specie, l’opponente non abbia prospettato alcun vizio formale degli atti esecutivi, se non quello, proposto in via incidentale, relativo alla notifica della cartella al fine di impedire la pronuncia di decadenza, ed abbia chiesto l’accertamento negativo del diritto di credito oggetto della riscossione; in ogni caso, tale disposizione, lungi dal configurare un’ipotesi espressa di litisconsorzio necessario, costituisce solo il riconoscimento di un interesse in capo all’agente per la riscossione a chiamare in giudizio l’ente creditore, ove sia stato chiamato a rispondere anche in ordine a questioni relative al merito della pretesa. Essa giustifica, dunque, la chiamata in causa dell’ente creditore ex artt. 106 o 107 cod. proc. civ., ma tutto ciò esclusivamente nell’ambito del giudizio di primo grado secondo le regole processuali all’uopo previste.


Cass. n. 16297/2019

In tema di notificazione a mezzo del servizio postale della cartella esattoriale emessa per la riscossione di imposte o sanzioni amministrative, la notificazione può essere eseguita anche mediante invio, da parte dell’esattore, di lettera raccomandata con avviso di ricevimento, nel qual caso si ha per avvenuta alla data indicata nell’avviso di ricevimento sottoscritto dal ricevente o dal consegnatario (nella specie, il portiere), senza necessità di redigere un’apposita relata di notifica, rispondendo tale soluzione al disposto di cui all’art. 26 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, che prescrive l’onere per l’esattore di conservare per cinque anni la matrice o la copia della cartella con la relazione di notifica o l’avviso di ricevimento, in ragione della forma di notificazione prescelta (conf.  Cass. Sez. 5, Sentenza n. 14327 del 19/06/2009).

Tale orientamento trova ulteriore conferma in una recente decisione (Cass. Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 29710 del 19.11.2018) secondo la quale « In tema di riscossione delle imposte, la notifica della cartella di pagamento può essere eseguita anche mediante invio diretto, da parte del concessionario, di raccomandata con avviso di ricevimento, ai sensi dell’art. 26, comma 1, seconda parte, del d.P.R. n. 602 del 1973, fermo restando che il contribuente che assuma, in concreto, la mancanza di conoscenza effettiva dell’atto per causa a sé non imputabile può chiedere, come affermato dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 175 del 2018, la rimessione in termini ex art. 153 c.p.c.».


Cass. n. 9012/2019

In tema di riscossione mediante ruolo, i termini di decadenza per la notifica della cartella di pagamento previsti dall’art. 25 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, come modificato dal d.l. 17 giugno 2005, n.106, convertito in legge 31 luglio 2005, n. 156, non sono applicabili ai crediti degli enti previdenziali, in quanto l’art. 18 del d.lgs. 26 febbraio 1999, n. 46, pur prevedendo l’estensione delle disposizioni di cui al capo II del titolo I e del titolo II del d.P.R. 602 del 1973 anche alle entrate riscosse mediante ruolo a norma dell’art. 17, tra cui rientrano anche i crediti degli enti previdenziali, fa salvo quanto previsto dagli articoli seguenti e dunque anche dagli artt. 24 e 25 del citato d.lgs. che, con riferimento a tali crediti, dettano una disciplina speciale per l’iscrizione a ruolo e la relativa opposizione (Cass. n. 22436 del 03/11/2015; Cass. n. 12631 del 05/06/2014).

E’ stato anche precisato che: “In tema di riscossione delle imposte sui redditi il termine per la notifica della cartella di pagamento, individuato nell’ultimo giorno del quarto mese successivo a quello di consegna del ruolo dal d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 25, comma 1, attiene unicamente al rapporto fra ente impositore ed esattore e non rileva nei confronti del contribuente, con la conseguenza che la sua violazione non comporta nullità della procedura esecutiva” (cfr. Cass. n. 9169 del 9 aprile 2013; Cass. n. 1837 del 28 gennaio 2010).


Cass. n. 19508/2018

Questa Corte di legittimità, (Cass. 17248 del 2017; n. 21562 del 2017; n. 16949 del 2014) ha affermato che la notifica della cartella esattoriale relativa a contributi omessi può avvenire anche mediante invio diretto, da parte del concessionario, di lettera raccomandata con avviso di ricevimento, in quanto la seconda parte del comma 1 dell’art. 26 del d.P.R. n. 602 del 1973 prevede una modalità di notifica, integralmente affidata al concessionario stesso ed all’ufficiale postale, alternativa rispetto a quella della prima parte della medesima disposizione e di competenza esclusiva dei soggetti ivi indicati. In tal caso, la notifica si perfeziona con la ricezione del destinatario alla data risultante dall’avviso di ricevimento, senza necessità di un’apposita relata, visto che è l’ufficiale postale a garantirne, nel menzionato avviso, l’esecuzione effettuata su istanza del soggetto legittimato e l’effettiva coincidenza tra destinatario e consegnatario della cartella, come confermato implicitamente dal penultimo comma del citato art. 26, secondo cui il concessionario è obbligato a conservare per cinque anni la matrice o la copia della cartella con la relazione dell’avvenuta notificazione o con l’avviso di ricevimento, in ragione della forma di notificazione prescelta, al fine di esibirla su richiesta del contribuente o dell’amministrazione (conf. Cass. n. 19270/2018).


Cass. 9130/2018

In base al combinato disposto degli artt. 18 del d.lgs. n. 46 del 1999, 26 del d.P.R. n. 602 del 1973 e 60 del d.P.R. n. 600 del 1973 (quest’ultima disposizione interpretata alla luce della sentenza di illegittimità della Corte Costituzionale n. 258/2012) la notifica della cartella esattoriale a destinatario di cui è conosciuta la residenza ma temporaneamente irreperibile si effettua a norma dell’art. 140 cod. proc. civ. che prevede, ai fini del perfezionamento della notifica, il deposito della copia dell’atto da notificare presso il Comune ove la notifica deve essere eseguita, l’affissione dell’avviso del deposito alla porta dell’abitazione, l’invio della notizia tramite raccomandata con avviso di ricevimento.


Cass. n. 8417/2018

La notifica della cartella esattoriale può avvenire anche mediante invio diretto, da parte del concessionario, di lettera raccomandata con avviso di ricevimento, in quanto il d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 26, comma 1, seconda parte, prevede una modalità di notifica, integralmente affidata al concessionario stesso ed all’ufficiale postale, alternativa rispetto a quella della prima parte della medesima disposizione e di competenza esclusiva dei soggetti ivi indicati ed in tali espressi termini.

La notificazione della cartella di pagamento è disciplinata dal d.P.R. n. 602 del 1973, art. 26, anche dopo la modificazione apportata a quest’ultima norma con il D.Lgs. n. 46 del 1999, art. 12, sicché la notifica può essere eseguita direttamente da parte dell’esattore mediante raccomandata con avviso di ricevimento; che, pertanto, (in termini: Cass., ord. 13 giugno 2016, n. 12083), qualora come, nel caso di specie, la notifica della cartella di pagamento sia eseguita, ai sensi del d.P.R. n. 602 del 1973, art. 26, comma 1, seconda parte, mediante invio diretto, da parte del concessionario, di raccomandata con avviso di ricevimento, trovano applicazione le norme concernenti il servizio postale ordinario e non quelle della legge n. 890 del 1982, sicché è valida la notifica della cartella non ricevuta dal destinatario personalmente senza che occorra l’invio di una seconda raccomandata (si vedano: Cass. 19 marzo 2014, n. 6395; Cass. 6 marzo 2015, n. 4567; Cass. 15 giugno 2016, n. 12351).