L’operatività del comma 3 del D.Lgs. 26 febbraio 1999, n. 46, art. 24 (a mente del quale, lo si ricorda, “Se l’accertamento effettuato dall’ufficio è impugnato davanti all’autorità giudiziaria, l’iscrizione a ruolo è eseguita in presenza di provvedimento esecutivo del giudice”), prescinde dal fatto che l’accertamento impugnato davanti all’autorità giudiziaria sia stato effettuato dall’ente previdenziale ovvero da altro ufficio pubblico e senza richiedere la conoscenza, da parte dell’ente creditore, dell’impugnazione proposta” (v. Cass. n. 4032 del 01/03/2016; Cass. n. 8379 del 09/04/2014; Cass. n. 5756 del 27 febbraio 2019).


Cass. n. 18280/2018

La non iscrivibilità a ruolo del credito previdenziale – la quale, ai sensi del D.Lgs. 26 febbraio 1999, art. 24, comma 3, permane qualora l’accertamento su cui la pretesa creditoria si fonda sia impugnato davanti all’autorità giudiziaria, sino a quando non vi sia il provvedimento esecutivo del giudice – non esonera il giudice dell’opposizione avverso la cartella esattoriale dall’esaminare il merito della pretesa creditoria (cfr. Cass. 6/8/2012, n. 14149;v. Cass., 15/6/2015, n. 12333), con la conseguenza che gli eventuali vizi formali della cartella esattoriale opposta comportano soltanto l’impossibilità, per l’Istituto, di avvalersi del titolo esecutivo, ma non Io fanno decadere dal diritto di chiedere l’accertamento in sede giudiziaria dell’esistenza e dell’ammontare del proprio credito (cfr., Cass. 19/1/2015, n. 774; Cass. 26/11/2011, n. 26395).


Cass. n. 9662/2019

La preclusione di cui all’art. 3 comma 20 L. 335/1995, norma secondo la quale nei casi in cui gli accertamenti ispettivi in materia previdenziale e assicurativa attestino la regolarità degli adempimenti amministrativi e contributivi i periodi di paga anteriori alla data dell’accertamento ispettivo non possono essere oggetto di contestazioni in successive verifiche, opera solo a fronte dell’espressa validazione da parte del primo verbale, sotto il profilo contributivo o amministrativo, delle risultanze aziendali e comunque essa non si estende a comportamenti irregolari che siano accertati sulla base di elementi ulteriori rispetto a quelli contemplati nel precedente verbale.

Per quanto attiene alla questione sull’onere della prova è indubbio che, rispetto al diritto di credito alla contribuzione, esso gravi sull’ente previdenziale, con riferimento alla prova delle corresponsione di somme in ragione di un rapporto (di lavoro subordinato o altro titolo) che giustifichi secondo le norme l’obbligo contributivo (Cass. 11 gennaio 2011, n. 461) mentre il datore di lavoro è viceversa onerato di dimostrare che i pagamenti trovino giustificazione in titoli idonei a sottrarli alla contribuzione o che ricorrano altre cause di esonero (Cass. 22 giugno 2018, n. 16579; Cass. 20 febbraio 2012, n. 2419; Cass. 461/2011).


Cass. n. 17361/2018

L’opposizione all’esecuzione, ex art. 615 c.p.c., è diretta a far valere l’inesistenza del diritto dell’esecutante a procedere ad esecuzione forzata per fatti sopravvenuti alla formazione del titolo (quali ad esempio la prescrizione del credito, la morte del debitore, l’intervenuto pagamento della somma precettata, ecc.); diversamente, l’opposizione contro il ruolo per motivi inerenti al merito della pretesa contributiva è disciplinata dall’art. 24 D.Lgs. n. 46 del 1999 e deve essere effettuata nel termine di giorni quaranta dalla notifica della cartella di pagamento ( comma 5, art. 24 cit).


Cass. n. 17353/2018

In tema di iscrizione a ruolo dei crediti previdenziali, il termine prescritto dal quinto comma dell’art. 24 del d.lgs. n. 46 del 1999, per proporre opposizione nel merito onde accertare la fondatezza della pretesa dell’ente, deve ritenersi perentorio, perché diretto a rendere incontrovertibile il credito contributivo dell’ente previdenziale in caso di omessa tempestiva impugnazione e a consentire una rapida riscossione del credito iscritto a ruolo (Cass. n. 18145/2012).


Cass. n. 14388/2018

Il potere di iscrizione a ruolo dei crediti previdenziali non subisce alcuna interdizione quando è stato impugnato in giudizio un autonomo credito iscritto a ruolo e portato a conoscenza della parte debitrice, in quanto l’art. 24, comma 3, del d.lgs. n. 46 del 1999, riconnette l’effetto impeditivo all’atto di accertamento posto a monte e non già dell’atto esecutivo che sta a valle (In applicazione del principio la S.C, confermando la sentenza di merito, ha ritenuto che il giudizio di opposizione al ruolo comunicato con cartella esattoriale – o il ricorso in sede amministrativa – non impedisce all’Inps l’iscrizione di altri crediti, pur se il ruolo impugnato si fondi sulle medesime premesse di fatto e di diritto di quelli successivamente formati, salvo l’eventuale effetto preclusivo vincolante della formazione del giudicato su uno dei giudizi di opposizione).

La norma di cui all’art. 24, comma 3, del d.lgs n. 46/1999 preclude l’iscrizione a ruolo nell’ipotesi in cui sia impugnato in sede giudiziaria l’accertamento effettuato dall’ufficio procedente, ossia il verbale di accertamento e di contestazione delle violazione che è l’atto amministrativo sulla cui base vengono poi liquidati i crediti dell’istituto e formati i ruoli.


Cass. n. 10956/2018

E’ costante affermazione della giurisprudenza di questa Corte che il termine per la proposizione dell’opposizione a cartella esattoriale, previsto ex lege dall’art.24 del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46, sia da reputarsi perentorio (così, da ultimo, Cass.2 novembre 2017, n. 26102, Cass. 24 ottobre 2017, n.25156; Cass. 19 settembre 2017, n. 21665; v. anche Cass., Sez.U.,17 novembre 2016, n.2339, in motivazione), con l’ulteriore implicazione che l’eventuale decorrenza non rende incontrovertibile, come accade per i provvedimenti giurisdizionali non impugnati, la cartella esattoriale, ma preclude la possibilità di contestare vizi di merito o di forma relativi al titolo, e dunque alla cartella esattoriale, lasciando all’interessato la possibilità, ove ve ne siano i presupposti, di esperire l’azione di opposizione all’esecuzione per far valere i vizi successivi alla formazione del titolo

E’ nel giudizio di opposizione, a cartella e a ruolo, soggetto ai termini perentoriamente fissati dal legislatore, che la parte investe il giudice del merito della cognizione, non limitata alla declaratoria di illegittimità della cartella o del ruolo ma estesa al merito del rapporto contributivo, valendo gli stessi principi che governano l’opposizione a decreto ingiuntivo, con la conseguenza che gli eventuali vizi formali della cartella esattoriale opposta comportano soltanto l’impossibilità, per l’Istituto, di avvalersi del titolo esecutivo, ma non lo fanno decadere dal diritto di chiedere l’accertamento, in sede giudiziaria, dell’esistenza e dell’ammontare del proprio credito (cfr., fra le tante, Cass. 19 gennaio 2015, n.774).


Cass. n. 6601/2018

Il potere di iscrizione a ruolo dei crediti previdenziali subisce interdizione solo quando l’impugnazione in giudizio del credito precede l’iscrizione a ruolo, in quanto l’art. 24, comma 3, del d.lgs. n. 46 del 1999, riconnette l’effetto impeditivo all’impugnazione dell’atto di accertamento posto a monte del procedimento.


Cass. n. 678/2018

L’articolo 24,  comma 3, del d.lgs. 46/1999 (secondo cui se l’accertamento effettuato dall’ufficio è impugnato davanti all’autorità giudiziaria iscrizione a ruolo è eseguita in presenza di provvedimento esecutivo del giudice) – non è intesa a regolare l’ipotesi in cui I’Inps sia tenuto a procedere o meno con iscrizione a ruolo, nè intende escludere dall’eccezioni di cui all’art. 13 comma 6, L. n. 448/1998, i procedimenti già definiti.

La norma ha a riguardo il solo caso in cui una contestazione elevata con verbale di accertamento venga impugnata davanti alla autorità giudiziaria prima della iscrizione a ruolo ed intendendo regolare i rapporti tra procedimento giudiziario sull’accertamento e successiva iscrizione a ruolo, disponendo che a questa si possa procedere solo a seguito di un provvedimento esecutivo del giudice.

Si tratta perciò di una fattispecie diversa da quella regolata dall’art. 13, 6 comma che invece si riferisce ai casi in cui I’Inps è obbligato a procedere con iscrizione a ruolo (a prescindere dalla contestazione dell’accertamento), salvo appunto che il relativo procedimento non sia pendente ovvero sia già stato definito con formazione di un titolo esecutivo.